

A L A S S I
O ( S V )
Via Adelasia 7 - 17021 Alassio (SV)
oggi di proprietà del Comune
La storia degli inglesi ad Alassio è quasi una favola. La favola della nascita del turismo e con esso della ricchezza e dell’eleganza di un umile villaggio di pescatori, isolato da colli e mare rispetto al tessuto cittadino della nazione.
La fine di tale isolamento, e l’avvio della città verso le più alte sfere del turismo internazionale, è segnato dalla costruzione della ferrovia costiera che nel 1872 collegò Londra con Genova. Voluta dal “conquistatore” inglese Sir Thomas Hanbury, che proprio in quegli anni è tra i primissimi ad acquistare terre alassine, la ferrovia permette di raggiungere la Baia del Sole comodamente e senza i pericoli presentati dalle sconnesse strade costiere, ancora non asfaltate, strette e a picco sul mare. Già nel 1855 un romanzo di Giovanni Ruffini “il dottor Antonio”, aveva fatto conoscere la Liguria come una delle terre più affascinanti, poiché al clima mite corrispondevano una natura ostile e selvaggia ed una popolazione chiusa e dedita alla pesca.
Gradualmente ma con velocità crescente le lande poco popolose e inospitali della Riviera diventano meta della nobiltà e del funzionariato dell’Impero della Regina Vittoria. E’ un vero incontro fra culture, costumi e religioni diverse. Un incontro pacifico di reciproco arricchimento. Gli inglesi aumentano la conoscenza del territorio attraverso studi approfonditi di ogni genere. Gli alassini aiutano la trasformazione della loro città in una accogliente ed ospitale cittadina balneare. Ancora oggi molti alassini ricordano con affetto gli inglesi come sinceri estimatori della città e della natura alassina.
Sono loro che decidono la fortuna nel mondo di una costa che presentava bellezze naturalistiche e climatiche di raro pregio. Tutto colpisce il profondo interesse dei ricchi, colti e raffinati turisti inglesi, i quali ben presto diventano a tutti gli effetti cittadini anglo-alassini.
Vengono prodotti erbari personali, intere gallerie di acquerelli, novelle pittoresche che giungono fino in Sudafrica, studi sui costumi e gli usi degli alassini. Lo svago consiste in gite in barca, passeggiate sulle colline, tennis, bridge, Casinò, teatro, pesche di beneficenza, shopping, ritrovi nei primi caffè o al British Club. Alassio News è il quindicinale più letto. Non mancano quindi le occupazioni e gli svaghi alla vita sociale degli inglesi del primo periodo, quello fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Non ultima la Libreria Inglese, sorta su invito del primo reverendo anglicano a lasciare in donazione i libri già letti prima di fare ritorno in patria. Oggi conta 30.000 volumi ed è la seconda biblioteca inglese più importante d’Italia dopo quella di Firenze. Un dato straordinariamente significativo sulla presenza degli inglesi in Alassio.
Con il passare degli anni, dopo il rientro degli inglesi a fine guerra giungono le prime automobili. Alcuni di loro iniziano a fare “bagni tonificanti di mare”. Nasce il turismo nella forma che conosciamo. Le pecore e le galline, un tempo libere di pascolare sulle spiagge poco distanti dalle barche arenate dei pescatori, lasciano posto alle comitive di bagnanti ed ai bambini che giocano, alle prime cabine ed alle barche a vela con cui gli inglesi sbarcano alla Gallinara. Sorgono i grandi alberghi come il Mediteranee, il Grand Hotel o l’Hotel Suisse (preferito dai turisti tedeschi) sull’esempio dei “palace” della Costa Azzurra, ma anche alberghi più piccoli e molto raffinati.
Dopo la Grande Guerra, 2000 inglesi tornano a vivere in città, una vera e propria colonia con importazione di prodotti tipici, usi e costumi. La Chiesa Anglicana fa parte di questa vita alla quale partecipano inglesi di differenti religioni protestanti, dai quaccheri ai presbiteriani. La prima versione della Chiesa Anglicana è del 1882. La sua costruzione avviene sotto la supervisione del canonico della Chiesa di S.Paul di Londra. Con l’aumento della popolazione inglese viene costruita, alle spalle della prima, quella che oggi vediamo, con le sue viste magnifiche, il suo albero di pepe centenario, il suo giardino con la via di fuga, il suo ingresso di ciottoli, colonne e glicini lungo venti metri ed il suo spiazzo di ghiaia, che ha già accolto concerti all’aperto e rinfreschi. Ha un perfetto stile Neo-gotico, che privilegia il ritorno alla pietra ed al ferro, con forme semplici e volumetrie in grado di dare un senso di grandezza (come accadeva nelle antiche cattedrali). Anche per questo oggi la Chiesa Anglicana è amata dai tanti musicisti che già vi hanno suonato, come luogo dall’acustica eccellente.
Il corpo ottagonale che si intravede fuori dalla chiesa è l’originaria biblioteca inglese, un tempo anche sala da tè.
