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Vescovi dello Sri Lanka: Preghiere a Cristo risorto per la pace e l'unità del Paese

Leader cristiani domandano la fine del conflitto e delle sofferenze della popolazione civile Tamil. Oggi le milizie ribelli hanno chiesto un cessate il fuoco duraturo e la ripresa dei colloqui di pace. Il governo pone come condizione a ogni trattativa la consegna delle armi.

Colombo, 14 Aprile 2009

La Pasqua ricorda la vittoria di Gesù Cristo, il Dio vivente, sulle forze dell’oscurità e della distruzione. Guardando a Cristo, l’umanità può risorgere a una nuova vita superando la logica della morte, della guerra e delle divisioni. È il messaggio lanciato in occasione delle festività pasquali da mons. Oswald Gomis, arcivescovo di Colombo, dal vescovo anglicano Duleep de Chickera e da padre Sebastian Maria Anthony, superiore generale dei gesuiti dello Sri Lanka, che chiede “la pace nel Paese e la fine delle sofferenze per la popolazione civile”.  
 
Oggi le milizie ribelli Tamil hanno annunciato di voler negoziare un cessate il fuoco con le forze governative e ripristinare i colloqui di pace, per porre fine a decenni di sanguinosi conflitti sull’isola. Le Tigri Tamil chiedono una tregua a lungo termine, sotto la supervisione della comunità internazionale. Una richiesta rispedita al mittente dal governo cingalese, che pone come condizione la consegna delle armi, prima di intavolare qualsiasi trattativa.
 
L’arcivescovo di Colombo ricorda che con la guerra “non si raggiungono risultati duraturi”, perché la pace e la prosperità di una nazione “si possono costruire solo con il dialogo”. “Nell’approssimarsi della Pasqua – sottolinea mons. Gomes – tutti gli abitanti dello Sri Lanka hanno vissuto i pericoli della guerra, i dolori e le afflizioni degli sfollati, la dura realtà della legge anti-conversione”.
 
Il prelato ribadisce gli sforzi della Chiesa “per sradicare” le sofferenze della popolazione, che non vuole perpetrare “un conflitto etnico”. “Condanniamo con estrema forza – continua – le decisioni di quanti vogliono raggiungere i loro oscuri obiettivi utilizzando la popolazione civile Tamil come scudo umano”. Mons. Gomes chiede inoltre “una soluzione politica” che metta fine alla guerra civile.
 
Pace e giustizia nel Paese sono al centro del messaggio del vescovo anglicano Duleep De Chickera. “La Pasqua di risurrezione – afferma – è una chiamata alla trasformazione per i nostri leader e per tutta la popolazione cingalese. Ma prima che ciò accada, bisogna fare una profonda analisi di coscienza”. Solo così si potrà “mettere fine alle sofferenze” degli sfollati, dei civili, dei poveri e di quanti non hanno un lavoro. Il vescovo anglicano ricorda quanti sono colpiti dalla crisi economica e i giovani, le cui difficoltà mettono a rischio lo “sviluppo futuro della nazione”. Egli rivendica anche il diritto alla “libertà di espressione” e la possibilità di “manifestare il dissenso” in termini civili e democratici.
 
Padre Sebastian Maria Anthony, superiore generale dei gesuiti dello Sri Lanka, lancia un monito per l’unità nel Paese: “Non lasciamo – afferma il sacerdote – che differenze di credo religioso, di casta, di etnia o identità linguistica ci impedisca di esercitare la nostra identità di figli di Dio, di fratelli e di sorelle”. “Che il Cristo risorto – aggiunge – ci dia la forza e il coraggio di parlare anche a nome dei fratelli e delle sorelle emarginati e senza voce. Lasciamo che il Cristo risorto ci dia la forza di lavorare per la riconciliazione e la pace”.

 

[Fonte: AsiaNews]



Bordighera: grande successo per il 'Lowe's Day' di sabato



Bordighera, 14 Aprile 2009

Buona la partecipazione del pubblico (una cinquantina, per la maggior parte proveniente da altre regioni italiane, in occasione della Santa Pasqua) al 'Lowe's Day' a Bordighera, sabato scorso.

Si è trattato di una interessante visita guidata, organizzata dall'Associazione Culturale "Borann 2000", in collaborazione con il Circolo Culturale 'Smile', rispettivamente presieduti dal rag. Pietro Raneri e dal prof. Francesco Mulè. E' stato un pomeriggio molto seguito dai partecipanti che si sono dimostrati piuttosto motivati e interessati alla tematica del giorno. Alle ore 16 i Giardini Lowe di Via Vittorio Veneto, sono stati il luogo di ritrovo dove Pietro Raneri, da buon 'cicerone', ha voluto spiegare agli intervenuti le ragioni dell'incontro attraverso una dettagliata relazione della biografia di Charles Henry Lowe. Personaggio che, nato a Gibilterra nel 1828 (muore nel giorno di Pasqua del 1909 all'età di 81 anni), ha scelto la Riviera del Ponente ligure come sua seconda patria. Si è dimostrato un generoso benefattore, donando al Comune di Bordighera un suo terreno di 6mila metri quadri con "l'onere del Comune – si legge testualmente nell'atto di donazione datato 26 aprile 1902 - di adibire in perpetuo il terreno così donato a pubblico giardino onde favorire alle persone di avanzata età e di malferma salute il modo di godere qualche ora di tranquillo riposo… ed è fatta inibizione al Comune di stabilire nel giardino case da giuoco dovendo il medesimo conservare la forma e la destinazione di parco e con facoltà di costruirvi chioschi per musica, giornali e caffè".

"Il generoso benefattore della Chiesa Anglicana – ha aggiunto Pietro Raneri - regala, inoltre, alla Città di Bordighera, i terreni dove sarebbero sorti la Victoria Hall, il Bocciodromo. E' nel 1878 che, dopo aver acquistato un terreno attiguo alla Chiesa, Lowe costruisce il primo campo da Tennis d'Italia e fonda il Lawn Tennis Club che regala anche al Comune". Alla guida degli organizzatori, i simpatici partecipanti hanno potuto visitare il campo da tennis e la Chiesa Anglicana (ospita la mostra dell'artista genovese Anna Letizia Loi, visitabile dalle 16 alle 19 di tutti i giorni fino al 25 aprile), quindi, dall'esterno, da Corso Italia, la 'Casa Rossa', una villa che includeva una piccola cappella.

Infine Pietro Raneri ha voluto rammentare agli astanti il prossimo appuntamento, ad ingresso libero, presso la Chiesa Anglicana per giovedì 16 aprile, alle 16, in ricordo del pittore danese Anton Dich (1889-1935) nel 120° anniversario della nascita. Soddisfatti dell'itinerario e del momento culturale, illustrati dalla buona conoscenza del provetto 'cicerone' e 'immortalati' dallo stesso con numerose foto di gruppo, gli "amici" visitatori si congedano, verso le 18,30 circa, con un sentito ringraziamento agli organizzatori.


[Fonte: SanremoNews]




Pasqua/ Usa, nell'era Twitter la storia di Gesù arriva via sms

L'idea di una Chiesa Anglicana di Manhattan

 

New York, 10 Aprile 2009

La storia della passione di Gesù Cristo si adegua ai tempi moderni e arriverà "cinguettando", ovvero grazie al modernissimo sistema di Twitter, il sito di comunicazione web e mobile che permette di inviare messaggi, sms o email a chi è registrato. L'idea è venuta a una chiesa newyorkese, che ha preparato un testo di 140 caratteri (detti anche "cinguettii") per celebrare il Venerdì Santo. In un matrimonio fra tradizione cristiana e tecnologia digitale, la Trinity Church di Wall Street, una chiesa fondata da un piccolo gruppo di anglicani nel 1697, ha deciso di ripercorrere la storia sacra con il popolare e modernissimo micro-blog. I seguaci della passione di Cristo e gli appassionati di Twitter riceveranno i messaggini (sul web, sul telefonino o per email) per tre ore a cominciare dal mezzogiorno di oggi, ora locale. La Chiesa episcopale della lower Manhattan offre inoltre una versione web della via crucis.

 

[Fonte: ApCom in WallStreetItalia]


L’appello dei leader cristiani in Terra Santa: “Non lasciateci soli”

Gerusalemme, 4 Aprile 2009

“Non lasciateci soli”: è questo il grido d’allarme lanciato dai leader di varie Chiese cristiane che si sono riuniti con una delegazione ecumenica, in visita in Terra Santa, per parlare della sempre più difficile situazione che si trovano ad affrontare i cristiani residenti nella regione. La delegazione, come riferisce l’agenzia Zenit, era composta da un’equipe di "Living Letters", piccoli gruppi ecumenici internazionali che viaggiano in luoghi in cui i cristiani lottano per superare la violenza e hanno come obiettivo portare la solidarietà della famiglia ecumenica: “La già scarsa popolazione di cristiani palestinesi continua a diminuire – hanno constatato di persona – e la loro vita è resa sempre più difficile dall’occupazione israeliana”. Tra i leader delle Chiese locali che hanno partecipato all’incontro, il patriarca latino di Gerusalemme mons. Fouad Twal, il patriarca ortodosso greco Teofilo III, il vescovo luterano Munib Younan e il chierico Robert Edmunds, rappresentante del vescovo anglicano Suheil Dawani. “Continuiamo a pregare e crediamo nel potere della preghiera – ha commentato mons. Twal – riponiamo la nostra speranza nella nuova amministrazione Usa, ma abbiamo bisogno del sostegno dei Paesi di tutto il mondo”. “I cristiani hanno bisogno di sostegno morale, hanno bisogno di sentire che non sono soli – gli ha fatto eco Teofilo III – la Terra Santa ha bisogno di una forte presenza cristiana”. “È la prima volta che vedo bambini senza sorriso – ha concluso il vescovo Munib Younan – i bambini di Gaza non possono sorridere. Dov’è la coscienza del mondo? Le Chiese non devono restare in silenzio su questo”. (R.B.)

[Fonte: RadioVaticana]

 


 

 

La Kek pubblica le linee guida in vista delle elezioni europee

 

Bruxelles, 2 Aprile 2009

 

Povertà ed esclusione sociale al centro delle linee guida pubblicate dalla Conferenza della Chiese Europee (Kek) in vista delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo a giugno prossimo. Tra gli altri temi, i cambiamenti climatici e l’ambiente, pace e sviluppo, migrazioni e protezione dei rifugiati. Il servizio, da Bruxelles, di Fausta Speranza:

La Conferenza delle Chiese europee (Kek) fondata nel 1959, riunisce 126 membri: ortodossi, protestanti, anglicani, vetero-cattolici e 43 organizzazioni di tutti i Paesi del continente europeo. La Chiesa cattolica partecipa in qualità di osservatore. Con la pubblicazione fatta in questi giorni, in vista del voto di giugno per il rinnovo del Parlamento europeo, mette l’accetto su alcune priorità. Incontrando qui a Bruxelles, Elina Eloranta della Commissione Chiesa e Società della Conferenza delle Chiese Europee, abbiamo parlato di priorità in tempo di crisi economica:
 
R. – Well, in the election we are…
Nelle elezioni ci rivolgiamo naturalmente al Parlamento europeo e agli Stati che siedono nel Parlamento. L’esclusione sociale e la povertà sono ambiti che il Parlamento sta affrontando attraverso il suo potere e anche indirettamente, perchè sta toccando anche la legislazione, il mercato interno e l’agricoltura. Quindi, vorremmo ricordare al Parlamento il suo ruolo indiretto, e che non può pensare di trattare solamente questioni sociali e di non essere toccato da tutto questo, e ricordargli che ha la responsabilità della vita degli europei e della coesione della società europea anche quando sta affrontando un altro ambito. Poi, ci sono anche altre aree che il Parlamento sta gestendo, per esempio il servizio sociale, che è molto importante per l’inserimento sociale. E noi speriamo che il Parlamento crei una struttura legislativa, un’intelaiatura, in cui vengano offerti servizi di qualità agli europei.

 
Proprio in considerazione della globale crisi economica e finanziaria, abbiamo chiesto a Torsten Moritz, della Commissione per i migranti in Europa, quali preoccupazioni ci sono:

 
R. – Yes, obviously...
Certo, ovviamente, c’è molta preoccupazione per l’impatto della crisi finanziaria sui rifugiati e sugli immigrati. Dobbiamo dire che finora i segnali che abbiamo avuto dall’Europa sono molto deboli. Quindi, ancora non è sicuro cosa accadrà realmente. Quindi, si tratta in parte di speculazioni. C’è ovviamente la paura che se la disoccupazione cresce, questo sarà un pretesto contro gli immigrati e i rifugiati per accusarli di ogni crimine e di cose di cui non sono responsabili. C’è la preoccupazione che quelli che sono molto vulnerabili, per esempio immigrati senza permesso, che lavorano irregolarmente, saranno ulteriormente sfruttati per far funzionare l’economia e c’è la paura che la tensione che è già presente da anni diventi anche più forte e che l’Europa si chiuda ancora di più. Ma come ho detto, queste sono finora solo anticipazioni. Abbiamo pochissime indicazioni su ciò che potrebbe provocare l’impatto della crisi finanziaria.

 
Alle istituzioni europee, dunque, Torsten Moritz rivolge un appello:

 
R. – Our general line is to say…
La nostra linea generale è dire che dobbiamo essere più realisti, riguardo alla necessità dell’immigrazione all’interno dell’Unione Europea e inoltre dobbiamo proteggere globalmente le persone che sono particolarmente vulnerabili, come per esempio i rifugiati. E’ un dato di fatto che l’Europa sia solo migliorata grazie all’immigrazione. E sta diventando sempre più chiaro che l’immigrazione sarà piuttosto una soluzione per alcuni dei problemi che abbiamo in Europa. C’è anche la questione secondo la quale si pensa spesso che l’Europa abbia le principlai responsabilità nella protezione dei rifugiati nel mondo. Ma questo non è vero. Sono le lontane regioni dell’Africa e dell’Asia che hanno le più grandi responsabilità nel proteggere i rifugiati. E la nostra linea è dire che pensiamo che l’Europa abbia delle tradizioni molto forti, un impegno molto forte nei diritti dell’uomo, ma sulla base di questo dovremmo fare di più e possiamo fare di più.

 
In ogni caso e per qualunque tematica, l’arcivescovo di Praga, Miloslav Vlk, esprime una raccomandazione:

 
R. - A mio avviso, il piano per l’Unione Europea aveva altri padri d’Europa. Allora, essi avevano una visione cristiana ed anche il logo, che era formato all’inizio dalle 12 stelle di Maria, mostrava che, solo su questa via, si poteva andare avanti. Noi cristiani abbiamo l’esperienza che l’unità è una cosa davvero divina, direi, che si deve e si può costruire con le forze, con i principi del Vangelo. Si può dire che la Chiesa, oggi, ha poche forze ma nel seno della Chiesa si sviluppano questi grandi movimenti ecclesiali – ce ne sono più di 100 - e questi movimenti sono un moderno cristianesimo pieno di vita. Questi movimenti si incontrano per lavorare e collaborare per costruire questa Unione Europea. Io penso che così, in questa direzione, c’è una speranza; senza valori, è evidente che non si può costruire niente attorno a noi. Anche nel secolo scorso, questi due grandi regimi comunista-nazista sono crollati perché non hanno avuto veramente le basi spirituali. Lo stesso si vede nel mondo di oggi. Allora, per questo, sono convinto che solo con i valori cristiani, spirituali, si può costruire l’Unione Europea.

[Fonte: RadioVaticana]


 

 

Uganda: l'arcivescovo di Gulu invoca la liberazione dei bambini soldato reclutati dai ribelli

Uganda, 1 Aprile 2009

L’Iniziativa di pace dei leader religiosi Acholi (Acholi Religious Leader's Peace Iniziative - ARLPI) ha chiesto alla comunità internazionale di intervenire per la liberazione dei bambini-soldato ancora detenuti dall’Esercito di Resistenza del Signore (Lord’s Resistance Army - LRA) di Joseph Kony. L’appello - riferisce l’agenzia Cisa - è stato lanciato dal presidente del movimento interreligioso da anni impegnato per la pacificazione della martoriata regione del Nord Uganda, mons. John Baptist Odama, arcivescovo di Gulu. Lo ha fatto intervenendo a una cerimonia di preghiera per la pace promossa dall’organizzazione non governativa “Invisibile Children” in ricordo delle vittime della strage compiuta dallo LRA nel 2004 nel campo profughi di Lukodi. Durante la cerimonia, presenziata anche dagli ambasciatori di Francia e della Repubblica Democratica del Congo e da un alto funzionario del governo degli Stati Uniti, il vescovo anglicano Nelson Onono-Onweng ha rivolto, da parte sua, un nuovo appello al leader ribelle a deporre le armi per riportare finalmente la pace nella regione. La guerra che ha insanguinato l’Uganda settentrionale dal 1986 ha causato circa 300 mila morti e un milione e mezzo di sfollati. Il processo di pace avviato a Juba nel 2006 con la mediazione dell’ONU, del Sudan e il sostegno dell’Unione Africana ha subito una battuta di arresto dopo il mandato di cattura emesso dal Tribunale Penale Internazionale dell’Aia (TPI) contro Kony che di conseguenza rifiutato di firmare l’Accordo finale di pace già pronto un anno fa. Intanto nelle mani delle sue milizie continuano a restare migliaia di ragazzi e ragazze rapiti e trasformati in macchine di morte o schiave sessuali. (L.Z.)