Le ville rimaste, tantissime e bellissime a causa del loro stile eclettico copiato dalle ville dell’aristocrazia inglese attorno a Firenze, hanno per decenni offerto tesori agli alassini, sotto forma soprattutto di opere d’arte. Il 1936 segna l’anno del declino della presenza inglese ad Alassio. Le sanzioni all’Italia da parte del governo Inglese contrario alla guerra d’Etiopia ingaggiata da Mussolini, rompono le simpatie iniziali tra gli anglo-alassini e i fascisti. Finita la guerra qualcuno tornerà ma nel 1948 muore il figlio del padre fondatore della “colonia inglese” ad Alassio, sir Daniel Hanbury. Con lui, finisce la storia della fondazione di Alassio paradiso turistico. Ma ne inizia un’altra, quella della costante crescita economica, turistica e sociale della città, che oggi e non soltanto riscopre e valorizza le sue radici e l’antica presenza di una cultura, quella inglese, da tanti ancora ricordata con gratitudine.
Si ringrazia sentitamente per la collaborazione il Comune di Alassio
C A D E N A
B B I A ( C O )
Church of the Ascension (Chiesa dell'Ascensione)
In the early 1800’s a small chapel was constructed in the grounds of the Hotel Bellevue, but with the increasing numbers of English speaking visitors and residents in the region it proved to be inadequate.
The Church of the Ascension in Cadenabbia, is a
masterpiece of Giuseppe Brentano, a young Italian architect and was completed
and consecrated on Michelmas Day in 1891 with over 350 people subscribing to the
cost.
Built: 1891
Architect: Giuseppe Brentano
Style of worship: Central





B A G N I D I L U C C A
ora Biblioteca Comunale
Bagni di Lucca agli inizi del XIX secolo era diventata luogo stabile di villeggiatura di una numerosa colonia di Inglesi. Si decise così di costruire una chiesa che potesse accogliere i riti di questi residenti illustri. Nel 1839 Carlo Lodovico, duca di Lucca accordò il permesso di costruire il "Palazzo della Nazione inglese", appellativo con il quale si preferiva denominare l'edificio. I lavori furono affidati a Giuseppe Pardini che realizzò un edificio esemplare non sulle forme correnti del classicismo, ma su quelle più "esotiche" di un neogotico anglicizzante. La Chiesa è stata inaugurata nel 1841. Da visitare anche il cimitero inglese, con eleganti tombe per lo più in stile neomedievale di impeccabile sapore romantico.
Dal 22 dicembre 2000 è riaperta al pubblico la Biblioteca Comunale “A. Betti” presso la Ex Chiesa Anglicana, in considerazione dell’enorme improvviso aumento di volumi per la generosa donazione del concittadino Ian Gordon Greenlees, uomo di lettere e diplomatico inglese che da anni aveva scelto di vivere a Bagni di Lucca, e che volle dimostrare il grande affetto verso il nostro paese donando al Comune, con lascito testamentario, la sua ricca biblioteca. Si tratta di oltre ventimila volumi, alcuni di gran pregio, parte in lingua inglese e parte in italiano, di storia, letteratura, scienze, viaggi, politica. Una donazione importante, che fa della nostra biblioteca un centro librario fra i più interessanti del territorio.
La biblioteca è aperta tutti i martedì, giovedì e sabato dalle 10,00 alle 12.00 e il martedì pomeriggio dalle 15,00 alle 17,00, mentre il giovedì dalle 17,00 alle 19,00, da novembre a maggio, ospita la Sezione Locale dell’Università della Terza Età.
Nei mesi di ottobre e novembre vengono organizzati incontri con gli autori e lettura animata per bambini. Al suo interno si svolgono anche le mostre della Sezione Locale dell’Istituto Storico Lucchese, particolarmente interessanti “I luoghi di soggiorno a Bagni di Lucca nell’800: alberghi, ville e case in affitto”, e la Mostra Storica di Cartoline “Bagni di Lucca tra Ottocento e Novecento”.

Facciata

Frontale
B O R D I G H E R A
presso il Cimitero





F I R E N Z E
Holy Trinity Church (Chiesa della Santa Trinità)
oggi ospitante la Comunità Valdese
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Stile
Il tempio è fatto nello stile Gotico Inglese Decorativo. Ogni dettaglio viene seguito con grande amore da parte dei membri. L'antico uso di targhette a ricordo dei donatori viene conservato. Varie lapidi ricordano eventi e persone dei momenti salienti della storia inglese del secolo scorso. Esternamente la pietra di generale impiego è la pietra serena proveniente dalle cave di Fiesole, ma gli archi delle finestre su Via Lamarmora sono costruiti in pietra forte, tratta da Monteripaldi fuori di Porta Romana. Il portico di Via Micheli è interamente fatto in pietra. Gli stemmi ricordano Canterbury e York. La torre è abbastanza alta da far si che si noti la sua "solitudine", perchè né vette né campanili si notano nelle vicinanze immediate. Le statue rappresentano S. Stefano, Giovanni Battista, S. Giorgio e S. Albano; le quattro altre S. Andrea, S. Patrizio, S. Agostino, il re Davide. |
L'interno
Le misure dell'interno sono M. 93 di lunghezza e 10 di larghezza.