[Fonte: RadioVaticana]


 

Religione e Società. Una buona religione richiede una buona scienza

Bicentenario di Darwin 2009 - Nel 2009 ricorre il bicentenario della nascita di Charles Darwin. Riforma&Risveglio partecipa all’evento, proponendo nel corso dell’anno una serie di interventi, che affrontano con ottiche diverse il problema del rapporto tra scienza e fede.

di Malcom Brown

Direttore Missione e Affari Pubblici

 

Il problema dell'homo sapiens è che noi siamo soltanto umani. Le persone, così come le istituzioni, commettono errori, e le persone cristiane, così come le chiese, non fanno eccezione. Quando sorge una nuova, grandiosa idea che cambia il modo con cui la gente vede il mondo, è facile rendersi conto che ogni vecchia idea, quasi di sicuro, risulta sotto attacco e quindi lotta contro le nuove arrivate.

La chiesa ha commesso degli errori riguardo all'astronomia di Galileo, e se ne è resa conto. Alcuni ecclesiastici hanno ripetuto l'errore nel 1860 rispetto alla teoria della selezione naturale di Charles Darwin. Perciò è tanto importante ripensare all'impatto di Darwin sul pensiero religioso, allora come oggi - e il bicentenario della nascita di Darwin nel 1809 è una buona occasione per farlo.

Le teorie sollevano questioni morali

Se le idee di Darwin un tempo richiedevano di essere salvate da una difesa del punto di vista religioso, oggi esse possono aver bisogno di essere salvate dall'entusiasmo di alcuni fautori delle sue idee. Lo scienziato ha un dovere nei confronti della verità: è chiamato a non aver paura di scoprire come vanno le cose del mondo.

Ma come una teoria scientifica può essere usata, o i modi in cui le idee possono venire sviluppate politicamente o ideologicamente, sono responsabilità di una difficilmente definibile struttura di potere.

Il "Darwinismo" è diventato qualcosa di più grande di quanto non siano le stesse teorie di Darwin e solleva diverse questioni morali. Ciò non assolve la chiesa degli anni intorno al 1860 per avere attaccato Darwin, ma suggerisce che la questione è più profonda di quanto non sia il decidere su quale posizione voi vi sareste trovati riguardo allo storico dibattito tra Samuel Wilberforce, vescovo di Oxford, e il difensore di Darwin, Thomas Huxley.

Nulla del metodo scientifico contraddice l'insegnamento cristiano

Darwin è stato, sotto diversi aspetti, un modello di buon metodo scientifico. Egli ha osservato il mondo intorno a sé, sviluppato una teoria che cercava di spiegare ciò che egli vedeva, e quindi organizzato un lungo e faticoso processo di raccolta di evidenze che avrebbero supportato, contraddetto o modificato la sua teoria.

 Come risultato, la nostra comprensione del mondo si è dilatata; ma il processo scientifico continua. Nel campo della scienza le ipotesi vanno continuamente testate. Le generazioni susseguenti hanno costruito partendo dal lavoro di Darwin, ma non hanno svalutato in modo significativo la sua fondamentale teoria della selezione naturale.

Non vi è nulla qui che contraddica l'insegnamento cristiano. Gesù stesso invita gli uomini ad osservare il mondo che li circonda e a ragionare sulla base di ciò che vedono per comprendere la natura di Dio (Matteo 6:25-33).

Attraverso i secoli i teologi cristiani hanno perseguito la conoscenza del mondo e la conoscenza di Dio. Per Tommaso d'Aquino non vi erano problemi tra scienza e religione; entrambe sussistevano nella medesima sfera e col medesimo fine, la gloria di Dio. Mentre i cristiani credono che la Bibbia contenga tutto ciò che noi dobbiamo conoscere per essere salvati dai nostri peccati, non pretendono che essa sia un compendio di tutto il sapere.

Gesù stesso rendeva consapevoli i suoi discepoli sul fatto che vi erano molte cose che egli avrebbe potuto dire loro e che lo Spirito di verità li avrebbe guidati nella verità (Giovanni 16:12-13).

Non vi è ragione di dubitare che Gesù conduca il popolo verso la verità attraverso l'opera degli scienziati, così come di altri; e molti scienziati sono motivati nel loro lavoro dalla percezione della profonda bellezza della creazione. Tuttavia è bene ricordare che le teorie scientifiche possono essere a loro volta superate, allorché le vecchie idee sono in grado di dimostrare che hanno un valore permanente. La maggior parte di noi fa riferimento a qualche versione della fisica newtoniana e comprende poco della teoria dei Quanti. I principi newtoniani sono sufficienti per la maggior parte delle nostre necessità quotidiane - ma ora noi sappiamo che non possiamo puntare troppo su di essi, giacché vi è una quantità di cose che non sono in grado di spiegare in modo adeguato.

Oggi la reazione sembra fuorviata

La meticolosa applicazione di Darwin riguardo alla ricerca basata sui principi dell'evidenza non fa problema. La sua teoria venne percepita come offesa perché sfidava il principio che Dio avesse creato gli esseri umani in modo completamente differente rispetto alla creazione del rimanente mondo animale.

Ma mentre non è difficile rendersi conto del perché il pensiero evoluzionista all'epoca fosse percepito come offensivo, riflettendoci esso non ci appare come un'idea così distruttiva.

 Certo, i cristiani credono che Dio si sia incarnato in un essere umano, nella persona di Gesù; e ciò sarebbe la dimostrazione di un amore speciale di Dio per l'umanità. Ma come potrebbe questa relazione particolare essere minata solo perché abbiamo sviluppato una diversa comprensione dei processi che hanno portato l'umanità ad essere quella che è? E' difficile scacciare il pensiero che la reazione contro Darwin fosse in gran parte basata su una reazione emotiva, quando egli suggerì una discendenza degli umani dalle scimmie.

Ma se oggi questa reazione è considerata ingiusta, può essere che Wilberforce e gli altri abbiano intravisto un'immagine minacciosa di come le teorie di Darwin possano essere fatte oggetto di appropriazione indebita e del danno che ne potrebbe derivare. Anche se essi erano ciechi di fronte al futuro, rimane il fatto che l'eredità di Darwin (piuttosto che la sua propria azione) ha presentato un lato d'ombra.

Applicazione sociale impropria di Darwin

Se l'evoluzione continua, e l'umanità come la conosciamo non è il punto finale del processo, non è difficile scivolare verso un ottimismo piuttosto istintivo, che vede la razza umana migliorarsi senza sosta. Nonostante l'incessante espansione del nostro sapere tecnologico, anche una superficiale ma onesta osservazione della storia umana mina qualsiasi idea di un costante progresso morale.

Il progresso umano in termini di valore tecnologico e di risultati non ci ha, nella visione dei più, liberato dai nostri fardelli. I cristiani credono che ogni cosa che ci riguarda sia imprigionata dal peccato e che solo attraverso la morte e resurrezione di Gesù possiamo procedere al di là di ciò che ci limita, verso un'esistenza più piena e umana. E i cristiani non sono gli unici ad essere scettici riguardo all'idea che l'evoluzione significhi progresso morale.

La selezione naturale, come strumento per comprendere i processi fisici evolutivi attraverso migliaia di anni, ha un senso. Traducete ciò in una mal compresa nozione di "sopravvivenza del più forte" attraverso un processo giorno per giorno, e l'evoluzione si combina con una teoria sociale secondo la quale il debole è destinato a perire - quanto di più lontano dalla visione cristiana che scaturisce dal Magnificat (Luca 1:46-55).

 Questo "Darwinismo sociale", secondo cui i forti prosperano e i deboli sono fuori gioco, è tuttavia l'esatto contrario di ciò che Darwin stesso pensava riguardo alle relazioni umane. Da tale impropria applicazione nel sociale delle teorie di Darwin sono emerse insidiose forme di razzismo e altre espressioni di discriminazioni, tanto più orribilmente potenti per il fatto di avere alle spalle l'apparenza di "verità" scientifiche.

L'immenso successo di Darwin fu di sviluppare una grande teoria che consentì di spiegare aspetti del mondo che ci circonda. Ma usare ciò come una teoria onnicomprensiva è travisare l'opera di

Darwin. Il problema è che la sua teoria della selezione naturale è stata così efficace all'interno della comunità scientifica, e così facilmente compresa a grandi linee da tutti, fino a essere gonfiata come teoria generale per qualunque cosa - e ciò non è solo erroneo, ma pericoloso.

 

La capacità di amare è compatibile con Darwin

I cristiani tenderanno a sottolineare, piuttosto, la capacità umana di amore, altruismo e sacrificio di sé. Non vi è nulla qui, in principio, che contraddica la teoria di Darwin. L'umanità ha acquisito la capacità di riflettere, di immaginare e di ragionare, partendo da ciò che è conosciuto a ciò che non lo è ancora. Alcuni animali possono avere queste capacità a livello molto rudimentale, ma la capacità dell'uomo è talmente grande da risultare effettivamente unica. E' la nostra capacità di immaginare gli altri, non solo come corpi ma come persone, che ci distingue. E' questo soprattutto che ha reso capace la mente umana e di conseguire grandi risultati. E se questa capacità - che noi possiamo definire come capacità di amare - coesiste con le idee di Darwin di selezione naturale, ciò suggerisce l'idea che la nostra capacità come specie di agire in modi che sembrano andare contro il nostro personale interesse, paradossalmente ci ha reso idonei a sopravvivere come "adatti" rispetto al nostro contesto e ambiente.

Perciò il riduzionismo pseudo-darwiniano, che eleva la coscienza di sé a valore e celebra il potere e il dominio, non è solo un non comprendere Darwin, ma può addirittura contribuire al declino dell'uomo, erodendo quegli aspetti dell'essere umano che ci hanno procurato tanti vantaggi naturali. Perfino la più sofisticate versioni di "Darwinismo sociale", che interpretano i comportamenti umani come lotta per il dominio e la massimizzazione del vantaggio genetico attraverso le generazioni, rischiano di rappresentarci con l'immagine di un essere umano dipinto come schiavo di qualche genere di imperativo evoluzionista, quasi noi fossimo programmati secondo schemi che non siamo in grado di governare.

 Ma il punto della selezione naturale è che proprio nell'essere pienamente umani noi dimostriamo il nostro star bene. Ed essere pienamente umani significa rifiutare di abdicare alla nostra capacità di agire verso noi stessi o con amore e sfidare i sottili concetti di razionalità che equiparano l'essere "razionali" al proprio interesse materiale. E' vitale che le teorie di Darwin siano protette da progetti politici e ideologici che sono più orientati a controllare l'immaginazione umana di quanto non siano aperti a una buona scienza.

Capire dove la cultura minaccia il cristianesimo

Tutto ciò che ho detto è contestato in taluni ambienti. Esistono correnti cristiane che ancora si oppongono alle teorie evoluzionistiche in nome della propria fedeltà e - l'altro aspetto del problema - molti ritengono che le teorie di Darwin abbiano fatalmente minato il credo religioso, per cui rifiutano ogni compromesso tra l'una e l'altro. Perché accade ciò?

La Chiesa d'Inghilterra nel 1860 si trovò ad affrontare delle sfide portate al suo precedente predominio.

Liberi pensatori e cristiani non conformisti contrastavano il potere della chiesa istituzionale - allorché Darwin si presentò sulle scene. Erano tempi travagliati per gli anglicani, e quando il potere mondiale è considerato come dato da Dio, le sfide a tale potere sono percepite come sfida a Dio.

Ciò che era vero per gli anglicani nel 1860 è ancora vero per vari tipi di cristiani oggi, quantunque (dipende in quale parte del mondo vi trovate) la sfida possa essere percepita come proveniente dall'Islam radicale, dal secolarismo, dal consumismo o dall'ateismo. Le culture entro le quali i cristiani si sforzano di essere fedeli sono largamente viste come ostili, almeno sotto alcuni aspetti, e il discepolato significa, a certi livelli, rimanere fermi contro certe tendenze della società.

Il problema per tutti i cristiani è capire dove le culture circostanti sono realmente una minaccia e dove esse sono compatibili con la comprensione che abbiamo di Dio.

Perché la "scienza" è stata considerata come capace, in senso lato, di offrire una teoria generale riguardante ogni cosa; perché alcuni scienziati hanno incoraggiato questa pretesa; forse perché noi tutti sappiamo quanto siamo pieni di fiducia riguardo alle idee scientifiche di cui abbiamo scarsa conoscenza e che ci rendono timidi a causa della nostra ignoranza; e forse perché le chiese non sono state capaci di insegnare alla gente a vedere Dio all'opera nel mondo contemporaneo - per tutte queste ragioni, e anche per altre, una parodia della scienza è diventata punto di convergenza per taluni aspetti di disagio sociale.

Nella misura in cui la pratica della scienza presenta la sua faccia arrogante, è il caso che la scienza stessa dia una risposta. Nella misura i cui il "Darwinismo sociale" ha ridotto la nostra consapevolezza di esseri umani con le loro relazioni, sorgono autentici problemi di indirizzo. Ma prima di tutto è importante riconoscere che il fervore anti-evoluzionista presente in alcuni angoli delle chiese può essere un qualche genere di fuga per altre insoddisfazioni; e forse, più di tutto, una indicazione del fallimento delle chiese a narrare la propria storia - la storia di Gesù - con convinzione, in modo tale da agire con quel poco di mondo che Dio ha rivelato, sia attraverso la Bibbia che il lavoro di scienziati del calibro di Darwin.

Accostamento fra Darwin e la fede cristiana

A un professore di biologia presso una Università del Kansas chiesi come se la cavasse nell'insegnare le teorie di Darwin a studenti le cui chiese di appartenenza insistevano nel sostenere che l'evoluzione è un'eresia e le cui scuole sostenevano il creazionismo. "Nessun problema", rispose, "i ragazzi sanno che se vogliono ottenere un buon posto di lavoro necessitano di un diploma, e se vogliono un diploma devono applicarsi con la teoria dell'evoluzione. Il creazionismo riguarda la chiesa, per quanto essi ne siano coinvolti. Qui, essi sono darwinisti".

Forse egli era eccessivamente cinico. Ma anche metteva in evidenza che i giovani non possono vivere nell'integrità - giusto l'opposto di come i cristiani sono chiamati a vivere. Né un'integrità può essere trovata sia ricusando le idee di Darwin in toto, sia elevandole a una generale teoria che riduce l'umanità alla somma dei nostri impulsi evoluzionistici. Per il bene dell'integrità umana - e di conseguenza per il bene di una buona vita cristiana - un incontro tra Darwin e la fede cristiana è essenziale.

Charles Darwin: duecento anni dopo la tua nascita la Chiesa anglicana ti deve delle scuse per non averti compreso e, a causa della nostra prima reazione sbagliata, per avere incoraggiato anche gli altri a non comprenderti. Noi cerchiamo di praticare l'antica virtù della "fede che cerca di comprendere" e speriamo che ciò faccia ammenda. Ma la lotta a favore della tua reputazione non è ancora finita, e il problema non sono i tuoi oppositori religiosi, ma coloro che con falsità ti reclamano a sostegno dei loro interessi. Una buona religione deve lavorare in maniera costruttiva con una buona scienza - e io oso dire che anche l'opposto può essere altrettanto vero.

[trad. Aurelio Penna]

[Fonte: Church of England in ICN-News.org]

 


 

 

G20. Da Londra l'appello dei leader religiosi

La lettera firmata da leader cristiani, ebrei, musulmani, indù, sikh, buddhisti e ba'hai richiama le promesse fatte ai più poveri nel mondo


Londra, 31 Marzo 2009

E' firmata da leader cristiani, ebrei, musulmani, indù, sikh, buddhisti e ba'hai e ricorda ai Paesi del G20 gli impegni presi per raggiungere gli obiettivi del millennio. I leader religiosi della Gran Bretagna, Paese che ospita il G20 che si apre il 2 aprile, hanno mandato una lettera ai capi di governo chiedendo che non siano i più poveri nel mondo a pagare il prezzo più alto della crisi.

Il vertice del G20, l'incontro tra i capi di Stato e di governo dei Paesi del G8 e delle altre economie emergenti (Cina, India, Brasile, Sudafrica...) si concentrerà sul tema della crisi finanziaria globale. E i leader religiosi del Regno Unito hanno deciso di richiamare l'attenzione su alcune promesse fatte dalla comunità internazionale per raggiungere gli obiettivi del millennio. Tra i firmatari ci sono anche il Primate Anglicano Rowan Williams e i cardinali cattolici Cormac Murphy O'Connor e Patrick O' Brien.