Locale ampio, spazioso, la cui utilità diventa più evidente negli
incontri delle grandi occasioni. L'area è divisa da colonne verde
prato con capitelli di pietra e a
mpie
basi in pietra e marmo. I pannelli che costituiscono il soffitto
recano lo stemma IHS a colori grigio e blu. In alto iscrizioni a
lode della Trinità. Nella scelta dei materiali, nelle cromie del
soffitto ligneo della navata centrale, nelle volte a botte di quelle
laterali, nelle decorazioni delle pareti come in molti altri arredi
oggi soppressi o modificati, quest'interno testimoniava bene il
gusto della colonia anglosassone fiorentina. Sotto la direzione di
Bodley parteciparono all'impresa i più bei nomi della operosità
artistica locale (dalla ditta Bertini agli onnipresenti Coppedé per
gli intagli, dai ferri della Pignone alle vetrate di Natale
Bruschi). |
Il Pulpito![]() Tralasciando l'antico altare sostituito ora dal tavolo della Santa Cena, non si può dimenticare la forma dei vari banchi, da quelli centrali alle due file di quelli laterali. Alcuni devono servire al coro, che costituisce un importante complemento del culto delle chiese storiche. Il pulpito, anch' esso di grigio marmo pratese, riporta in rilievo il gruppo di angeli, che cantano e suonano strumenti musicali ispirati all'altare di Donatello nella chiesa di S. Antonio di Padova. |
Le vetrate Varie
finestre sono state preparate dalla ditta londinese Burlison e
Grylls. Notevoli le finestre della cappella, ispirate al motivo
della annunciazione e della resurrezione. Fra le figure delle
finestre istoriate si notino S. Agnese, S. Cecilia S. Frida e S.
Hilda badessa di Whitby. In molte chiese nordiche sono avvicinati
gli antichi martiri romani con le figure mistiche e missionarie
della penetrazione del cristianesimo. Spesso nel Nord si identifica
la luce con la luce cristiana, senza il forte e ricorrente richiamo
ad un periodo pagano segnato però da filosofi e pensatori, come
accade nei paesi latini. |
L'organo
Il bellissimo organo fu costruito a Genova dal famoso organaro inglese William George Trice, tra il 1897 e il 1898. Molti degli arredi della Holy Trinity sono conservati nella Chiesa di St.Mark, Via Maggio 16. Questa chiesa (la seconda anglicana di Firenze) è sorta nel 1881 per la presenza di una folta Delegazione diplomatica, che si era spostata da Torino a Firenze, seguendo la capitale dell'Italia che si unificava, insieme al suo cappellano il Rev. Robert Loftus Tottenham. Le due chiese hanno tuttavia collaborato a lungo e i pastori sono stati spesso impegnati in entrambe; in particolar modo durante la II guerra mondiale, quando le chiese straniere sono state chiuse e i pastori allontanati. Lo stesso avveniva con la Chiesa Americana Episcopale di St.James, Via B. Rucellai 9, costruita nel 1907 sull'area di una precedente cappella del 1881. |
Il passaggio alla comunità valdese
Decaduta la colonia inglese, progressivamente ridotte le presenze
anglicane a Firenze, la Holy Trinity non era più giustificata. La
cessione alla comunità valdese (1966), il passaggio ad un culto, ad
un'idea di per sé più rigorosa e sobria, se ha comportato qualche
cambiamento, assicura la vitalità di questo interessante monumento
dell'ultimo periodo vittoriano.
[Dal sito della Chiesa Evangelica Valdese di Firenze] |
Church of St Mark (Chiesa di S. Marco)
Via Maggio, 16 - 50100 Firenze

Church of
St. James (Chiesa di S. Giacomo)
G E N O V A
Church of the Holy Ghost (Chiesa dello Spirito
Santo)


M i l a n o
All Saints' Church (Chiesa di Ognissanti)
Via Solferino 17, 20121 Milano



N A P O L I
Christ Church (Chiesa del Cristo)
Via S Pasquale a Chiaia 15b, 80121 Napoli
Fino al 7 settembre del 1860 i culti non cattolici, vietati nel Regno, si celebravano solo nelle legazioni straniere, extraterritoriali. Il culto anglicano si svolgeva nella legazione Britannica di palazzo Calabritto. Nel 1861, Giuseppe Garibaldi concesse agli inglesi il terreno su cui è stata costruita da Thomas Smith questa chiesa neogotica, consacrata a Cristo dal primo vescovo di Gibilterra nel 1865. Linterno della chiesa è definito da tre navate, separate da pilastri che sorreggono capitelli decorati con fiori e uccelli citati nella Bibbia. Le vetrate dellabside riportano le figure di Profeti ed Apostoli, mentre nella controfacciata sono conservati i patroni dInghilterra, San Giorgio e Santa Margherita.