I leader religiosi invitano innanzi tutto alla preghiera, riferisce oggi il sito
Missionline: «Abbiamo tutti un ruolo cruciale da svolgere - scrivono - per ritrovare quel senso dell'equilibrio che abbiamo perso e tenere insieme le esigenze del mercato che aiuta a generare prosperità con l'esigenza morale di salvaguardare la dignità umana di tutti».

In questo senso i firmatari - in un momento così difficile - si fanno voce in particolare dei
più poveri del mondo, chiedendo che non siano loro a pagare il prezzo più alto della crisi. «Vogliamo attirare la vostra attenzione - scrivono ai leader che parteciperanno al G20 - su alcune delle promesse fatte dalla comunità internazionale in tempi recenti, che noi abbiamo appoggiato con convinzione, ma che ora rischiano di essere rinviate per via della pressante preoccupazione di riparare i danni dei mercati». In particolare il documento si sofferma sugli Obiettivi del Millennio, i grandi impegni sulla lotta alla povertà adottati dalle Nazioni Unite nel 2000 riguardo a temi come la sanità, le risorse idriche, l'accesso all'istruzione nei Paesi poveri.

«La comunità internazionale» si legge ancora «ha preso impegni importanti nei confronti dei Paesi in via di sviluppo. Gli Obiettivi del Millennio sono una scelta di fondamentale importanza e non possono essere dimenticati ora. Anche in questi momenti difficili invitiamo con forza i leader del G20 a tenere fede agli impegni che hanno preso con i più poveri del mondo. Abbiamo ancora bisogno di trovare strade che permettano davvero ai paesi più poveri di imboccare la loro via della prosperità. Da parte nostra riteniamo che le promesse fatte ai poveri siano particolarmente sacre».

«I leader dei Paesi del G20» conclude il testo «sono guidati dalla preoccupazione di ricreare stabilità nell'economia globale. Noi preghiamo affinché le loro decisioni siano attente alla necessità di proteggere i vulnerabili da una nuova ingiustizia e di rispettare gli impegni che essi hanno preso in tempi più tranquilli».

 

[Fonte: Vita.it]

 

 



Il vescovo scomodo toglie il disturbo e si dimette

 

Rochester, 30 Marzo 2009

Ufficialmente, stando a quanto dichiarato da un suo portavoce, Nazir-Ali, vescovo anglicano di Rochester da quasi 15 anni, si dimette, entro la fine dell'anno, per dedicarsi alla chiesa perseguitata. "Spera di lavorare insieme con alcuni leader cristiani in aree dove la chiesa è sotto pressione, in particolare là dove è una minoranza. Gli è stato chiesto di aiutarli nella formazione".
La verità delle sue dimissioni (sarebbe potuto rimanere alla guida della diocesi per un'altra decina d'anni) sta probabilmente nell'atmosfera d'intimidazioni e minacce dal mondo musulmano per la sua posizione contro lo sviluppo dell'Islam in Gran Bretagna. E' lui il prelato anglicano che l'anno scorso aveva denunciato l'esistenza nel Regno Unito di "zone vietate" ai non-musulmani ed è sempre lui il vescovo che aveva criticato le affermazioni del suo capo, l'arcivescovo di Canterbury, quando aveva dichiarato che l'introduzione delle leggi coraniche in Gran Bretagna era inevitabile. Come risultato, dr. Nazir-Ali, il vescovo senza peli sulla lingua sul reale pericolo del radicamento dell'Islam nella cultura occidentale, aveva ricevuto minacce che "non sarebbe vissuto a lungo" se avesse continuato a criticare l'Islam.
Non è escluso che il vescovo nel mirino dell'intolleranza abbia deciso di togliere il disturbo e dimettersi. Una vittoria della Islamizzazione d'Europa?

 

[Fonte: ICN-News.org]

 



 

Il governo apre ad una “pausa umanitaria” per soccorrere i civili

La dichiarazione giunge dopo una riunione informale del Consiglio di sicurezza dell’Onu in cui gli Usa hanno accusato Colombo di bombardare la no-fire-zone, e le Tigri tamil di usare i civili come scudi umani.


Colombo, 30 Marzo 2009

“Il governo dello Sri Lanka è pronto per una ‘pausa umanitaria’ nella zona del conflitto ed acconsente all’ingresso di una unità di crisi internazionale a patto che questa aderisca strettamente alle modalità indicate dallo Sri Lanka”. Keheliya Rambukwella, portavoce del ministero della Difesa, ha dichiarato la disponibilità dell’esecutivo di Colombo ad una sospensione momentanea delle attività militari per favorire il soccorso ai civili intrappolati nella zona di guerra.
 
L’apertura del governo giunge dopo una riunione informale del Consiglio di sicurezza dell’Onu, svoltasi il 27 marzo, in cui gli Usa hanno accusato Colombo di non mantenere la promessa di evitare bombardamenti sulla no-fire-zone, e denunciato che il Liberation Tigers of Tamil Eelam (Ltte) continua ad usare i civili come scudi umani tenendoli in ostaggio nell’area teatro del conflitto.
 
La possibile sospensione momentanea delle attività militari giungerebbe dopo ripetuti appelli della comunità internazionale e soprattutto dei cristiani e della società civile dell’isola. Da mesi infatti vescovi cattolici e anglicani insieme a attivisti dei diritti civili e rappresentanti della Croce rossa internazionale denunciano le condizioni disperate dei profughi intrappolati dalla guerra il cui numero è stimato tra le 150 mila e 200 mila persone.
 
Rambukwella sottolinea che già a gennaio l’esecutivo guidato da Mahinda Rajapaksa di era detto disponibile ad una tregua di 48 ore resa però impossibile dai ribelli tamil che non avevano sospeso le attività militari. Il portavoce del ministero della difesa ha affermato inoltre che l’esercito ha sospeso le incursioni aeree e l’utilizzo di artiglieria pesante per evitare violenze sui civili, ma ha anche sottolineato che questo espone i militari agli attacchi dei ribelli Ltte che “stanno usando questa scelta per avvantaggiarsi attaccando le forze di sicurezza nascondendosi dietro i civili”.

[Fonte: AsiaNews]

 


 

Vescovi cattolici e anglicani: nel Vanni civili disperati; aiuti subito

I presuli chiedono al governo e ai ribelli tamil di “compiere passi immediati per alleviare le sofferenze dei civili” e di non nascondersi dietro “all’infinito dibattito” sul numero reale degli sfollati. Tra le richieste, anche quella di permettere ai religiosi di entrare nel Vanni con Onu e Croce Rossa. 

 

Colombo, 26 Marzo 2009 

Vescovi cattolici ed anglicani si appellano e governo e ribelli tamil: i civili del Vanni sono “disperati” e non “si possono ritardare oltre gli aiuti”. I leader cristiani ribadiscono “l’immediata e urgentissima necessità di riconoscere la drammatica crisi umanitaria”. Invece di continuare ad alimentare “l’infinito dibattito” sul reale numero dei civili intrappolati nella regione, affermano i vesccovi, è necessario “compiere passi immediati per alleviare le loro sofferenze”.

A firmare l’appello rivolto alle due parti in conflitto e a tutte le forze politiche del Paese sono i vescovi cattolici mons. Thomas Savundranayagam, di Jaffna, mons. Rayappu Joseph, di Mannar, e mons. Norbert Andradi, di Anuradhapura. Con loro anche i vescovi anglicani Kumara Illangasinghe, di Kurunagala, e Duleep de Chickera di Colombo.

I vescovi riconoscono che la zona di sicurezza sulla fascia costiera sta rivelandosi un importante strumento per sottrarre gli sfollati alle violenze della guerra, e ringraziano il governo per aver organizzato il trasporto di feriti e malati verso Trincomalee. Nel contempo chiedono però “un ulteriore ampliamento del divieto di utilizzo di artiglieria pesante e di bombardamenti indiscriminati nelle zone in cui risiedono i civili”.

Al governo, alle Tigri tamil e a tutti i partiti, i presuli chiedono “il coraggio e l’umiltà” di accordarsi per garantire l’invio di aiuti alimentari attraverso il Programma alimentare mondiale sino a quando sarà necessario; continuare a permettere al Comitato internazionale della Croce Rossa di trasportare malati e feriti negli ospedali in grado di soccorrerli; negoziare un cessate il fuoco che permetta ai civili di abbandonare la zona degli scontri; permettere a Nazioni Unite, Croce Rossa, organizzazioni umanitarie accreditate e rappresentanti di tutte le religioni di accedere alla regione del Vanni per monitorare l’evacuazione degli sfollati e contribuire alle operazioni di soccorso.

[Fonte: AsiaNews]



Uganda: cattolici, anglicani ed ortodossi uniti contro la corruzione

 

Uganda, 26 Marzo 2009

I pubblici ufficiali corrotti stanno mandando in rovina l’Uganda; il governo e la popolazione dovrebbero agire in fretta per porre fine a questa piaga. Così, in sintesi, l’Uganda Joint Christian Council (UJCC), organismo che racchiude esponenti cattolici, anglicani ed ortodossi, lancia l’allarme sulla corruzione che attanaglia il Paese. In una nota diffusa nei giorni scorsi, l’UJCC sottolinea che la corruzione e l’abuso d’ufficio sono il risultato “della decadenza morale e della depravazione” e dovrebbero essere combattute “con vigore e senza sosta, di casa in casa, di strada in strada, di comunità in comunità e di istituzione in istituzione”. Ribadendo che le persone corrotte agiscono contro la volontà del Signore, i leader dell’UJCC si dicono “profondamente rattristati dal fatto che l’Uganda stia perdendo miliardi di scellini, ogni anno, a causa della corruzione di pubblici ufficiali, inclusi coloro che hanno perfezionato l’arte dell’inganno attraverso il pagamento per un lavoro scadente o non portato a termine”. Questo spiega, si legge ancora nella nota, il perché di “edifici fatiscenti, di strade disastrate e di medicinali carenti nei centri sanitari nazionali”. Di qui, l’appello a tutti i leader religiosi perché diano il via alla “lotta contro la corruzione, sensibilizzando i cittadini dell’Uganda”. “Chiediamo al governo – continua la nota – di portare davanti alla giustizia coloro che perpetrano la corruzione, recuperando i fondi pubblici ed i beni sottratti indebitamente, e di approvare provvedimenti di legge, ancora in sospeso, cruciali per la lotta” contro questa piaga. “La battaglia non sarà facile – conclude l’UJCC – ma è necessaria, se vogliamo assicurare un futuro alle giovani generazioni ed ai loro discendenti”. (I.P.)


[Fonte: RadioVaticana]

 


 

El Salvador: Celebrato Mons. Romero, Funes Promette Aiuti Ai Poveri

 

Roma, 25 marzo 2008

E' ancora vivo in Salvador, all'indomani anche di una storica vittoria politica, il ricordo di monsignor Oscar Romero, vittima della dittatura politica del suo paese e dell'isolamento al quale fu costretto dalle alte gerarchie della Chiesa Cattolica. Ieri sono state migliaia le persone che hanno sfilato per le strade della capitale fino alla cappella dell'Ospedale della Divina Provvidenza dove fu ucciso il 24 marzo del 1980 da un sicario, per aver denunciato pubblicamente l'ondata di repressione e violenza messa in atto dall'esercito. Una lunga coda si e' poi formata lungo la cattedrale di San Salvador, dove si trovano i resti del vescovo che viene gia' definito dai fedeli (del Salvador ma anche di tutta l'America Latina) ''San Romero d'America''. La causa di beatificazione avviata dal Vaticano nel 1997 non sembra fare molti progressi, gli esponenti della teologia della liberazione non sono infatti cosi' popolari presso i vertici della Chiesa, ma paradossalmente Romero viene gia' commemorato come martire dalla Chiesa anglicana e da quella luterana. In un messaggio inviato dal Brasile, dove si trova in visita ufficiale, il nuovo presidente eletto del Salvador, Mauricio Funes, ha assicurato che i cinque anni del suo governo renderanno onore al vescovo Romero. ''Il nostro vescovo martire aveva detto che la Chiesa in Salvador non poteva che avere un'opzione preferenziale per i poveri. Durante la mia presidenza i favoriti saranno i piu' vulnerabili e gli esclusi'', scrive Funes nel messaggio. Con la sua vittoria alle elezioni presidenziali del 15 marzo scorso, Funes ha messo fine a 20 anni di governo dell'Alianza Republicana Nacionalista' (Arena). Secondo la Commissione della Verita' delle Nazioni Unite - creata per fare luce sulle atrocita' del conflitto salvadoregno - fu proprio il maggiore dell'esercito Roberto D'Aubuisson, fondatore della storica formazione di destra Arena a ordinare l'uccisione di Romero.

[Fonte: ASCA su YahooNotizie]



 

Il Vescovo Gene Robinson aprirà le cerimonie di Obama Washington

Mentre Bush si congeda, un vescovo episcopale apertamente gay salirà sulla scalinata del Lincoln Memorial a Washington. Il reverendo Gene Robinson pronuncerà la preghiera che domenica prossima, alla presenza di Barack Obama, darà il via ai festeggiamenti dell'Insediamento.

 

Washington, D.C., 13 Gennaio 2008

62 anni, divorziato, padre di due figlie e due volte nonno, Robinson fu consacrato tra forti polemiche nel 2003 Vescovo del New Hampshire e l'anno scorso ha celebrato l'unione civile con Mark Andrews, l'uomo che da 19 anni è il suo compagno di vita.


La campagna di Obama ha smentito che l'incarico affidato al vescovo apertamente omosessuale sia una risposta alle polemiche suscitate per la scelta di Rick Warren, un pastore evangelico che ha paragonato i matrimoni omosex «alle nozze incestuose tra fratello e sorella», per la benedizione del giuramento il 20 gennaio. «Robinson era nei programmi prima che arrivassero le critiche su Warren», ha detto una fonte vicina a Obama.
«È un gesto di dialogo per unire l'America», aveva proclamato lo stesso presidente eletto in una conferenza stampa a metà dicembre a Chicago. Lo stesso impegno al dialogo ha indotto Obama ad un altro gesto di apertura e integrazione: il 21 gennaio sarà per la prima volta una donna prete, la reverenda Sharon Watkins, a pronunciare la predica del National Prayer Service, il tradizionale appuntamento interconfessionale che chiude il calendario dell'insediamento.


Intanto ieri Bush, nel suo bilancio di fine mandato, ha difeso con vigore le sue scelte ammettendo anche qualche errore. E ha avvertito Barack Obama: la minaccia più grande resta quella di un attacco terroristico in patria. Bush è apparso particolarmente animato nel negare che sotto il suo mandato sia stato danneggiato «il prestigio morale dell'America» con vicende come Guantanamo e le torture ai presunti terroristi. «La gente sa che l'America sta sempre dalla parte della libertà - ha replicato - Certo c'è chi in Europa ha detto che non avremmo dovuto iniziare la guerra in Iraq senza un mandato, ma si tratta di pochi paesi».


Bush ha detto che la Corea del Nord e l'Iran «sono ancora paesi pericolosi». E che se la democrazia riuscirà a sopravvivere in Iraq anche nel lungo termine resta una questione aperta. Alla richiesta di indicare i suoi maggiori errori, il presidente Usa ha indicato: lo striscione «Missione Compiuta» pochi mesi dopo l'inizio della guerra in Iraq, il linguaggio a volte troppo aggressivo (tipo »lo prenderemo vivo o morto«), le torture del carcere di Abu Ghraib e il mancato ritrovamento delle armi di distruzione di massa in Iraq, una battaglia per la riforma della Sicurezza Sociale che non è andata da nessuna parte.

[Fonte: ilTempo.com]

 


 

Un Bazar di beneficenza nella Chiesa anglicana di Palermo

 

Palermo, 27 Novembre 2008

Si terrà anche quest’anno il consueto bazar natalizio di beneficenza organizzato dalla Chiesa Anglicana di Holy Cross, a Palermo. Sabato, dalle 15:30 alle 19, nei locali di via Mariano Stabile 118/B, i volontari riceveranno il pubblico e venderanno i loro prodotti.

Obiettivo è quello di raccogliere fondi per l’Associazione Recupero bambini Cerebrolesi, un progetto di sostegno in Madagascar, due progetti in sostegno delle vedove e dei ragazzi indiani e la manutenzione della stessa chiesa.

Libri usati sia in lingua italiana che in lingua inglese, cartoline e decorazioni di Natale: ecco cosa troveranno i visitatori al loro ingresso. Ognuno di loro, inoltre, potrà prendere parte a un rinfresco ed entrare maggiormente nel clima festivo grazie al Babbo Natale presente al bazar.