PALERMO:
Church of Holy Cross (Chiesa della Santa Croce)
Via Mariano Stabile 118b, 90139 Palermo
I protestanti presenti nell'Isola erano, ancora all'indomani dell'Unità, una piccolissima minoranza, ma nel primo decennio postunitario il loro numero conosceva una notevole crescita. Come ha osservato Giorgio Spini, «in Sicilia, a differenza del Mezzogiorno continentale, la rivoluzione garibaldina aveva inciso profondamente, e sulla sua scia anche il protestantesimo aveva trovato una diffusione abbastanza notevole in pochi anni». Infatti, se nel 1861 vi erano nell'Isola solo 742 protestanti (per l'80% stranieri), il censimento del 1871 indicava la presenza di ben 6.755 "evangelici" e di 4.397 fedeli di altre confessioni religiose su circa 2.500.000 cattolici.
Nel 1865, in particolare, il periodico valdese L'Eco della Verità riferiva che «la causa evangelica in Palermo viene rappresentata da tre Chiese, l'anglicana per gli inglesi, la luterana per Tedeschi Svizzeri ed altri forestieri continentali e la Chiesa valdese per gli Evangelici italiani» e specificava inoltre che nella chiesa valdese si teneva «nel pomeriggio di domenica un culto in inglese il quale è seguito per lo più dagli Scozzesi, il quali si radunano pure tutti i mercoledì sera per far preghiera e sentire la spiegazione del Vangelo». Dal 1872 arrivavano nell'Isola anche i wesleyani, dal 1876 i battisti e poi i metodisti episcopali e i seguaci della Chiesa Evangelica Italiana.
Dopo l'Unità il panorama del protestantesimo in Sicilia cominciava ad essere molto più articolato e non più esclusivo degli stranieri dal momento che le varie chiese facevano proseliti soprattutto tra la popolazione locale, mentre la comunità anglicana, costituita quasi esclusivamente dagli Inglesi residenti nell'Isola, cominciava a rappresentare sicuramente una minoranza tra le minoranze protestanti.
E proprio quella minoranza anglicana, che era stata la più numerosa se non l'unica comunità protestante nella prima metà dell'800, era tra le prime a poter risolvere l'annoso problema di un luogo di culto con la costruzione di una vera chiesa.
Nel 1871 prendeva infatti consistenza l'idea di Joseph Whitaker (1802-1884) e del cugino Benjamin Ingham jr (1810-1872) di costruire un vero tempio per il culto anglicano a Palermo.
I due nipoti di quel "forte protestante" che era stato Benjamin Ingham si assumevano l'onore e il non indifferente onere finanziario di erigere una chiesa affinché gli Inglesi di Palermo potessero finalmente celebrare, in una degna sede, le loro cerimonie religiose.
«Il culto religioso secondo i riti della Chiesa d'Inghilterra - scriveva Joseph Whitaker nel 1874 - è stato celebrato per quasi 40 anni grazie alle contribuzioni degli inglesi qui residenti e con l'aiuto, sia pure tenue, dei visitatori. Fino ad oggi i servizi religiosi sono stati officiati in locali affittati per questo scopo, ma pochi anni fa il mio defunto parente e socio Benjamin Ingham ed io decidemmo, per evitare questi inconvenienti, di costruire una chiesa per i nostri connazionali».
Com'è noto, Benjamin Ingham jr non poté seguire i lavori di costruzione della chiesa poiché morì improvvisamente a Parigi nel 1872 e fu la sua vedova Emily Hinton (1838-1889) a donare il terreno su cui doveva sorgere l'edificio (di fronte all'Hotel des Palmes nella area compresa tra via Roma, via Stabile e via Orti Carella). La chiesa fu progettata dall'architetto della commissione ecclesiastica Henry Christian (1832-1906), che era anche genero di Joseph Whitaker.
Le spese per la costruzione, eseguita dalla ditta Giuseppe Cassano con la supervisione del colonnello Henry Yule, ammontarono ad oltre 170.000 lire. La chiesa, che Raleigh Trevelyan ha definito una «tipica costruzione inglese tardovittoriana in arenaria gialla che faceva a pugni con l'ambiente palermitano», venne dedicata alla Santa Croce e venne inaugurata alla vigilia dei Natale dei 1875 (era il 19 dicembre 1875, quarta domenica d'Avvento). La chiesa, che sorgeva su un terreno appartenente alle famiglie Whitaker e Ingham, era stata da esse dotata anche di un fondo fiduciario che avrebbe fruttato circa 75 sterline l'anno da utilizzare «per le riparazioni dell'edificio e per formare un nucleo per lo stipendio dei cappellano o altre spese contingenti». E poiché la legislazione italiana non riconosceva tali forme di amministrazioni fiduciarie, poco prima della solenne consacrazione Joseph Whitaker ipotizzava anche la possibilità di cedere la chiesa e il terreno al governo inglese «come proprietà nazionale» in modo da garantire alla chiesa e alla comunità inglese una essenziale riserva finanziaria. La proposta, che rivelava grande generosità da parte di Joseph Whitaker, non venne però accolta e la proprietà restò così ai Whitaker.
Nel 1884 la Chiesa della Holy Cross perdeva due figure quasi istituzionali. Quell'anno lasciava Palermo il reverendo Thomas Burbidge, che era stato cappellano qui per quasi 20 anni (prima per un breve periodo tra il 1844 e il 1846 e poi dal 1868 al 1884). Il reverendo Burbidge, che aveva assistito quindi anche alla realizzazione e alla consacrazione della chiesa fondata dai Whitaker, lasciava in dono i suoi libri alla biblioteca da lui costituita per la comunità anglicana di Palermo.