Jacquelyn Matranga, church warden (amministratrice laica della parrocchia) di Holy Cross, ci dice: “Questo bazar si svolge a Palermo da tanti anni. Io mi sono trasferita qui negli anni ’70 e la comunità era già piuttosto attiva. Con questa iniziativa intendiamo dare una mano a chi ne ha bisogno. Il 21 dicembre, durante la messa domenicale, faremo una colletta. I soldi raccolti saranno aggiunti a quelli del bazar, divisi in parti uguali e destinati ai bambini, al Madagascar, alle vedove e ai ragazzi indiani e alle riparazioni da effettuare nella nostra chiesa”.

Per ottenere maggiori informazioni è possibile consultare il sito internet: www.chiesaanglicanapalermo.it

[Fonte: Siciliaonline.it]

 


 

Desmond Tutu a Tremonti: Non tagli i fondi della Cooperazione Internazionale

 

Roma, 27 Ottobre 2008

'Famiglia Cristiana' di questa settimana pubblica la lettera che Desmond Tutu, il primo Arcivescovo Anglicano nero di Citta' del Capo, in Sudafrica, premio Nobel per la pace nel 1984, ha scritto lo scorso 16 settembre al ministro dell'Economia Giulio Tremonti, pregandolo di "non tagliare i fondi destinati alla cooperazione, scaricando sui poveri del mondo gli effetti della crisi". Non avendo ottenuto risposta, ha deciso di rendere pubblico il suo appello-denuncia, informa il settimanale cattolico.

[Fonte: Adnkronos - Ign]

 


 

Polemiche su Festa per il Fratello del Papa

 

Berlino, 26 Ottobre 2008

Il vescovo di Ratisbona ha annunciato lo stanziamento di 100 mila euro per la festa di compleanno di Georg Ratzinger, fratello del Papa. Per i suoi 85 anni, il 15 gennaio prossimo, il fratello maggiore dal papa ha in programma di recarsi in Vaticano con 127 orchestrali e di eseguire un concerto nella Cappella Sistina. Il vescovo ha annunciato che paghera' il viaggio a Roma di 90 coristi e 37 musicisti, ma e' stato criticato perche' la somma sara' prelevata dai fondi per le opere religiose.

[Fonte: ANSA.it]

 


 

Sinodo dei vescovi cattolici: «Le donne annuncino la parola di Dio»

 

 

Citta' del Vaticano, 25 Ottobre 2008

La Chiesa cattolica è pronta a riconoscere un ruolo più attivo delle donne nella lettura della Bibbia e più in generale nell'annuncio della Parola di Dio: il sacerdozio femminile resta precluso, certo, ma la proposta di un ministero per le «lettrici» appare una delle più innovative emerse dal dodicesimo sinodo dei vescovi che si è chiuso sabato in Vaticano, dopo tre settimane di dibattito sul tema della Parola di Dio. Un confronto serrato tra i 253 ecclesiastici provenienti da ogni angolo del pianeta, due terzi dei quali per la prima volta partecipanti a un sinodo e fotografia di una Chiesa cattolica che, pur riaffermando con forza i suoi principi di fondo nell'intento di arginare derive fondamentaliste e teologi dissidenti, cerca di adeguarsi ai tempi che cambiano, partecipare alla vita pubblica e aprire a un dialogo interreligioso a tutto campo ma a precise condizioni.

LE PROPOSTE - Dopo il messaggio finale rivolto al «popolo di Dio», diffuso venerdì, l'assemblea ha consegnato a Benedetto XVI 55 «propositiones», scritte in latino e strettamente riservate, sulla base delle quali il Papa redigerà, come di consueto, una «esortazione post-sinodale». Le proposte, diffuse in una traduzione italiana «non ufficiale», sono state illustrate in una conferenza stampa da alcuni padri sinodali, tra cui il relatore, card. Marc Ouellet. L'istituzione di un apposito «ministero non consacrato», una sorta di riconoscimento istituzionale, per le donne laiche impegnate nell'opera pastorale è menzionata alla proposizione numero 17: «i Padri sinodali riconoscono e incoraggiano il servizio dei laici nella trasmissione della fede. Le donne, in particolare, hanno su questo punto un ruolo indispensabile soprattutto nella famiglia e nella catechesi. Infatti, esse sanno suscitare l'ascolto della Parola, la relazione personale con Dio e comunicare il senso del perdono e della condivisione evangelica. Si auspica - conclude il documento - che il ministero del lettorato sia aperto anche alle donne, in modo che nella comunità cristiana sia riconosciuto il loro ruolo di annunciatrici della Parola».

IL RUOLO DELLE DONNE - In realtà la lettura della Bibbia durante la messa da parte di donne è già ampiamente diffusa, ma la proposta, preannunciata nei giorni scorsi dal presidente del Pontificio consiglio per la Cultura, mons. Gianfranco Ravasi, va oltre, chiedendone il riconoscimento istituzionale, nell'ambito di un maggiore riconoscimento dei laici nella diffusione della Parola. «E, visto che si parla di laici - hanno spiegato i padri sinodali che hanno illustrato le proposizioni - non vi è motivo per escludere le donne» le quali, anzi, possono avere un ruolo chiave, per natura e rappresentanza sociale, nella famiglia e nella catechesi. E una particolare attenzione ai 'diritti delle donnè risuona anche tra i temi suggeriti per un dialogo con l'Islam. Sullo sfondo, il tema centrale del Sinodo, volto a riaffermare la centralità delle Scritture «dono dello Spirito santo alla Chiesa» e che in questa «hanno il loro luogo ermeneutico proprio» (insomma, attenzione alle interpretazioni delle sette in senso fondamentalista e no a quelle individuali). Altre proposizioni riaffermano la centralità della liturgia, chiaro assunto ratzingeriano, e la necessità di superare il dualismo tra 'esegesi e teologià, ricreando una unità tra fede e ragione nel tracciato del Magistero. Molti sono stati, durante il sinodo, i richiami ai «professori» che se ne sono allontanati, soprattutto tra i teologi tedeschi fautori del metodo storico-critico.

[Fonte: Corriere.it]

 

 



La stampa israeliana: «Contrasti in Vaticano sulla beatificazione Pio XII»

 

Tel Aviv, 24 Ottobre 2008

C'entra ben poco la didascalia sotto l'immagine di papa Pio XII al Museo dell'Olocausto di Gerusalemme, nella tempesta che nell'ultima settimana ha turbato le relazioni fra Israele e Vaticano. A sostenerlo è un editorialista del quotidiano israeliano Haaretz, che prospetta invece l'idea di un grande contrasto sorto in seno alla Santa Sede.

Secondo Adi Schwartz, autore dell'articolo, tale contrasto si sarebbe aperto tra papa Benedetto XVI, «che pure è considerato da osservatori esterni come un Pontefice conservatore» ed elementi «conservatori in modo particolare». Fra i quali Schwartz menziona Padre Gumpel, il relatore della causa di beatificazione di Pacelli che sabato scorso aveva detto che, finché la didascalia fosse rimasta sotto l'immagine di papa Pacelli nel Museo Yad Vashem, Ratzinger non si sarebbe più recato in Israele. Tali ambienti, scrive Haaretz, da 40 anni lottano per la beatificazione di Pio XII.

«Non si tratta solo di rendere onore alla figura di Pio XII - continua l'articolo - L'establishment della Chiesa non può accettare una situazione in cui un punto interrogativo resti sollevato sulle attività del Vaticano durante la seconda guerra mondiale». Papa Bendetto XVI, nell'analisi del giornale, si trova dunque a procedere sul filo del rasoio, stretto fra le pressioni interne della Chiesa da un lato, e dalla necessità di rispettare i sentimenti degli ebrei dall'altro.

Ieri il ministro israeliano per le Questioni sociali, Yitzhak Herzog, aveva dichiarato «inaccettabile» il progetto di beatificazione di Pio XII.

 

[Fonte: ilMessaggero.it]

 



Scomunicato da Giovanni Paolo II, è ora Presidente dell'Assemblea dell'ONU

 

New York, 23 Ottobre 2008

Ha perdonato sia gli americani, che negli anni Ottanta cercarono di assassinarlo col cianuro, sia il Vaticano, che lo scomunicò ai tempi di papa Giovanni Paolo II, col beneplacito dell'allora cardinale Ratzinger. È certo che a chiamarlo al Palazzo di Vetro sia stato Dio e non ha dubbi circa la sua missione: «Realizzare la mia vocazione sacerdotale di missionario di Dio al servizio dei poveri e diseredati; costruire la pace e la giustizia nel mondo». «La verità più importante da cui dipende la nostra stessa sopravvivenza è che siamo tutti fratelli e sorelle», racconta al Corriere Miguel D'Escoto, il prete cattolico ed ex ministro degli Esteri del governo sandinista nicaraguense di Daniel Ortega che il mese scorso è stato eletto presidente della 63esima Assemblea generale dell'Onu. La stessa che venerdì ha bocciato l'ingresso dell'Iran nel Consiglio di sicurezza come membro non permanente.

Quella dell'Iran era dunque una candidatura sbagliata?
«Ogni membro Onu ha diritto di aspirare a quel posto: fa parte della dinamica democratica. I membri che non adempiono alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza non dovrebbero farne parte? Ma allora diciamo che nessun Paese della terra ha violato più risoluzioni Onu degli Usa, il cui complesso di superiorità e ipocrisia nell'usare metri diversi sono sconfinati».

A che cosa si riferisce in particolare?
«Il peggiore crimine impunito perpetrato oggi nel mondo è la guerra in Iraq, priva di qualsiasi giustificazione legittima e in violazione dello statuto Onu».

Un mese fa l'ambasciatrice d'Israele Gabriela Shalev l'ha criticata per aver abbracciato Mahmoud Ahmadinejad dopo il suo discorso scriteriato di fronte all'Assemblea generale.
«La Shalev è l'unico ambasciatore che non ho ancora incontrato e spero di colmare presto la lacuna. Mi auguro anche che Israele inizi a rispettare le risoluzioni del Consiglio di sicurezza sui territori occupati, invece di trincerarsi dietro i continui veti Usa».

Come giudica la rinascita dell'America Latina e il tentativo russo di rimpiazzare gli Usa nella regione?
«I russi non hanno mai coltivato mire espansionistiche in America Latina, che ha sofferto le conseguenze dell'imperialismo americano. Ma quella fase è finita perché le masse guidate dai leader del gruppo Alba (Alternativa bolivariana para los pueblos de nuestra América) hanno riconquistato il diritto di decidere il proprio destino. Il sueño de Bolívar di unificazione del continente sta per realizzarsi. Non avrei mai immaginato di vivere abbastanza per vedere quel giorno. È l'inizio di una nuova era, grazie a Dio, la migliore della nostra storia».

Cosa pensa della proposta di John McCain di creare una «Lega delle nazioni» di Paesi amici per bypassare l'Onu?
«È destinata a fallire perché i comportamenti imperialisti sono incompatibili con lo statuto Onu. Siamo le Nazioni Unite non le Nazioni Asservite».

Tifa per Obama?
«Tifo per il presidente che ami l'America abbastanza da capire che non è mai stata più impopolare nel mondo e si impegni a riscattare la sua reputazione di Stato farabutto e guerrafondaio. Nessuno poteva danneggiarne l'immagine più di quanto hanno fatto i suoi leader».

Ha fatto pace con il Vaticano?
«Non sono tipo che serba rancori e comunque non ho tempo per litigare con la Santa Sede. Ho buoni rapporti con l'arcivescovo Celestino Migliore, nunzio apostolico osservatore permanente all'Onu. Amo la mia chiesa e ringrazio tutti i giorni Dio per avermi guidato al sacerdozio. Ho assolto anche i sicari della Cia, perché il perdono è essenziale per la vita. Il contrario è la morte».

Che tipo di riforma del Consiglio di sicurezza vorrebbe vedere?
«Serve una redistribuzione di potere più equilibrata che includa le varie zone geografiche. Il potere di veto è andato alla testa degli Usa e sarebbe importante che nessuno si sentisse più al di sopra delle leggi umane e divine».

Come giudica il ruolo dell'Italia in seno all'Onu?
«È molto importante e mi auguro che continui a esserlo. Nessuno può sedersi sugli allori perché il mondo è in un caos inenarrabile in cui è stato cacciato dal nostro folle egoismo. L'unica via d'uscita è la fratellanza e l'amore: questo è il messaggio che voglio portare dal pulpito delle chiese all'Onu».

di Alessandra Farkas

[Fonte: Corriere.it]


 

Sinodo dei Vescovi Cattolici:

I Vescovi discutono sul ruolo dei lettori per dare piu' spazio ai laici

 

Roma, 17 Ottobre 2008

Un ministero del ''lettorato' piu' strutturato, ampio e, soprattutto, accessibile anche alle donne: e' una delle proposte in discussione al Sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio, all'interno dei ''circuli minores' (i gruppi ristretti dei vescovi, che elaborano per aree linguistiche le proposte concrete da presentare al papa al termine dei lavori).

Nei Paesi anglosassoni esistono gia' ''delegati'' o ''ministri della Parola'', che effettuano la prima e la seconda lettura della Messa. Da parte di molti vescovi sudamericani si vorrebbe invece provare a dare una risposta alla mancanza di clero nelle loro diocesi, dando un ruolo piu' ampio a chi, in assenza di un prete che possa dire la Messa, celebra ''liturgie della Parola' come culto domenicale. Si ipotizza anche di istituire ''ministri straordinari della Parola' (come gia' esistono ministri straordinari per comunione), formati in maniera specifica per questa missione e ''consacrati' dal vescovo diocesano.

La discussione in corso al Sinodo mostra comunque come la Chiesa stia cercando, all'interno del quadro dottrinale attuale, di trovare modi per dare piu' rilievo ed ''ufficialita'' al ruolo sempre piu' importante rivestito dai laici, soprattutto donne.

Per suor Christine Schenk, portavoce di FutureChurch, uno dei gruppi che lavorano per una maggiore rappresentazione delle donne nella Chiesa, le modifiche allo studio sul lettorato sarebbero un ''progresso importante'', anche se soltanto un inizio. ''E' gia' un successo che i vescovi ne parlino''.

FutureChurch spera anche in una modifica del Lezionario (le letture bibliche proposte ai fedeli durante la messa) che renda ragione del ruolo delle donne nella Bibbia, al momento quasi del tutto nascosto. Su questo punto, la Schenk si dice confortata da una delle domande che il relatore generale del Sinodo, card. Marc Ouellet, ha proposto ai vescovi come tema di riflessione nei ''circuli minores': ''E' possibile rivedere il Lezionario e modificare la selezione delle letture dell'Antico e del Nuovo Testamento'?''.

[Fonte: ASCA.it]




Sinodo dei Vescovi Cattolici: I Movimenti chiedono Ordinazione delle donne

 

Roma, 15 Ottobre 2008

''Piena ed eguale partecipazione delle donne nella Chiesa cattolica, incluse le ordinazioni al diaconato, presbiterato ed episcopato'': e' quanto chiedono le rappresentanti di sei organizzazioni cattoliche che hanno organizzato per questa mattina una conferenza stampa presso la sede dell'agenzia ''Adista''. Le donne intendono presentare oggi le loro richieste in una petizione al Sinodo dei Vescovi, che in queste settimane e' riunito in Vaticano per discutere della Parola di Dio, e hanno organizzato una manifestazione in Piazza San Pietro; per farlo, hanno scelto il giorno della festa di Santa Teresa d'Avila, una delle sole tre donne dichiarate Dottori della Chiesa.

''Proprio come Santa Teresa d'Avila chiedeva oltre 400 anni fa alla gerarchia di smetter di ignorare le donne di talento semplicemente a causa del loro sesso - dichiara Angelica Fromm, dei movimenti 'Noi Siamo Chiesa' e 'Purple Stole Movement' - noi chiediamo ai delegati del Sinodo di riconoscere che la Bibbia stessa domanda una piena ed eguale partecipazione delle donne e che ogni altra interpretazione e' errata e' ingiusta''.

''Ammettendo le donne prete - aggiunge Aisha Taylor, della statunitense Women's Ordination Conference - la Chiesa non solo si modellerebbe sull'esempio radicale di Gesu' come riportato nella Bibbia, ma avrebbe anche un impatto potente e positivo nella risoluzione dei complessi problemi che dobbiamo affrontare oggi''.

Risale al 1976 l'affermazione della Pontificia Commissione Biblica che non ci sono ragioni bibliche per proibire l'ordinazione delle donne. Da allora, pero', la Chiesa cattolica, con numerosi documenti, ha chiuso con decisione le porte ad ogni possibilita' di cambiamento dottrinale; da ultimo, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha decretato la scomunica automatica ('latae sententiae') per chiunque prenda parte ad un rito di ordinazione di donne prete. Eppure, fanno notare i sostenitori di una piena inclusione della donne nella vita della Chiesa, la Chiesa occidentale ha ordinato le donne al diaconato, come attestato gia' da San Paolo, fino al VII secolo, e quella orientale fino al XIII. Di quell'epoca ci sono rimasti i riti dell'ordinazione femminile e i nomi e le storie di centinaia di ''diaconesse'.

Anche se e' improbabile che l'iniziativa dei movimenti possa sortire qualche effetto, quello sulla Parola di Dio e' comunque un Sinodo ''storico' per le donne. Sono 25 le esperte e uditrici che partecipano ai lavori dell'assise dei vescovi, anche in seguito alla mobilitazione di numerosi ordini religiosi femminili. Un altro cattolico statunitense, ''Future Church'', che si e' battuto con successo perche' ci fosse una maggiore rappresentanza femminile al Sinodo, e' arrivato a Roma con un'agenda piu' ''realistica': chiedono di aumentare le occasioni in cui alle donne e' permesso di predicare e di accrescere la presenza delle donne nei brani biblici letti durante la messa, dove ''la loro testimonianza e' stata ridotta o cancellata''. E durante i lavori del Sinodo, un vescovo ha chiesto di introdurre un'ordinazione vera e propria per il ministero del 'lettorato' (chi, cioe', proclama la Parola di Dio), aperto agli uomini e alle donne.

[Fonte: ASCA.it]

 


 

Il CEC prolunga il mandato del pastore Samuel Kobia

Ginevra

Il Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) ha prolungato il contratto del suo segretario generale, il pastore Samuel Kobia, che all’inizio di questo anno aveva annunciato che non avrebbe postulato per un secondo mandato. Kobia rimarrà in esercizio fino a quando gli subentrerà il suo successore. La decisione è stata presa dal Comitato esecutivo del Cec che si è riunito dal 23 al 26 settembre.

«II pastore Kobia porterà una continuità amministrativa durante il periodo di transizione e la ricerca di un nuovo segretario generale», ha dichiarato il pastore Walter Altmann, presidente del Comitato centrale del Cec.

Il mandato del pastore Kobia scadrà a fine 2008. Prima della riunione del Comitato esecutivo, il Cec aveva fatto sapere che avrebbe designato un segretario generale interinale per il 2009.

Secondo il vescovo Martin Schindehütte, della Chiesa evangelica in Germania (Ekd), le discussioni del Comitato esecutivo sono state «dure e difficili, ma in sostanza professionali».

Nel febbraio scorso, il pastore Kobia aveva annunciato la sua decisione di non ricandidarsi «per ragioni personali». Poco prima della riunione del Comitato esecutivo, il vescovo tedesco Martin Hein aveva affermato che il Cec faceva fatica a far sentire la propria presenza nel mondo.

Secondo il vescovo Schindehütte, il prolungamento del mandato del pastore Kobia è legato a «nuove prospettive per il futuro»: in particolare la formazione di un gruppo di lavoro di cinque persone comprendente rappresentanti degli organi direttivi del Cec, del personale in posto a Ginevra e di un esperto finanziario, che dovrà fare proposte in vista di una riforma della struttura e dell’organizzazione del Cec.

[Fonte: Riforma.it]

 


 

Un teologo cattolico critica il Vaticano

 

Polonia

Un teologo cattolico romano della Polonia ha respinto la richiesta fattagli dalla Congregazione per la dottrina della fede del Vaticano di ritirare e di riscrivere un articolo che critica l’atteggiamento della Congregazione nei confronti delle altre chiese cristiane.

«È una nuova storia che dimostra tristemente come Roma condanna dei teologi», ha dichiarato Waclaw Hryniewicz, membro fondatore di una commissione internazionale per il dialogo teologico tra le chiese ortodossa e cattolica.

«Mi hanno detto che mi avrebbero imposto sanzioni disciplinari se non rinunciavo al mio linguaggio abusivo, ingiusto e irrispettoso nei confronti della Congregazione. Non so che cosa vuol dire –, forse semplicemente un divieto di pubblicazione o una scomunica per disubbidienza», ha spiegato Waclaw Hryniewicz.

La Congregazione per la dottrina della fede difende l’ortodossia teologica all’interno della Chiesa cattolica. Il cardinale Joseph Ratzinger – oggi papa Benedetto XVI – ne era prima a capo.

Il professore Hryniewicz si è ritirato dall’Università di Lublino nel 2005.

Il suo articolo, intitolato «Il salvatore è polifonico» è stato pubblicato in Open Theology, un giornale interreligioso con sede a Londra.

L’articolo incriminato critica un documento del Vaticano del 2007 che ribadiva il punto di vista cattolico secondo il quale le denominazioni protestanti non sono chiese «in senso proprio».

Il professore Waclaw Hryniewicz ha scritto che il documento del Vaticano rappresenta una «regressione grave» che rispecchia atteggiamenti risalenti a prima del Concilio Vaticano II (1962-1965), il quale aveva introdotto delle riforme nella Chiesa cattolica.

Il teologo polacco ha ricevuto la richiesta di ritirare il suo articolo in una lettera inviatagli nel gennaio scorso da Heinz Steckling, superiore generale dell’ordine degli Oblati di Maria immacolata, al quale il professore appartiene. Gli sono stati concessi tre mesi per presentare il suo nuovo articolo a «superiori competenti» che dovranno approvarlo.

Il professore Hryniewicz ha però dichiarato al suo ordine che non avrebbe scritto «chiarificazioni o rettifiche», e ha affermato che altri responsabili cattolici romani condividono la sua delusione circa il punto di vista della Santa Sede.

«La mia unica intenzione era di fare parte del dolore e della tristezza di molti protestanti, fratelli e sorelle nella fede cristiana, profondamente scossi dalla dichiarazione del Vaticano», ha risposto Waclaw Hryniewicz, 72 anni, in una lettera.

Il professore Hryniewicz ha contribuito alla redazione della Charta Oecumenica del 2001, pubblicata dalla Conferenza delle Chiese Europee (Kek) e dal Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee).

[Fonte: Riforma.it]

 


 

Tv: Conclusa la diretta di lettura dell'intera Bibbia

 

Roma, 11 Ottobre 2008

E' stata la piu' lunga diretta della storia della tv e anche un grande evento sul web: 139 ore di fila per La Bibbia giorno e notte. E' stato il Papa Benedetto XVI ad aprire la maratona, sabato scorso su Raiuno, con il primo libro della Genesi. A chiuderla oggi alle 13,10 il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, che ha letto gli ultimi versetti dell'Apocalisse. In questi 7 giorni sono stati letti i 73 libri della Bibbia, per un totale di 1.141 brani e 800 mila parole.

[Fonte: Ansa.it]

 


 

Per Pio XII beatificazione ancora rinviata

 

Citta' del Vaticano, 10 Ottobre 2008

«Scelse il silenzio per salvare ebrei ed evitare il peggio». Per Pio XII beato avanti, ma adagio. Il Papa ha sentimenti positivi verso la beatificazione di Eugenio Pacelli, ma si riserva di riflettere ancora prima di firmare il decreto sulle virtù eroiche, e farla così procedere speditamente.

Celebrando la messa per i 50 anni dalla morte di papa Pacelli, Benedetto XVI ne ha sottolineato l’opposizione alla guerra e ai totalitarismi, l’azione per salvare quanti più ebrei possibile, la caratteristica di «precursore» del Concilio, ma ha lasciato delusi quanti speravano di sentirgli annunciare una data per la beatificazione. Un anno fa Benedetto XVI ha istituito una commissione speciale per studiare il dossier della causa, dando il via in pratica a un supplemento di indagine e di riflessione. È nota l’avversità di parte del mondo ebraico nei confronti di Pacelli, con le accuse di aver taciuto di fronte all’Olocausto e di essere stato antisemita. La richiesta di non beatificare Pacelli è stata ripetuta anche dal rabbino capo di Haifa, Shear Cohen.

«Il Papa non ha firmato il decreto di beatificazione di Pio XII - puntualizza il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi -. Ritiene opportuno un periodo di riflessione». Comunque Benedetto XVI nega la contrapposizione di alcuni storici cattolici tra Pacelli e il Concilio, Pio XII e Giovanni XXIII. Contrapposizione criticata anche dalle numerose voci ospitate negli ultimi giorni dall’Osservatore romano.

[Fonte: LaStampa.it]

 


 

È il Luterano Martti Ahtisaari, ex Presidente della Finlandia,

il nuovo Premio Nobel per la Pace

 

Oslo, 10 Ottobre 2008

Il premio Nobel per la pace per il 2008 è andato all'ex presidente finlandese Martti Ahtisaari «per i suoi importanti sforzi, in molti continenti e per più di tre decenni, per risolvere i conflitti internazionali». Così l'annuncio a Oslo del Comitato norvegese del Nobel.

Il negoziatore finlandese è stato premiato per la sua attività in numerosi conflitti nel mondo, che l'ha portato tra l'altro a concludere l'accordo del 2005 tra l'Indonesia e i ribelli dell'Aceh. Athisaari, che è stato scelto tra 197 candidati, riceverà il premio di 1,4 milioni di dollari. «Per più di 20 anni - prosegue la motivazione, nella quale si ricorda il suo impegno in Namibia, Aceh, Kosovo e Iraq - è stato una figura di primo piano negli sforzi per risolvere molti conflitti gravi e duraturi. Ha anche dato contributi costruttivi alla soluzione dei conflitti nell'Irlanda del Nord, in Asia centrale e nel Corno d'Africa».

Si è detto «molto soddisfatto e grato» per il Nobel per la pace che gli è stato assegnato a Oslo. Parlando con la televisione norvegese Nrk, Ahtisaari ha sottolineato che i dieci milioni di corone del premio (1.4 milioni di euro) offriranno «molte opportunità», tra cui il finanziamento del sui Crisis Management Institute, impegnato nella mediazione di molti conflitti.

Alquanto contrariata la reazione che arriva da Belgrado all'annuncio del premio assegnato a Ahtisaari. La Serbia - riferisce l'Ansa citando il capo dell'ufficio stampa del governo serbo, Miroslav Mihajilovic - «spera» in fatti che il Nobel non gli si stato assegnato «per la sua opera di mediazione nel Kosovo», laddove - a giudizio di Belgrado - egli «ha aiutato una secessione illegittima, aumentando le tensioni nei Balcani e i pericoli per la pace».

Nato a Viipuri il 23 giugno 1937, è figlio di un immigrato norvegese, lavorando con alcune organizzazioni studentesche, diventò un esperto di cooperazione per lo sviluppo al Ministero finlandese degli Esteri (1965-1973). Divenne ambasciatore a Dar es Salaam (Tanzania) dal 1973 al 1977. Poi entrò in contatto con i principali circoli politici dell'Africa meridionale, e specialmente con la Swapo (South West Africa People's Organization), la principale organizzazione indipendentista della Namibia (governata dal Sudafrica). Al termine del suo incarico come ambasciatore, fu nominato commissario dell'ONU per la Namibia, con lo scopo di prepararne l'indipendenza, ma la guerra fredda impedì per il momento il raggiungimento di questo scopo. Fu presidente della Repubblica finlandese dal 1994 al 2000.

[Fonte: Corriere.it]

 


 

Sinodo dei Vescovi Cattolici: Allarme prediche noiose, non convincono i fedeli

 

Citta' del Vaticano, 7 Ottobre 2008

(Apcom) - Noiose. Troppo lunghe, dispersive. Oppure frettolose, biascicate. Poco chiare. Di certo, non molto ispirate. Le prediche che risuonano nelle chiese cattoliche di tutto il mondo, secondo i vescovi riuniti in Sinodo in Vaticano, rischiano troppo spesso di non smuovere l'uditorio, di non convertirlo. Insomma, di non fare arrivare al popolo di Dio la parola divina, che è il motivo per cui il sacerdote fa l'omelia durante la messa.

Nella terza giornata di assemblea sinodale, dalle voci dei 242 padri che hanno partecipato alla sessione odierna sono cominciati a giungere i primi suggerimenti pratici. Ventitré interventi hanno preceduto, oggi, la preghiera dell'Angelus guidata da Benedetto XVI. "Sfortunatamente le prediche ai nostri giorni possono perdere sapore e ispirazione, diventare una formula, lasciare l'ascoltatore vuoto", ha denunciato mons. Gerald Frederick Kicanas, vescovo di Tucson (Usa). L'arcivescovo di Canberra e Goulburn, Mark Benedict Coleridge, ha sottolineato l'importanza della predicazione nella vita della Chiesa, dicendo che "l'omiletica troppo spesso non è all'altezza dell'annuncio di una fede che salva". La morale ha preso il posto dell'ontologia, ha spiegato, ma la predicazione moralistica è sterile, diventa cioè invito a uno sforzo strenuo per migliorare noi stessi, ma non conduce alla liberazione che ci porta l'incontro con Cristo morto e risorto. Il presule australiano ha proposto, al riguardo, la creazione di un direttorio generale omiletico, come quelli che già esistono per il messale e la liturgia, e la migliore formazione dei sacerdoti. Quindi ha ribadito l'importanza della predicazione, visto che spesso per i fedeli la domenica è l'unica occasione di incontro con la Parola di Dio. Per il maestro generale dell'Ordine della Santa Croce, padre Glen Adrian Lewandowski, si sente, a volte, che nelle omelie manca gioia evangelica. Le prediche, ha spiegato, sono troppo spesso fiacche, senza spirito né accento.

Il card. Peter Erdo, arcivescovo di Budapest, ha allargato il discorso ai rischi di "una interpretazione arbitraria" della Bibbia. La divulgazione, insomma, non può andare a scapito della fedeltà alle Sacre scritture. E le interviste televisive di pochi minuti non sono lo strumento più adatto per l'evangelizzazione. "Le pubblicazioni più sensazionali che scientifiche possono creare una notevole confusione anche nel pensiero dei fedeli e a volte persino dei sacerdoti", ha scandito. Citando, al proposito, il cosiddetto 'Vangelo di Giuda', scritto apocrifo di origine agnostica che ha suscitato grande interesse mediatico. "Il rischio più grande non è che alcuni non sapranno quale credito possono dare ad uno scritto apocrifo come per esempio il Vangelo di Giuda, ma che molti non hanno alcuna idea su come distinguere fonti credibili e non credibili della storia di Gesù Cristo", ha detto il Presidente del Consiglio delle conferenze episcopali europee [della Chiesa Cattolica, ndr].

[Fonte: notizie.alice.it]

 


 

Aperta la tomba del Cardinal Newman, scomparsi i resti

 

Londra, 7 Ottobre 2008

Si è proceduto a dissotterrare la salma del Cardinale John Henry Newman, che nelle disposizioni testamentarie richiese di riposare in pace a fianco dell`"amico speciale" Ambrose St. John. Ma le spoglie sono sparite.

Le gerarchie vaticane hanno proceduto all'escavazione della tomba del cardinale John Henry Newman, sepolto fino a quel momento al fianco del proprio compagno. Ed è stata grande la sorpresa quando, aperta la bara, non si sono trovati i resti, ma solo un sarcofago vuoto. Dove si trovino i resti nessuno è riuscito a spiegarlo. Una probabile azione dei fedeli, da sempre contrari allo spostamento delle spoglie, per evitare il trasferimento forzoso? Non è possibile rispondere, di certo c'è che il cardinale continuerà a riposare accanto al suo compagno di sempre facendosi beffe dell'ordinanza.

Il cardinale John Henry Newman, il più famoso convertito cattolico inglese prima di Tony Blair, verrà canonizzato dalla Chiesa Cattolica. Tuttavia, le ultime volontà dello storico cardinale, deceduto l'11 agosto del 1890, verranno stravolte. Nelle disposizioni testamentarie Newman infatti chiedeva espressamente di essere seppellito accato al suo "inseparabile amico" Ambrose St. John come di fatto è stato fino ad oggi, quando la Chiesa ha deciso di esumare il corpo e spostarlo per continuare il processo di canonizzazione.
Già all'epoca in molti chiacchieravano a proposito della loro particolare relazione. Quando nel 1875 Ambrose morì Newman diceva: "Non ho mai pensato esistesse un rapporto più profondo di quello tra marito e moglie ma trovo ora difficile credere che possa esistere un dolore più grande o un rapporto più profondo del mio verso di te". Nonostante il cardine Newman fosse celibe, la relazione fra il cardine e Ambrose generò sempre del malcontento nella Chiesa. I due vivevano nella stessa casa e stavano sempre insieme e ora divideranno ancora per poco la stessa lapide con l'epitaffio: "Via dalle ombre e dai fantasmi verso la verità". La comunità cattolica inglese si schiera al fianco delle ultime volontà del cardinale, ritenendo questa disposizione una violenza nei confronti della memoria di Newman, come se separare fisicamente i corpi potesse celare o cancellare la natura della relazione che lui e Ambrose avevano avuto in vita. Giorgio Lazzarini

[Fonte: gay.tv]

 


 

Rimosso dal Vescovo di Londra il reverendo anglicano che propose di marchiare i gay

 

Londra, 7 Ottobre 2008

 

Un Reverendo della chiesa Anglicana propone sul proprio blog di tatuare gli omosessuali con frasi che avvisino la popolazione. Sollevato dall`incarico di pastore, si difende: `era solo humour inglese!`

Il Reverendo Peter Mullen, un pastore della Chiesa d'Inghilterra, è stato messo sotto processo dai propri superiori per aver espresso pubblicamente, nell'esercizio delle proprie funzioni religiose, frasi xenofobe contro gli omosessuali. L'apice è stato toccato nelle pagine del blog del religioso: "I gay andrebbero tatuati nel fondo schiena con il messaggio la sodomia danneggia gravemente la tua salute e sul mento la fellatio uccide". Concetto che ripropone i tatuaggi nazisti usati nei campi di concentramento riletti in chiave moderna, ispirati ai pacchetti di sigarette.