Sempre quell'anno moriva Joseph Whitaker, il fondatore e patron della chiesa. Nel suo testamento Joseph Whitaker lasciava al figlio Joshua Whitaker (1849-1926) tutti i suoi «interessi e diritti sulla chiesa e sul terreno insieme ad una somma di 6.000 sterline da investire in titoli di credito pubblico inglesi e/o italiani al 3% o 5% come dotazione della chiesa protestante di Palermo tanto nel caso che il suo possesso venga o meno trasferito al vescovo di Londra quanto diversamente trasferito per uso pubblico». Da allora Joshua Whitaker sarebbe stato l'amministratore della chiesa per ben 42 anni. Ed era proprio nel periodo di Joshua che la chiesa veniva completata con arredi ed abbellimenti. Nel 1888, grazie al fondo di dotazione della chiesa, veniva infatti costruita una piccola canonica sul terreno adiacente alla chiesa (nel 1955 venne demolita per far posto ad un edificio residenziale). Dopo la partenza del reverendo Burbidge, la chiesa era affidata per brevi periodi ai reverendi W. R. Croxton (1884- 85), Tupper Carey (1885), W. H. Oxley (1886-87) e poi a T. Dixon (1887- 1900).
Gli Ingham-Whitaker non solo avevano fondato, costruito e dotato a loro spese la chiesa, ma la avevano anche arricchita con preziosi arredi. L'altare centrale con i suoi paramenti di velluto rosso era, ad esempio, un dono di William Ingham Whitaker (1841-1893) in memoria della prima moglie Katherine Louise Elspeth Ewing (1846-1876), figlia del reverendo Alexander Ewing, vescovo di Argyll, e più nota come la “Vescovina”. William Ingham Whitaker donava anche i vetri istoriati dell'abside in ricordo del prozio Benjamin Ingham (1784-1861) ed un leggìo d'ottone a forma d'aquila in ricordo dei suoi genitori Joseph Whitaker (1802-1884) e Eliza Sophia Sanderson (1816-1885). In ricordo di quest'ultima veniva inoltre donato il Litany Desk da parte delle figlie Alexandrina, Sophia e Caroline e da Emily Hinton. Ques'ultima, inoltre, donava in memoria del marito Benjamin Ingham jr. i vetri istoriati del rosone, mentre la sorellastra Julia Wood regalava quelli delle tre finestre sottostanti per ricordare il padre George Wood.
Anche altri inglesi con donazioni ed offerte contribuivano ad abbellire la chiesa con decorazioni e a renderla più funzionale. In questo senso, la chiesa era anche una
testirnonianza collettiva di tutta la comunità inglese. Infatti, anche se l'edificio era una creatura dei Whitaker, l'insieme della chiesa, con i suoi arredi e con i suoi oggetti riassumeva la storia passata della comunità anglicana nel suo complesso. Il calice, l'ampolla e il piatto della Comunione, ad es., erano già un cimelio storico in quanto erano quelli donati nel 1844 da Benjamin Ingham (1784-1861) alla comunità anglicana che a quell'epoca si riuniva in casa del console Goodwin a palazzo Lampedusa. La croce d'ottone dell'altare era un dono di Annie Gardner (1 846-1892) e il piatto per le elemosine era dona- to da William Rose (1840-1888). Il pulpito, disegnato da Francis Cranmer Penrose (1817-1902), era realizzato dallo scultore Benedetto Civiletti grazie a una donazione congiunta di sir James Graham Domville (1813-1887) e di Joseph Whitaker, mentre il fonte battesimale, opera di Giuseppe Casano su disegno di Penrose, ricordava Frederie Augustus Braem, un cittadino statunitense morto a Palermo nel 1857. I vetri istoriati delle 6 finestre laterali erano un dono della figlia del reverendo Arthur Clayton Tidman, cappellano a Palermo nel 1851-52. L'organo, costruito dalla ditta "T. W. Walker & Sons" di Londra, era donato nel 1903 dalle famiglie Brooke e Tidswell in memoria della zia Emily Hinton, vedova di Benjamin Ingham. Oltre alla chiesa anglicana e alla sua funzione aggregatrice per la comunità inglese, si deve ricordare una istituzione di assistenza morale ai marinai inglesi, il "Sailor's Rest" (in via Borgo 380) dove, in particolare, erano attivi "evangelizzatori" o lettori della Bibbia (Scripture readers) come, ad es., John Robson (1849-95) e George Samuel Edward Blake (1862-1912), mentre il reverendo John Simpson Kay (1831-1887) era una figura centrale per i valdesi e ipresbiteriani scozzesi.