Dopo aver definito l'omosessualità “una perversione innaturale”, l'uomo è stato messo sotto processo dal Rev.mo Richard Chartres , Vescovo di Londra . "Mentre il clero ha diritto alle sue opinioni, le espressioni pubbliche del pastore sono talmente offensive e lontane dalla visione della diocesi di Londra da aver deciso di rimuoverlo". Il pastore si difende dicendo che la sua era una serie di battute. Ma le sue pagine web testimoniano che lo humour non traspare minimamente. Giorgio Lazzarini

[Fonte: gay.tv]

 


 

Il Cardinal Martini: "Con troppi divieti la gente fugge, la Chiesa dovrebbe chiedere scusa"

 

Milano, 4 Ottobre 2008

 

 «Non possiamo lasciare soli i giovani. Hanno diritto a parole chiarificatrici relative ai temi del corpo, del matrimonio e della famiglia. Cerchiamo una via per parlare in modo più accurato del matrimonio, del controllo delle nascite, dell'inseminazione artificiale e della contraccezione».

A 81 anni, il cardinale Carlo Maria Martini, grande biblista, da sempre punto di riferimento di una vasta area non solo del mondo cattolico, può permettersi il lusso di parlare apertamente, anche di argomenti considerati tabù dalle gerarchie ecclesiali. Cosa che fa, con tutta la libertà e la schiettezza di cui è capace, nel libro «Conversazioni notturne a Gerusalemme», che raccoglie i colloqui con un confratello austriaco, il padre gesuita Georg Sporschill. Il libro, anticipato da Repubblica nel maggio scorso e uscito finora solo in tedesco presso l'editore Herder, nelle prossime settimane sarà pubblicato in italiano da Mondadori. Nella versione tedesca, si legge un lungo capitolo dedicato ai temi affrontati ieri dal Papa.

Un capitolo che tratta questioni che fanno discutere il mondo cattolico, come il sesso prematrimoniale, la pillola, i preservativi. E, citando i mea culpa di Giovanni Paolo II sui temi della scienza e dell'ebraismo, si augura un ripensamento, addirittura un'«ammissione di colpa» sugli errori della Chiesa nella materia delicatissima dei rapporti familiari. Un invito in qualche modo a scusarsi per le rigidità, l'incapacità di comprendere i cambiamenti sociali, anche su problemi epocali come l'Aids in Africa e il divieto a usare i preservativi come strumenti di prevenzione. «è segno di grandezza e di coscienza di sé, se qualcuno è capace di ammettere i propri errori e le proprie ristrettezze di vedute», risponde Martini a padre Sporschill che lo sollecita sul tema dell'incomunicabilità fra i giovani e la Chiesa su argomenti così cruciali. L'Arcivescovo emerito di Milano, giovedì sera, presentando un libro proprio su Paolo VI al Centro San Fedele, si è dichiarato «nell'ultima o penultima anticamera della morte». Ma nel libro tedesco non si risparmia e affronta con coraggio la questione sessuale.

Martini non esita a denunciare i «danni» e gli «sviluppi negativi» dall'Humanae Vitae. «La cosa più triste è che l'enciclica è corresponsabile del fatto che molti non prendono più sul serio la Chiesa come interlocutrice o come maestra - si rammarica - Soprattutto la gioventù nelle nostre nazioni occidentali non pensa ormai affatto di rivolgersi a rappresentanti della Chiesa per questioni che hanno a che fare con la pianificazione familiare o con la sessualità. Molte persone si sono allontanate dalla Chiesa e la Chiesa si è allontanata dagli uomini». Il filo rosso del ragionamento del cardinale - malato di Parkinson e rientrato dopo sei anni a Gerusalemme per curarsi nella casa dei gesuiti a Gallarate - è quello dell'attenzione alla realtà mentre si ragiona sul piano dottrinale.

«Nessun vescovo o sacerdote ignora che la prossimità corporea delle persone prima del matrimonio è un dato di fatto - spiega il cardinale - Oggi dobbiamo cambiare il modo di pensare se vogliamo proteggere la famiglia e promuovere la fedeltà coniugale. Con elusioni o divieti non si può guadagnare nulla». Un modo di ragionare al quale il fine biblista è sempre rimasto fedele. Così, sulle questioni che misurano la distanza della Chiesa dai cambiamenti della società moderna, Carlo Maria Martini chiosa: «Oggi i giovani si pongono la domanda: "Sono capace di prendermi la responsabilità di mettere al mondo un figlio o no?". Su questo riflettono i giovani e ne parlano con persone di fiducia».

Da questa considerazione di fatto, nasce un consiglio pratico: «La Chiesa dovrebbe trattare le questioni della famiglia e della sessualità in modo che la responsabilità di coloro che si amano svolga un ruolo portante e decisivo». Ancora e sempre, l' attenzione ai percorsi della vita umana, senza rinnegare la dottrina. Martini conobbe molto da vicino Paolo VI, autore dell' enciclica «della pillola», come venne poi etichettata. Nelle conversazioni di Gerusalemme, il cardinale descrive la «solitudine» di papa Montini nella stesura di quel testo da cui furono esclusi «i padri conciliari». Ma oggi, a 40 anni di distanza, dice Martini, è possibile «uno sguardo nuovo. Sono fermamente convinto che la guida della Chiesa possa mostrare una via migliore». - ZITA DAZZI

[Fonte: repubblica.it]

 


 

 

Il Rabbino invitato al Sinodo attacca Pio XII

Citta' del Vaticano, 7 Ottobre 2008

La novità assoluta di questo Sinodo è la presenza di un rabbino, che ieri pomeriggio è intervenuto in aula: si tratta del rabbino rabbino capo di Haifa, Shear-Yashuv Cohen. Quest’ultimo, nel suo intervento dedicato all’interpretazione della Scrittura secondo la fede ebraica,  si è scagliato contro il presidente iraniano Ahmadinejad. E in serata, intervistato da Phil Pullella, vaticanista della Reuters, ha detto che la Chiesa non deve beatificare Pio XII e che se avesse saputo che Benedetto XVI stava per celebrare il cinquantesimo anniversario della morte di Papa Pacelli (con la messa che presiederà giovedì mattina in San Pietro), lui non sarebbe nemmeno venuto al Sinodo.

[Fonte: blog.ilgiornale.it]

 


 

Sposarsi in Chiesa? Sì, basta un mouse.

 

Londra, 2 Ottobre 2008

E' difficile sposarsi oggi in Chiesa? Forse sì, ma il web aiuta. La Chiesa d'Inghilterra inaugura un nuovo sito internet interamente dedicato alla pianificazione del proprio Matrimonio in Chiesa. Dalla scelta della Chiesa, alle Preghiere, agli Inni, e tutto a portata di mouse, basta cliccare su www.yourchurchwedding.org dove anche le testimonianze di altre coppie che hanno fatto la scelta di sposarsi in Chiesa aiuta a comprendere il profondo messaggio di relazione legato a questo passo.

Il Vescovo di Reading (Regno Unito), Mons. Stephen Cottrell, ha inaugurato il nuovo sito internet durante una speciale colazione accompagnata da un coro gospel che intonava i più bei brani per le nozze, il tutto alla presenza di future coppie di sposi, nella cornice della Chiesa di St. Lawrence. Nel mentre il Vescovo di Bradford, Mons. David James, spiegava il perché sposarsi in Chiesa è la scelta più giusta ad un giornalista del quotidiano Yorkshire Post.

Nuove prospettive, quindi, per chi sceglie di sposarsi in Chiesa e per chi è ancora indeciso. In un periodo in cui su internet si può trovare davvero di tutto, qualcosa di buono e utile per i novelli sposi è appena entrato in scena. E promette interessanti sviluppi.

Anglicani.it

 


 

Ecumenismo: Cattolici e Anglicani Insieme a Lourdes

Citta' del Vaticano, 22 Settembre 2008

E' iniziato oggi un pellegrinaggio a Lourdes a cui partecipano anche vescovi e fedeli laici della Chiesa anglicana d'Inghilterra. All'evento partecipano l'Arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, Primate della Comunione Anglicana, e il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unita' dei cristiani. ''Questo evento si potrebbe quasi dire 'miracoloso' - ha dichiarato il card. Kasper alla Radio Vaticana - proprio come Lourdes stessa e' conosciuta per i suoi miracoli''. E' la prima volta che un gruppo composto da anglicani e cattolici di Inghilterra compiono un pellegrinaggio a Lourdes. Il cardinale e' anche tornato sullo stato del dialogo tra cattolici e anglicani, che attraversa un momento di difficolta' per le divisioni interne degli anglicani. ''Siamo ovviamente decisi a continuare il dialogo, ma il dialogo ha un altro carattere adesso'', ha detto Kasper. ''Il fatto che tanti anglicani vogliano venire a Lourdes significa che sono molti gli anglicani a sentirsi vicini alla Chiesa cattolica. Per noi questo e' un segno molto positivo e vogliamo cercare di supportare ed incoraggiare queste tendenze, cosi' come molto significativo e' anche il fatto che e' presente lo stesso arcivescovo di Canterbury''.

[Fonte: ASCA]

 


 

La Chiesa Anglicana chiede scusa a Charles Darwin

Londra, 14 settembre 2008

 

Ad un secolo e mezzo di distanza la Chiesa anglicana chiede scusa a Charles Darwin per le aspre critiche che gli mosse quando nel 1859 a Londra uscì il suo fondamentale libro sull'evoluzione delle specie. Con il beneplacito del Primate, l'Arcivescovo di Canterbury, il sito ufficiale della Chiesa Anglicana ospiterà da domani un articolo di rammarico per la "incomprensione" mostrata un secolo e mezzo fa dalla gerarchia nei confronti di Darwin, che scandalizzò profondamente la società vittoriana sostenendo la discendenza dell'uomo dalle scimmie.

"Charles Darwin, la Chiesa Anglicana - così si legge nell'articolo anticipato dal tabloid domenicale 'Mail on Sunday' - ti deve delle scuse, anche per in fatto che la sua incomprensione iniziale ha portato a numerosi fraintendimenti". "La gente e le istituzioni - sostiene l'articolo - commettono errori e i cristiani e le chiese non sono un'eccezione. Quando spunta una nuova grande idea che cambia la visione del mondo, è facile sentire che le vecchie certezze sono sotto attacco e che bisogna combattere le novità".

La Chiesa Anglicana non vede al giorno d'oggi conflitti tra la fede e l'evoluzionismo ed è convinta di aver fatto nei confronti di Darwin quello che il Vaticano fece qualche anno fa con Galileo.

[Fonte: ANSA.it]



La posizione esplicitata nei confronti di Darwin, che crebbe e morì da anglicano, fu già affrontata molte volte dalla Chiesa Anglicana e fra le ultime si ricorda il pronunciamento del Marzo 2006 quando l'Arcivescovo di Canterbury suggerì che nelle scuole non venisse insegnato il creazionismo (come anche in Italia tentò di fare la Ministro Moratti), ma l'evoluzionismo. Sottolineando che: "la Bibbia narra una verità religiosa e non scientifica".

Charles Darwin, come si è detto, visse e morì da anglicano. Nel 1827 si iscrisse Christ's College di Cambridge volendo studiare per divenire sacerdote anglicano ma poi fu ispirato a seguire la sua vocazione scientifica da un altro sacerdote, e suo caro amico, il Rev. John Stevens Henslow. Si ricordano inoltre i suoi solenni Funerali di Stato che furono celebrati nell'Abbazia di Westminster nel 1882 dov'è tutt'ora sepolto.

Un'ulteriore nota tecnica sull'Anglicanesimo diviene necessaria volendo chiarire che la Chiesa Anglicana, non volendosi dotare di strumenti istituzionali quali l'inquisizione, non poteva perseguire Darwin per i suoi scritti. Lo scontro fu eminentemente accademico. E il cuore di questo scontro fu legato, come chiarisce il Rev. Malcom Brown, ad un'incomprensione da parte della Chiesa Anglicana nel 1860, sulle conseguenze morali del discendere dalle scimmie: "i Cristiani volevano sottolineare, invece, l'umana capacità di amare, di essere altruisti e di abnegazione".
Tale incomprensione è terminata già da molti decenni per cui il gesto celebrato in questi giorni è servito più a chiudere formalmente tale capitolo di storia inglese, che nella sostanza era già concluso da molto tempo.

[n.d.r.]



 

Vescovo gay per la Chiesa in Galles

 

Londra, 2 Settembre 2008

 

La Chiesa anglicana sarebbe sul punto di ordinare il suo primo vescovo apertamente omosessuale: lo riferisce oggi il Times, che scrive che il reverendo Jeffrey John (nella foto), oggi decano della diocesi di St. Albans, potrebbe presto venire nominato vescovo della diocesi gallese di Bangor.

Gia’ nel 2003, l’arcivescovo di Canterbury aveva convinto John a dimettersi dalla guida della diocesi di Reading, alla quale era stato eletto. Il reverendo e’ legato da una ‘civil partnership’ (unione civile) con un altro pastore, con il quale conduce pero’ vita celibataria, ed e’ anche un affermato teologo che ha difeso nei suoi scritti la ricchezza delle relazioni omosessuali e il loro ‘fondamento’ biblico. [..]

[Fonte: scegligesù.wordpress.com]


La Bibbia "in piazza"

Ad ottobre lettura integrale delle Sacre Scritture in diretta RAI. La Società Biblica in Italia tra i promotori dell'evento televisivo

Daniele Garrone: "Una iniziativa che vedrà tutti insieme, davanti alla Scrittura, perché tutti ugualmente sotto la Parola"

"Il progetto RAI La Bibbia giorno e notte porterà le Sacre Scritture 'in piazza', su quella piazza moderna che è la televisione. Questa libera circolazione pubblica della Bibbia è da oltre 200 anni l'obiettivo del lavoro delle Società bibliche". Questa è una tra le motivazioni che hanno spinto la Società Biblica in Italia (SBI) ad aderire a quella che sarà la più lunga diretta televisiva nella storia della RAI. Lo ha spiegato in una conferenza stampa svoltasi nella sede RAI di Roma il prof. Daniele Garrone, teologo protestante e presidente della SBI.

A presentare il progetto La Bibbia giorno e notte è stato mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la cultura. Dal 5 all'11 ottobre, in concomitanza con il Sinodo dei vescovi, il cui tema centrale quest'anno sarà proprio la Bibbia, dalla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme la RAI propone una lettura ininterrotta delle Sacre Scritture: 1200 persone di ogni confessione e di ogni estrazione sociale, ministri di culto e laici, leggeranno dei brani della Bibbia. Oltre ai tanti cattolici, a partecipare saranno non solo gli evangelici, che con la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) stanno patrocinando l'evento insieme a molti altri enti, ma anche ortodossi ed ebrei. Sono invitati a partecipare alla lettura biblica anche persone di altre fedi e non credenti.

"Questo elemento dell'iniziativa è piaciuto particolarmente - ha dichiarato Daniele Garrone -. Tutti avranno lo stesso rapporto con il brano di testo che sarà loro affidato. Tutti saranno insieme sullo stesso piano. Una bella immagine della chiesa come creatura della Parola. Una lezione per le chiese divise, ma riunite di fronte alla Parola che le chiama, le guida, le perdona".

Ad inaugurare la lettura integrale della Bibbia sarà Benedetto XVI, come ha annunciato il responsabile della struttura RAI Vaticano, Giuseppe De Carli, presentando ufficialmente il programma. Daniele Garrone, invece di pensare questo evento come: "tutti con la Bibbia, sotto la guida del papa", ha invitato a darne una lettura alternativa: "tutti insieme, davanti alla Scrittura, perché tutti ugualmente sotto la Parola".

L'iniziativa, di grande respiro culturale, è stata particolarmente apprezzata dalla Società Biblica in Italia, anche perché per una settimana, appunto, "i riflettori saranno sulla Bibbia; quello che è stato definito il 'libro assente' nella cultura del nostro paese diventerà mediaticamente presente", ha concluso Daniele Garrone, augurandosi che "la nostra lettura serva a stimolare la cultura italiana ad interessarsi al ruolo che la Bibbia ha svolto nella storia del mondo moderno".

La Società Biblica in Italia è co-promotrice dell'iniziativa insieme a RAI Vaticano, RAIUNO, RAI Educational, Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, Pontificio Consiglio della Cultura, Pontificio Consiglio per la promozione dell'Unità dei cristiani ed altri.

Per iscrizioni alla lettura: www.labibbiagiornoenotte.rai.it

 

[Fonte: NEV - Notizie Evangeliche]

 



Il Consiglio Ecumenico delle Chiese compie 60 anni

 

 

Amsterdam, 22 Agosto 2008

 

Venerdì 22 agosto compie 60 anni il più grande organismo ecumenico del mondo: Il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) che oggi rappresenta circa 560 milioni di cristiani, celebra la ricorrenza ad Amsterdam (Paesi Bassi), dove fu fondato il 22 agosto del 1948.

All'epoca fortemente voluto soprattutto da esponenti del protestantesimo mondiale, ma anche delle chiese ortodosse, il CEC - che ha la sua sede a Ginevra - negli anni ha visto crescere la sua influenza a livello internazionale.

Oggi il CEC, con le sue 349 chiese membro in più di 110 paesi del mondo, comprende numerose chiese protestanti storiche (anglicane, battiste, luterane, metodiste, riformate), la maggior parte delle chiese ortodosse, e diverse chiese indipendenti ed è considerato lo strumento principale per la ricerca dell'unità dei cristiani. Per statuto infatti, lo scopo primario del CEC è "chiamarsi gli uni gli altri all’unità visibile in un’unica fede e in un’unica comunione eucaristica".

"Le sfide a cui oggi andiamo incontro nelle ricerca dell'unità sembrerebbero maggiori di 60 anni fa - ha affermato il segretario generale del CEC, il pastore metodista Samuel Kobia -. Tuttavia guardiamo con speranza e fiducia ai prossimi 60 anni seguendo lo spirito dei nostri predecessori ecumenici che resero possibile 'Amsterdam 1948'".

La celebrazione ecumenica per i 60 anni ha luogo nella Nieuwe Kerk di Amsterdam, alla presenza della regina Beatrice dei Paesi Bassi. Presenti per l'evento numerosi leader religiosi provenienti da tutto il mondo. Un'ampia copertura mediatica dell'evento è garantita dai media olandesi e dalla BBC.

 

[Fonte: NEV - Notizie Evangeliche]

 

 



 

Conclusa la Conferenza di Lambeth 2008

Londra, 4 Agosto 2008

 

Si è conclusa a Canterbury la Conferenza di Lambeth che ha coinvolto oltre 650 Vescovi Anglicani di tutto il mondo. Le questioni sul tavolo sono state molteplici, dalla questione della fame nel mondo all'abolizione del debito verso i Paesi in via di sviluppo, dalla questione ecologico del pianeta ai problemi dell'etica cristiana e della sessualità umana. La Conferenza è stata scandita da numerosi momenti di preghiera e di incontro fra i membri dell'episcopato ed ha avuto un'ampia eco sulla stampa internazionale. La questione più scottante sul tavolo è stata senz'altro l'elevazione alla dignità dell'episcopato di persone omosessuali conviventi o pubblicamente dichiarate cui è stata posta già dal settembre scorso, e confermata in sede ci Conferenza, la moratoria. Moratoria confermata anche per le benedizioni di coppie dello stesso sesso da parte della Chiesa.

 

Molteplici sono state le posizioni assunte dalle ali più conservatrici e più liberal dell'episcopato anglicano, che sono state validamente moderate dall'Arcivescovo di Canterbury Rowan Williams per raggiungere questa conclusione, seppur provvisoria sull'argomento.

Niente scismi quindi, come ventilato da larga parte della stampa che, avendo spesso scarsa familiarità con il mondo anglicano, difficilmente comprende la costituzione federale dell'anglicanesimo internazionale per cui l'ultima voce esecutiva è lasciata alle Provincie di cui è composta la Chiesa, che sono fra di loro autonome ed indipendenti sia in ambito di diritto canonico che di amministrazione ecclesiastica.

 

Tale decisione di messa in moratoria rispecchie, peraltro, le decisioni già prese in materia dalla precedente Conferenza di Lambeth del 1998 che vietavano, almeno fino ad ulteriore approfondimento teologico, l'ordinazione all'episcopato di omosessuali militanti e la benedizione di coppie dello stesso sesso.

 

Un metodo di discussone utilizzato durante la Conferenza di Lambeth appena conclusa è stato l'Indaba Process, ripreso dalla tradizione africana della composizione dei conflitti sociali, utilizzata anche all'indomani della fine del regime di Apartheid in Sud Africa, dove la Chiesa Anglicana ha giocato un ruolo di assoluta rilevanza nella ricomposizione pacifica dei conflitti.

L'Indaba Process nasce dalla comprensione che da un conflitto, di qualunque genere esso sia, crea sofferenza e dolore ad ogni parte del corpo sociale, giungendo alla conclusione che di fronte a tale sofferenza ogni parte della società debba riunirsi per esprimere la propria visione, il proprio giudizio sull'argomento per giungere alla composizione del conflitto. Mettendo termine così alla sofferenza cui l'intera società è sottoposta.

Sulla scia di questo metodo di azione i vescovi anglicani si sono quindi riuniti in piccoli gruppi che pregando e discutendo sono giunti alle risoluzioni definitive contenute nel documento finale della Conferenza di Lambeth (qui: www.lambethconference.org/reflections/document.cfm).

 

Tale documento, oltre a riaffermare la moratoria cui si è fatto cenno, ha suggerito che la Conferenza stessa possa riunirsi a cadenza quinquennale, e non più decennale come avviene ora; che l'Arcivescovo di Canterbury aumenti i propri viaggi pastorali all'interno della Comunione Anglicana, mostrando in questo modo i legami che uniscono le varie Provincie con la figura che moralmente guida e dirige - quale primus inter pares - l'anglicanesimo mondiale. Si è infine deciso di ripensare i ruoli degli altri strumenti dell'unità centrale della Chiesa Anglicana quali la Conferenza dei Primati e il Consiglio Consultivo Anglicano, fornendo funzioni più definite a queste istituzioni e ruoli maggiormente incisivi.

 

AnglicaniOnline 

 



 

Comunione Anglicana: un ponte tra i cristiani

 

Nel quasi totale disinteresse dei media italiani si è conclusa domenica scorsa la Conferenza di Lambeth, riunione decennale dei vescovi della Comunione anglicana, svoltasi a Canterbury. Del resto, perché interessarsi di problematiche interne a un insieme di chiese diffuse sì nei cinque continenti, ma che contano un numero complessivo di fedeli inferiore agli ottanta milioni, una piccola porzione degli oltre due miliardi di cristiani che popolano il globo? Eppure, a ben guardare, i motivi di interesse non mancherebbero: la Comunione anglicana, infatti, è considerata storicamente come “via media” tra il cattolicesimo e il mondo protestante, capace di dialogare con entrambe le sponde della cristianesimo occidentale laceratosi con la riforma e, nel contempo, di gettare un ponte privilegiato verso l’ortodossia. Inoltre, l’origine della sua espansione dalla nativa “chiesa madre” inglese ai paesi dell’impero britannico prima e del Commonwealth poi, nonché la forte propensione missionaria dei suoi membri hanno fatto sì che i “legami di affetto” che uniscono tra loro la quarantina di chiese sovranazionali riunite in province assumessero una dimensione di “cattolicità”, di diffusione universale di un modo di interpretare e di vivere il cristianesimo nella storia, in un confronto fecondo con la modernità.

Ma proprio questi punti di forza sembrano oggi essersi trasformati in debolezze che scuotono alle radici la Comunione anglicana: la formula di chiese che vivono “l’autonomia in comunione” rischia di tradursi in contrapposizione tra nord e sud del mondo, così come le diverse sollecitazioni pastorali conducono a scelte apparentemente inconciliabili tra loro e, quindi, a un sempre più difficile riconoscimento della comunione esistente. Da quando è stato prescelto sei anni fa per la sede di Canterbury come primate dell’intera Comunione anglicana, l’Arcivescovo Rowan Williams ha saputo restare fedele al suo mandato di “strumento di comunione” e ha fatto prevalere il bene dell’insieme della chiesa sulle sue stesse convinzioni teologiche. Ora, le attese per la conferenza di Lambeth erano focalizzate sui temi etici riguardanti la sessualità umana e oggetto di discordia esplicita, ma nel confrontarsi per più di quindici giorni in un clima di preghiera e di ascolto reciproco, gli oltre seicentocinquanta vescovi presenti a Canterbury si sono resi conto che il diverso approccio verso l’omosessualità nasce in realtà da divergenze più profonde, che hanno attinenza con i criteri di ermeneutica biblica e il concetto stesso di chiesa e di comunione ecclesiale. Non a caso, per l’incontro tra i vescovi, Williams e il gruppo preparatorio avevano voluto che si privilegiasse il dialogo intenso e fraterno in un contesto fortemente spirituale piuttosto che le delibere assembleari: scelta particolarmente feconda perché l’impasse attuale – con oltre duecento vescovi che si sono rifiutati di presentarsi a Canterbury – e le diatribe giurisdizionali nascono dall’inefficacia pratica delle decisioni assunte con chiara maggioranza nell’assise di dieci anni fa e ben presto violate da alcune chiese appartenenti alla Comunione.

Ispirandosi alla pratica zulu degli indaba – riunione dei membri di una comunità locale per discutere problemi che riguardano la collettività fino a trovare una convergenza di opinioni che permette di agire – i vescovi si sono riuniti in gruppi di una quarantina di componenti, provenienti dalle varie aree geografiche, culturali e teologiche dell’anglicanesimo e hanno potuto giovarsi anche dei contributi di una sessantina di partecipanti ecumenici invitati in piena fraternità. Si è trattato anche di un serio tentativo di collocare il dibattito su un piano più ecclesiale, liberandolo da uno schema troppo influenzato dal modello democratico-parlamentare che di per sé non esprime in pieno la sinodalità e la collegialità proprie della chiesa, né rende sempre conto della fonte ispiratrice di ogni decisione di chiesa, la fedeltà alla volontà di Dio. Così, per esempio, i sostenitori di opzioni contrapposte – provenienti da chiese del “ricco” mondo occidentale o dalle chiese africane “ricche” di un sempre crescente numero di fedeli – hanno potuto ascoltare e capire l’invocazione alla comunione che proveniva dalle chiese più “povere”, soprattutto dell’Asia, piccola minoranza in un mondo non cristiano, seme gettato in un terreno sovente ostico e che ha quindi bisogno dell’aiuto e del sostegno delle “sorelle maggiori”.

 

Il sostanzioso documento che traccia una sintesi dei lavori mostra un’ampia convergenza su cosa significhi essere vescovi “preparati per la missione” ma anche quanto sia complicato “rafforzare la comunione”, quanta strada debba essere ancora percorsa perché questa modalità di confronto fraterno all’interno della Comunione anglicana si traduca in una riflessione teologica e in una prassi capaci di custodire il deposito della fede e di annunciarlo agli uomini e alle donne del nostro tempo: è tutta la complessa problematica dell’inculturazione del vangelo che è qui in gioco. Saper narrare il Dio rivelatosi in Gesù Cristo in un linguaggio e con comportamenti comprensibili da chi non è giunto alla fede cristiana; saper rendere conto delle valenze anche antropologiche delle esigenze cristiane; testimoniare la differenza cristiana che stimola le diverse culture e innalza una voce profetica contro ogni attentato alla libertà e alla dignità dell’essere umano; saper “esaminare ogni cosa e ritenere ciò che è buono”, secondo l’esortazione di san Paolo... Davvero quella cristiana è un’arte di vivere e di morire che si impara e si affina giorno dopo giorno, nell’ascolto obbediente della parola di Dio nel solco dell’autentica tradizione ecclesiale, ma anche nel dialogo con le altre religioni e nel discernimento dei “semi del Verbo” – secondo l’espressione cara ai padri della chiesa – presenti nel pensiero umano e, soprattutto, là dove l’uomo si manifesta tale nel suo “essere con” il proprio simile. La posta in gioco è molto più alta di una lacerazione tra correnti dell’anglicanesimo: si tratta della credibilità stessa dell’annuncio evangelico.

di Enzo Bianchi, Priore del Monastero di Bose

 

[Fonte: monasterodibose.it, pubblicato su La Stampa, 10 agosto 2008]

 

 



Anglicani: ampio consenso e humour


05 agosto 2008 - (ve/eni) I vescovi anglicani, capi delle diocesi che compongono la Comunione anglicana mondiale, hanno lasciato la Conferenza di Lambeth (Inghilterra, 16 luglio - 3 agosto) accompagnati dalle rassicuranti parole del primate della Chiesa d’Inghilterra e guida dell’anglicanesimo mondiale, l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, il quale ha affermato che l’assemblea ha trovato un “ampio consenso” sulle misure necessarie da adottare per superare l’attuale crisi. Profonde divergenze sono sorte negli ultimi anni, nella Comunione anglicana, intorno alla consacrazione di Gene Robinson, vescovo anglicano statunitense, dichiaratamente omosessuale e sulla decisione della Anglican Church of Canada di permettere la benedizione di coppie dello stesso sesso. Le divergenze sull’atteggiamento da assumere nei confronti dell’ordinazione di persone gay e delle unioni tra persone dello stesso sesso ha portato la Comunione anglicana, che riunisce quasi 80 milioni di credenti nel mondo, sull’orlo dello scisma.
“Forse non siamo riusciti a risolvere in modo definitivo tutti i nostri problemi”, ha detto Williams nel discorso conclusivo rivolto ai circa 670 vescovi e vescove riuniti per la Conferenza di Lambeth, “ma abbiamo individuate le misure da prendere per poter uscire dalla crisi”.

Misure per uscire dalla crisi
La Chiesa episcopale (anglicana) degli Stati Uniti e la Chiesa anglicana del Canada dovranno impegnarsi a non procedere, in futuro, né all’ordinazione di altre persone dichiaratamente omosessuali, né alla benedizioni di coppie dello stesso sesso. Nel contempo i vescovi anglicani africani e sudamericani che hanno detto di voler accogliere nelle loro diocesi le parrocchie anglicane conservatrici decise a rompere i legami con le proprie diocesi d’appartenenza in segno di protesta contro la linea “liberal” nei confronti dell’omosessualità, dovranno desistere dal fare simili offerte.

Humour a Lambeth
Per la prima volta nella sua lunga storia, la Conferenza di Lambeth è stata seguita da un cartoonist ufficiale che ha realizzato, ogni giorno, vignette che ironizzano su un particolare aspetto dell’assemblea dei vescovi anglicani di tutto il mondo. Sistemato in una piccola tenda di colore bianco, nei pressi del luogo dove i vescovi si sono quotidianamente riuniti per la preghiera, il 37enne cartoonist Dave Walker ha ritratto con humour l’andamento dei lavori e in particolare delle sedute nella grande “tenda blu”, dove si sono svolte le discussioni più infuocate.

Il sito del cartoonist di Lambeth
www.lambethconference.org/daily/news.cfm/z9cartoon

 

[Fonte: Voce Evangelica.ch]

 

 


 

 

La questione dell'ordinazione delle donne vescovo nella Comunione anglicana.

Intervista del reverendo David Richardson

 

Londra, 10 Luglio 2008

 

Lunedì scorso, l’organo di governo della Chiesa d’Inghilterra ha compiuto un ulteriore passo che apre a una futura ordinazione episcopale delle donne. Il voto ha suggellato sei ore di acceso dibattito durante la riunione del Sinodo generale svoltasi nella città di York, nel nord dell’Inghilterra. La decisione della Comunione anglicana è stata definita ieri, in una nota del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, come uno "strappo" alla tradizione e un "ostacolo" sulla via della riconciliazione. Su questo orientamento, Philippa Hitchen, della nostra redazione inglese, ha chiesto un parere al reverendo David Richardson, direttore del Centro anglicano di Roma:

R. - Clearly it is significant but what it’s doing is responding to a report ...

Ovviamente, è importante, ma sostanzialmente risponde ad un rapporto su cosa avverrebbe se ci fossero donne-vescovo. Il voto nel Sinodo di lunedì non rappresenta ancora una nuova norma, non è qualcosa che crea donne-vescovo da un giorno all’altro: siamo ancora molto lontani. Però, dal punto di vista della risonanza sulla stampa mondiale, questo è una sorta di momento cruciale. Infatti è stato deciso che non sarà istituita la figura di un “supervisore alternativo” per tutti coloro che, secondo coscienza, non possono accettare l’idea di avere una donna-vescovo: figura che rischia di creare una seconda Chiesa nella Chiesa. Invece, il Sinodo ha stabilito che, nel momento in cui la norma introdurrà l’ordinazione episcopale della donna, ci saranno solo linee-guida per la strada da seguire.