A differenza delle altre comunità protestanti, la comunità anglicana non faceva opera di proselitisrno ma era piuttosto élitaria e costituita essenzialmente solo dagli inglesi. Perciò la sua vitalità era strettamente legata alla esistenza stessa di una colonia e così nel corso del '900, paral- lelamente alla contrazione che si registrava nella comunità mercantile, si riduceva anche la consistenza della comunità anglicana. «E' triste - scriveva Joseph (Pip) Whitaker nel 1933 - pensare come la colonia britannica di qui, come del resto in tutta la Sicilia, un pò alla volta sia decaduta e oggi in pratica non esista più».
Perciò nel corso del '900 la chiesa di Palermo acquistava sempre più, e non solo simbolicamente, il valore di memoria storica sia per la famiglia Whitaker sia anche come testimonianza del periodo aureo della presenza inglese in Sicilia nell'800. La chiesa di Palermo diventava anche la memoria storica della comunità inglese di Marsala. Infatti, quando intorno al 1929 «la piccola colonia inglese di Marsala cessava praticamente di esistere» per la chiusura degli stabilimenti enologici, finiva così di essere attiva anche la congregazione anglicana che si riuniva nella chiesa di St John, fondata dai Woodhouse e dagli Ingham-Whitaker su un terreno donato dai Woodhouse. Il baglio Woodhouse includeva una cappella e un cimitero per gli Inglesi che, come "old John" Woodhouse, morivano a Marsala. Dopo il 1929 parte degli arredi della chiesa di Marsala vennero trasferiti a Palermo: ad es., i mosaici della parte dietro l'altare della chiesa di Marsala, donati da Ann Brooke e Elizabeth
Tidswell per ricordare il loro fratello Benjamin Ingham jr.; le lapidi di ottone che ricordavano Joseph Whitaker (1835-1883), socio della Ingham & Whitaker per 32 anni a Marsala; Charles F. Gray (1 848-191 1) per 42 anni nella ditta Ingham & Whitaker e per 22 anni vice console inglese a Marsala; Samuel Woodhouse (1822-1892) ed Eliza Woodhouse (m. 1889), cofondatori della chiesa; George Rayson (1 848-1895) manager dei Woodhouse e vice console USA; Tom Smith (m. 1914), per 35 anni con i Woodhouse e loro manager dal 1909 al 1914; Richard Brown Cossins (1823-1898), per 40 anni con la Ingham & Whitaker; Hubert J.
I. Whitaker (1890-1915), il figlio di Joshua e Effie Whitaker morto nella prima guerra mondiale. Nel 1959 le memorie marsalesi trovarono sistemazione ideale nel lato nord nella "Marsala chapel" che Manfred Whitaker Pedicini ideava all'interno della chiesa di Palermo per ricordare la madre Audrey Whitaker.
Intanto, nel 1926 la chiesa anglicana e la comunità inglese di Palermo perdevano due figure istituzionali: il suo proprietario e amministratore Joshua Whitaker e il canonico Thomas Charles Skeggs, che era stato cappellano a Palermo per ben 26 anni. Nel 1926, alla morte di Joshua Whitaker, l'amministrazione della chiesa passava a suo fratello Joseph (Pip) Whitaker (1850-1936), mentre al canonico Skeggs succedevano per un breve periodo il reverendo Edward Bruce e poi, dal 1926 fino al 1931, il reverendo Graham Howes. Accanto a Pip Whitaker occorre ricordare Harry Clark (1865- 1943), che era anche un manager della ditta Ingham & Whitaker a Marsala e dal 1928 anche console inglese a Palermo. Clark collaborava con Pip Whitaker anche per la gestione della chiesa. Nel 1931, ad es., a causa della malattia di Pip Whitaker, il compito di trovare un nuovo cappellano ricadeva su Clark che, a nome di Whitaker, chiedeva al vescovo di Gibilterra, da cui
dipendeva la chiesa di Palermo, di segnalargli eventuali candidati adatti a ricoprire la cappellania vacante di Palermo e, contemporaneamente, faceva pubblicare una inserzione sul Church Times: «La chiesa è piccola ma è una delle più belle del Continente e dotata di un buon organo. Il servizio religioso comincia a novembre e continua per 6 mesi tutte le domeniche dalle 8.30 alle 1 1 con la comunione a domeniche alterne alle 18.30 ( ... ) Il numero di inglesi e americani residenti è molto piccolo mentre il numero di turisti è fluttuante».
Quanto fosse ancora ambita la sede di Palermo lo si può dedurre dalle numerose offerte che in quegli anni venivano avanzate da alcuni pastori anglicani. All'annuncio pubblicato da Clark sul Church Times rispondeva, tra gli altri, anche il reverendo Herbert Elton, che quasi mezzo secolo prima (nel 1888-89) era stato per un anno precettore dei figli di Cossins a Marsala e qui aveva conosciuto anche Harry Clark. Tornato in Inghilterra, per ben 42 anni Elton aveva sempre coltivato il desiderio di tornare in Sicilia e vi tornava ora come cappellano a Palermo dal 1931 al 1934. A Elton succedevano i reverendi Victor Duncan (1934-35), Clifford Cohu (1935-36), John Forbes (1936-40).
Nel 1936, alla sua morte, Joseph Whitaker lasciava il patronage e l'amministrazione della chiesa nelle mani della figlia Delia Whitaker (1885-1971) e della nipote Audrey Whitaker Pedicini (1886-1953), figlia di suo fratello Joshua Whitaken. Toccava ad esse assistere alla dispersione della ormai piccola colonia inglese. Venti di guerra chiudevano quella lunga dorata stagione che dall'inizio dell'800 aveva legato gli inglesi alla Sicilia. Nel 1940 la chiusura dei consolati inglesi simboleggiava la fine di un'epoca, ma non la fine della presenza inglese in Sicilia e soprattutto delle memorie della comunità anglicana. Nel dopoguerra Delia Whitaker e Audrey Pedicini riaprivano anche la chiesa anglicana che era affidata alle cure dei reverendi Anthony Rouse (1949-50), G. B. Thompson (1950), Ariel Harkness (1950), A. H. Kirk (1951-52), Gilbert Williams (1952-53), R. S. C. Swanson (1953-57), Bishop Rose (1957-58), James Lee Warner (1959-60), Kendal Dovey (1960-61), J. Bowers (1961-62), G. Bassett Pike (1962), Ralph Dye (1962-66), Philip Gresham (1966-70), Cuthbert Powell (1970-73), RonaldParkinson (1973).
Nel 1962 Delia Whitaker, che dopo la morte della cugina Audrey (1953) era l'unica amministratrice, donava la chiesa al fondo diocesano di Gibilterra (l'arcivescovo di Gibilterra è la massima autorità della chiesa anglicana nell'Europa meridionale) realizzando, quasi un secolo dopo, il progetto del nonno che aveva fondato la chiesa e che voleva donarla alle autorità inglesi.
Delia moriva il 21 luglio 1971, esattamente un seco lo dopo l'avvio dei lavori per la chiesa anglicana di via Roma.
(Relazione di Michela D'Angelo in atti del seminario di studio "I Whitaker di villa Malfitano", tenutosi in Palermo il 16 - 18 marzo 1995 su "I Whitaker di villa Malfitano" a cura di Rosario Lentini e Pietro Silvestri, pubblicati dalla Fondazione "Giuseppe Whitaker" con il patrocinio dell'Assessorato dei beni culturali, ambientali e della pubblica istruzione della Regione siciliana nel dicembre 1995).







R O M A
All Saints' Church (Chiesa di Ognissanti)
Via del Babuino 153, 00187 Roma
For over 160 years, starting from 1816, Anglican worship has been offered regularly in Rome by clergy of the Church of England. The early days of the English Chaplaincy in Rome are now remote. Although some of the buildings in which Anglican worship was celebrated are no longer easily identifiable, or even extant, an attempt can be made to reconstruct the earliest days of Anglican ministry in Rome.
It was in 1816, the year after Waterloo, that a first formal rendezvous for Anglican worship was organized. It had been impossible to hold such worship in Italy in the centuries since the Reformation, except in protected enclaves (such as the chapel in Leghorn), and no legation from the King to the Papal Court had been allowed by this date.
However, on Sunday 20th October 1816, the Jerseyman Corbert Hue arrived in Rome from Jesus College, Oxford (where he was Fellow and Bursar). He is the first Anglican priest known to have officiated publicly from the Book of Common Prayer in the Eternal City. He subsequently became Rector of Braunston, Northants and finally Dean of Jersey. He died in office at St Helier in 1837, aged 68. We do not know why, at the age of 47, the learned cleric came to Rome for a spell; but he rented rooms at via dei Greci 43, a recently restored palazzo with a courtyard. Standing just clear of the apse of the Greek Uniate church, it is a stone's throw from where the future All Saints' was to rise over the ruins of a convent on via del Babuino. It was therefore in the vicinity of the 'English Ghetto' around the Spanish Steps that four English worshippers joined the Jerseyman from Oxford while he conducted, according to his own reported boast, "the whole morning service, in the capital of the Pope, and within sight of the very Vatican!"
That was on 27th October 1816, within three weeks, the Sunday service was attracting between thirty and forty to his rooms, and at the request of the congregation he began to give a weekly sermon. Soon, people were being turned away for lack of space, and a larger, if still temporary, meeting place was created in spacious rooms near Trajan's Column. It was thought wise to ask for papal permission to conduct public worship in English, and Cardinal Consalvi, the Pope's Secretary of State, was approached. The reply, though icy by the standards of modern ecumenism, was taken as granting the request. Pope Pius VII is reported to have said,
"Il Papa sa nulla, e concede nulla"
("The Pope knows nothing, and grants nothing").
Or, as we might say, "What the eye doesn't see . . ."
Morning Prayer and Holy Communion were first said in this meeting place near the piazza Colonna on 29th December 1816. There were 120 in the congregation and it is reported the 97 communicated. 220 pounds Sterling were collected, and distributed among the poor of Rome. There continued to be a noble tradition of collections for the poor of Rome and back in England.
Hue was succeed by other clerics who officiated for a time in Rome. We know that for a spell from 1819 the services were conducted in whichever lodgings the priest occupied, following a warning that the local government objected to the English having so openly established a fixed place of worship. Despite of this measures, services continued to be well attended, with over one hundred present at the Good Friday liturgies in 1821.
From about 1822, the Revd Richard Burgess was among those who took steps to establish more securely Anglican worship in Rome. In 1828, he become the first permanent English or British Chaplain, and premises were openly obtained for the purpose in the Palazzo Corea (overlooking the Mausoleum of Augustus). In November 1823, however, the lease expired and the parish committee rented two rooms in the via Rasella, just off the Via delle Quatro Fontane. This placed the community almost under the garden walls of the Quirinale Palace, the residence of Pope Leo XII!
It seems evident that the chaplains felt a new sense of security in performing
their duties, because in January 1824 Burgess began to wear his canonical robes
when conducting Divine Service. By the autumn of 1824, the rooms in Via Rasella
were hopelessly inadequate, and the committee began to search for much larger
premises. It was to be hoped that the move would end the restless years. Indeed
it did, giving Rome an identifiable, free-standing "English Chapel" which would
serve Anglicans in greater spaciousness and reasonable dignity for over sixty
years.
This text was adapted from the history of All Saints' Church, Rome by David Palmer (Rome. July 1978, Augusts of 1979, 1980 & 1981).


St. Paul's within-the-walls (S. Paolo entro le mura)
Via Nazionale -
00184 Roma

SIENA:
Church of St Peter (Chiesa di S. Pietro)
Via Garibaldi,
Siena
Though St Peter’s, Siena Dates from 1909, as early as 1841
a formidable woman called Lady Olivia Bernhard Sparrow headed a small group of
Anglican worshippers in the city. She was a strong evangelical, a friend of
Wilberforce and a rich widow who from her house at Brampton Park dominated the
social life and the works of Huntingdonshire. In the early autumn of 1841, she,
her daughter Lady Manderville (later Duchess of Manchester) and other members of
the aristocracy, led 24 British families to pay for the expenses of regular
services, held in Count Venturi’s palazzo near San Domenico
Some twenty years earlier Lady Olivia had spent a holiday in Nice handing out
tracts aimed at converting the inhabitants to Protestantism. She seemed to have
mellowed by 1841 for the congregation agreed “in order to conciliate the natives
of the Grand Duchy (of Tuscany) amidst whom we thus openly profess our faith” to
devolve a certain amount of alms to Sienese charity organisations as well as to
unnamed “Sunday English Poor”
perhaps former servants who married Italians and had fallen on hard times.
The 1848 revolution which was followed by severe economic depression and Cholera
epidemic had driven away the British community. Gaps in the documentation make
it difficult to know when services resumed. They were however going by 1887. For
the next twenty years services are recorded with occasional gaps and generally
for shorts seasons, they were held in a hotel or pensione. At this period spring
was the favourite season. In 1904 after Easter for instance the Archbishop of
Canterbury was present at morning services
In 1907 a Church building fund was promoted by Mrs Georgina Allison Hignett and
her two daughters Signore Piccinino and Bruchi both married to Sienese
professional men. Daily service became possible from September 1907- still held
in a pensione. In March 1908 land was bought in Via Garibaldi in the name of the
society for the propagation of the Gospel and on April 18 1909 services were
held for the first time in the newly built Church. Building work had taken a
year, the cost 35000 lire. The present east window a replacement for the
original one, was dedicated in 1913. Mrs Hignett daughters donated the window as
a memorial to their late mother. Chaplains served only two or three years each,
except for the time during the First World War when there was a 6 year period of
one and the same priest.
From the late 1920s the number of British residents in Siena began to decrease,
reasons are unclear. Though from 1931 the pound sterling had been devaluated and
money didn’t stretch as far as it used to. With the outbreak of the Second World
War everyone went home except Signora Bruchi, she went on, taking care of the
Church building. After allied troops entered Siena on the 3rd of July 1944
services where held on a daily basis until they left in 1947, Signora Bruchi
opened her house to musical Sunday parties. Plaques in the Church commemorate
both the liberation and Signora Bruchi’s work. On the departure of the troops St
Peter became once again a seasonal Church. In 1976 the Ven. J.W. Evans
Archdeacon of Malta and Chaplain of St Mark’s and St Peter, brought together a
regular congregation and monthly Eucharist.
TAORMINA (ME):
Church of St George (Chiesa di S. Giorgio)
Via Luigi Pirandello 24,
98039 Taormina (ME)

TRIESTE:
Christ Church (Chiesa del Cristo)
Chiesa Anglicana di Trieste

VENEZIA
Church of St George (Chiesa di S. Giorgio)
Campo San Vio,
30123 Venezia
Solo alla fine del secolo sarebbe stata invece ufficialmente fondata a Venezia la Chiesa Anglicana. Nel 1898 un piccolo gruppo di inglesi residenti a Venezia, guidato da Sir Henry Layard, acquistò in Campo San Vio un edificio destinato a divenire, secondo lo statuto redatto l'anno precedente, «la chiesa inglese di Venezia», per uso degli inglesi e americani ivi residenti o di passaggio. La chiesa, intitolata a S.Giorgio, è affidata a un «chaplain» e, nonostante l'esiguità numerica dei residenti angloamericani a Venezia, è sempre molto frequentata dai numerosissimi turisti che ogni anno visitano la città.