D. – Sono ormai oltre dieci anni che in Inghilterra ci sono sacerdoti-donna e in altre parti del mondo la Comunità anglicana ha già donne-vescovo. In Gran Bretagna, la resistenza che c'è a questo concetto riguarda una piccola minoranza o un numero molto ampio di fedeli?

R. – That’s hard to me to answer, because I haven’t worked in the Church of England ...

Mi riesce difficile rispondere a questa domanda, perché io non ho lavorato poi molto nella Chiesa d’Inghilterra. La mia sensazione però è che se pure si tratta di una minoranza, è una "grande" minoranza, certamente molto rappresentativa e certamente molto appassionata. Una minoranza che non è diminuita in questi anni nei quali si è già proceduto a ordinazioni sacerdotali femminili. Detto questo, sono sicuro che oggi ci siano persone, molte persone, in Inghilterra che avrebbero votato contro il ministero ordinato alle donne ma che, dopo aver lavorato con loro, hanno cambiato opinione. Ora, come ho detto, la decisione non è ancora presa: ciò che è accaduto è che è stato deciso di procedere in tal senso con un dibattito che probabilmente durerà per i prossimi due-tre anni.

D. - Come è noto, la Santa Sede ha risposto affermando che questo sarebbe un ulteriore ostacolo alla riconciliazione tra Chiesa cattolica e la Chiesa d’Inghilterra. Lei cosa ne pensa? Quanto peso può avere, a livello ecumenico, una decisione del genere?

R. - It is certainly an obstacle but it is an obstacle that really has to be addressed: …

Sicuramente è un ostacolo, ma è un ostacolo, in realtà, che deve essere affrontato. La Comunione anglicana ha lavorato in due direzioni: sul fronte ecumenico, ha lavorato molto intensamente con la Chiesa cattolica romana - nelle Dichiarazioni ARCIC si ritrovano punti di accordo su diverse affermazioni teologiche. D’altro canto, all’interno della Comunione anglicana in tutto il mondo, da molto tempo ormai ci sono forti pressioni per l’ordinazione sacerdotale e poi episcopale delle donne. E’ importante ora che la Chiesa anglicana affronti la realtà nella direzione che sta prendendo la sua teologia, piuttosto che affrontare dialoghi ecumenici che non riflettono realmente le intenzioni della Chiesa.

D. - Questo argomento sarà trattato anche alla prossima Conferenza di Lambeth?

R. - Not for debate; I’ve no doubt inevitably it will play a part in the discussions of …

Non credo sarà discusso. Penso sia inevitabile che l’argomento venga trattato nella Conferenza, ma non penso sarà argomento di discussione. Il punto è che una Chiesa nazionale, e cioè la Chiesa d’Inghilterra, decide di rivedere la propria normativa che poi sarà dibattuta e poi dovrà essere presentata nelle diocesi. La Chiesa d’Inghilterra sta facendo, in sostanza, quello che altre componenti della Comunione anglicana hanno già fatto negli anni passati.

[Fonte: Radio Vaticana]

 

 


 

 

 

Le donne vescovo nella Chiesa d’Inghilterra
Il Sinodo della Chiesa d’Inghilterra ha deliberato l’ordinazione delle donne al ministero episcopale

10 luglio 2008 - (Peter Ciaccio) Un dibattito serrato di sei ore ha concluso il percorso iniziato nel 2000 con una mozione che chiedeva di discutere la questione delle donne vescovo. Il primo passo di questo cammino fu l’affermazione del Sinodo del 1975 “non vi sono obiezioni fondamentali all’ordinazione delle donne al sacerdozio”, seguita dall’ordinazione della prima diacona nel 1984 e della prima pastora nel 1994. Si prevede che la prima donna vescovo sarà consacrata nel 2015.

Una decisione storica
Anche se la Chiesa d’Inghilterra non è la prima chiesa della Comunione anglicana né la prima chiesa episcopale a deliberare in tal senso, si tratta di una decisione storica in primo luogo per il carattere simbolico di una chiesa nata da uno scisma che il Vaticano ha sempre ritenuto ricucibile. Nella storia dell’Anglicanesimo ci sono state varie oscillazioni filo-cattoliche fino al recente esodo di un cospicuo gruppo di ministri verso la Chiesa cattolica in reazione all’ordinazione delle donne. L’insuccesso del corteggiamento cattolico nei confronti degli anglicani deriva sicuramente dalla richiesta, sempre sottintesa, di uniformarsi totalmente a Roma.
La Chiesa anglicana presenta caratteristiche ibride cattoliche e protestanti ed è la chiesa di Stato in Inghilterra e in Galles, dove rispecchia la suddivisione in classi della società (da cui la tradizionale distinzione tra “chiesa alta” e “chiesa bassa”). I ministri di culto anglicani possono considerarsi sia preti sia pastori, a seconda della propria vicinanza al cattolicesimo o al protestantesimo.

Mediazione difficile
Tuttavia queste sono tutte questioni secondarie, frutto del carattere primario dell’Anglicanesimo: una chiesa con una forte vocazione ecumenica e inclusiva, a partire dal proprio interno, fondata sull’idea di una chiesa di cui tutti possano sentirsi parte. Questo è il vero motivo della storicità del Sinodo di York: la discussione sull’accesso delle donne a tutti i livelli del ministero può concludersi solo con una parte che accetta la posizione dell’altra. Eppure dal 1994 era in atto un tentativo di mediazione, con l’istituzione delle cosiddette “diocesi volanti” extraterritoriali di Ebbsfleet, Richborough e Beverley, cui potevano far riferimento i dissidenti sull’ordinazione delle donne. Queste erano state il tentativo di accogliere i preti che avevano inizialmente lasciato la Chiesa anglicana, ma che poi, fatta esperienza diretta del Cattolicesimo, erano ritornati sui loro passi (ovviamente la stampa italiana - e non solo quella italiana, n.d.r. - ha glissato sul ritorno in massa dei transfughi). Tuttavia, le diocesi volanti hanno finito per accentuare il dissenso, creando uno scisma di fatto, e il Sinodo di York ha concluso tale esperimento: gli anglicani devono accettare l’episcopato, sia maschile sia femminile, nella sua natura territoriale e non “volante” e virtuale.

Ministeri femminili e cammino ecumenico
La decisione di York, inoltre, è un passo in avanti nel percorso, già iniziato, di una piena unità visibile con la Chiesa metodista in Inghilterra. I forti legami a livello locale avevano già portato in anni recenti al progressivo avvicinamento tra le due chiese, fino alla firma nel 2003 del Patto Anglicano-Metodista che afferma tra l’altro il reciproco riconoscimento dei ministeri. Dunque, l’atto del Sinodo di York non è riducibile ad uno scontro tra conservatori e liberali, ma è una tappa importante del cammino ecumenico. Infatti, le differenze principali tra i ministeri delle due chiese erano da una parte l’episcopato anglicano e dall’altra la parità di accesso per le donne ai ministeri della chiesa metodista. Questa decisione del Sinodo anglicano getta le basi per un alto compromesso tra le due chiese, in cui l’una ammette le donne vescovo e l’altra potrebbe accettare l’episcopato.

Conferenza di Lambeth
La decisione del Sinodo riguarda solo le province di Canterbury e York della Comunione anglicana. L’altra questione controversa, riguardante i ministri omosessuali, che verrà discussa alla prossima Conferenza di Lambeth, riguarda invece la Comunione anglicana nella sua globalità. Su questo tema le posizioni sembrano ormai radicalizzate e lo scisma pare inevitabile: una nuova sfida per il progetto anglicano di una chiesa ecumenica, unitaria e inclusiva (Peter Ciaccio, pastore della chiesa metodista in Italia, agenzia NEV).

 

[Fonte: Voce Evangelica.ch]

 

 



Quei dialoghi sulle nuvole

L’analisi internazionale dei dialoghi ecumenici ha fatto il punto su una situazione di stanchezza ecumenica dovuta anche alla mancata ricezione dei progressi raggiunti

 

MONACO DI BAVIERA.

Dal 23 al 25 giugno, in seno alla riunione annuale della Commissione «Chiese in dialogo» della Conferenza delle chiese europee (Kek), si è concretizzato uno dei progetti più ambiziosi del corrente mandato della Commissione stessa: raccogliere, analizzare e valutare i frutti dei dialoghi teologici ufficiali – bilaterali e multi-laterali – tra le chiese ortodosse e le altre chiese membro della Kek. Dodici dialoghi ufficiali sono stati analizzati attraverso 24 valutazioni teologiche di altrettanti protagonisti diretti dei dialoghi, al fine di tracciare una mappa il più possibile completa della situazione. Per fare ciò, tutte le tipologie di dialogo sono state prese in considerazione: dialoghi a livello mondiale (tra chiese ortodosse e Alleanza riformata mondiale, Federazione luterana mondiale, Comunione anglicana, Chiesa Vecchio-cattolica), dialoghi tra chiese ortodosse e comunioni di chiese europee (Comunione di Porvoo e Comunione delle chiese protestanti in europa), dialoghi bilaterali transnazionali (tra Chiesa evangelica in Germania e Patriarcato ecumenico, Chiesa ortodossa russa, Chiesa ortodossa rumena, Chiesa ortodossa bulgara, e tra Chiesa luterana finlandese e Chiesa ortodossa russa), fino ai dialoghi a livello nazionale, come nel caso del dialogo tra Chiesa luterana finlandese e Chiesa ortodossa di Finlandia.

Fare il punto della situazione sui dialoghi, tuttavia, non era l’obiettivo del progetto, ma solo il punto di partenza; utilizzando questo quadro, la Commissione «Chiese in dialogo» si era data un triplice compito: identificare le questioni teologiche centrali comuni, per stabilire di conseguenza dei criteri chiari per valutare l’effettivo progresso dei dialoghi; raccogliere e valutare le varie metodologie utilizzate, per renderle accessibili alle altre chiese; indagare e chiarire i meccanismi di ricezione di tali dialoghi nelle varie chiese, al fine di formulare metodi, meccanismi e passi concreti da proporre per migliorare il processo di ricezione e assimilazione dei frutti del dialogo nelle varie chiese, nazionali e locali.

La consultazione ha mostrato quanti sforzi sono stati fatti nel corso degli ultimi cinquant’anni per riavvicinare le chiese. Nel momento di stanchezza che il movimento ecumenico si trova ad attraversare, questo studio ha svelato, forse persino al di là delle aspettative degli organizzatori, la ricchezza di tali dialoghi, mettendo in luce i numerosi passi avanti nel cammino di riconciliazione delle chiese.

Al tempo stesso, tuttavia, una pungente domanda fa da contraltare a quest’esito positivo: quanto di questi esiti positivi raggiunge le chiese, arricchendole nella loro vita comunitaria e aiutandole nei loro rapporti ecumenici locali? Quanto invece rimane sulla carta, arricchendo solamente qualche archivio centrale, o nel migliore dei casi qualche rivista per specialisti?

Analizzando il modo in cui la Commissione «Chiese in dialogo» aveva formulato il proprio compito, traspare come già in sede di ideazione del progetto questa domanda fosse avvertita come centrale, e la consultazione non ha fatto che confermare questa direzione. I frutti positivi dei dialoghi spesso non raggiungono le comunità, non diventano patrimonio comune, e spesso queste comunità si trovano a dialogare e collaborare con altre chiese locali su posizioni che non tengono conto di passi avanti compiuti.

Un elemento può forse stupire: la difficoltà di facilitare questo processo di ricezione e assimilazione non riguarda solamente le chiese piccole, di minoranza, e con scarse risorse come le nostre: dalla consultazione è emerso chiaramente come questo sia un problema comune a tutte le chiese europee, a prescindere da dimensioni, struttura o risorse. Questo, ovviamente, non vuole essere argomento per una facile consolazione, ma vuole sottolineare come, di fronte a questo problema comune, che emerge sempre più come «il» problema da affrontare in ambito ecumenico, non siamo soli, e come si possa quindi cercare insieme alle altre chiese europee soluzioni concrete ed efficaci, invece di contare sulle nostre piccole forze soltanto.

Su che cosa puntare per facilitare questo processo? Credo si possano individuare qualche elemento e qualche spunto di riflessione, alcuni di carattere più generale, altri invece più pertinenti al contesto evangelico italiano. Sicuramente l’educazione e formazione teologica è il primo luogo a cui guardare; l’insegnamento dell’ecumenismo nelle facoltà di Teologia deve tenere conto e includere lo studio dei risultati dei dialoghi. È un processo a lungo termine, ma solo così si possono formare nuove generazioni di pastori e pastore che abbiano assimilato i passi avanti compiuti dalle chiese. Altro strumento di ricezione possono essere gli atti liturgici (matrimoni, battesimi...), sempre più spesso interconfessionali, che possono diventare occasione di studio e scoperta, per un fine molto pratico, dei frutti dei dialoghi ecumenici. Ancora, gli incontri e i consigli di chiese locali possono e dovrebbero diventare luoghi privilegiati di scoperta dei ravvicinamenti compiuti.

Appare evidente come tutti questi elementi si basino su un presupposto fondamentale: il ruolo pastorale come figura chiave di ricezione e disseminazione dei risultati. Se da un lato un’opera di sensibilizzazione e aggiornamento del corpo pastorale sulle tematiche ecumeniche è sempre positiva, dall’altro vero è che difficilmente un pastore di una comunità locale ha accesso diretto a questo tipo di informazione. Altro presupposto è quindi che queste informazioni di carattere ecumenico non si arenino nelle pieghe amministrative delle nostre chiese, ma raggiungano le comunità locali. Per fare ciò, è indispensabile che chi rappresenta a vario titolo le nostre chiese sia inserito in una rete che ne faciliti sia la preparazione sia il compito di comunicazione e informazione dei progressi una volta rientrato in Italia. Credo che in questo senso andassero a esempio due ordini del giorno degli ultimi due Sinodi valdesi-metodisti, che al momento attendono ancora concretizzazione.

Il momento storico che viviamo mostra una grande stanchezza del movimento ecumenico, che è in parte dovuta alla perdita di fiducia in esso da parte delle chiese. Se molti elementi di critica in questo senso rimangono, non bisogna però ignorare come parte di tale sfiducia può venire anche dallo iato esistente tra le comunità e il movimento ecumenico, iato che le nostre chiese sono chiamate a colmare per poter fruire appieno dei frutti del dialogo.

di Michel Charbonnier, Presidente del Consiglio ecumenico giovanile Europeo e membro della Commissione «Chiese in dialogo»

[Fonte: Riforma.it]

 

 



Solidarietà Ecumenica per i bambini Vetero-Cattolici di Torino

 

 

Torino, 16 Marzo 2008

Una Domenica delle palme davvero speciale per i bambini della Parrocchia dei Vetero-Cattolici a Torin domenica 16 alle 15:00, il Sub-Priorato del Piemonte dell’Ordine di San Fortunato onlus, farà una donazione in favore dei piccoli di Torino presso la Parrocchia di San Clemente Willibrord della Chiesa dell’Unione di Utrecht – Comunione Anglicana di Torino nella persona di Don Giuseppe Biancotti. Saranno donati tre scatoloni di giochi e giocattoli, due tavoli prima infanzia, una specchiera e un bicicletta. "Anche se questa donazione sarà effettuata a una Chiesa sorella – spiega il presidente della onlus Alfredo MULE’ –  sono contento perché non c’è niente di meglio che vedere i bambini sorridere a prescindere dall’appartenenza etnica o dal proprio credo religioso. Noi ci prodighiamo per il miglioramento della condizione umana, in perfetta armonia con l’insegnamento del Santo di Valdobbiadene San Venanzio Fortunato Vescovo di Poitiers, al quale l’Ordine stesso si ispira dal lontano 600 d.C. Questo deve essere l‘impegno del Cavaliere di oggi che con le sue azioni porta il proprio messaggio di solidarietà e quindi di pace in tutto il mondo!”.
Per il futuro Il Sub-Priorato, oltre alle donazioni di materiale vario in favore di diverse associazioni ed enti cattolici e non della città, ha in progetto di aprire una piccola biblioteca in cui allestire e catalogare tutti i numerosissimi volumi che sono stati donati al Priore del Piemonte MULE’ in questi tre anni di esistenza della Sua associazione. Per informazioni chiamare il 338.91.96.038 oppure visitare il sito web: www.priorato-osf-to

[Fonte: Scrivi.it]

 


 

 

Focolarini: Funerali Chiara Lubich martedì nella Basilica di San Paolo

 

Citta' del Vaticano, 14 Marzo 2008

Si svolgeranno martedi' prossimo i funerali di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari scomparsa questa notte alle 2 per una grave crisi respiratoria.  Amica di papa Giovanni Paolo II, era nata a Trento il 22 gennaio del 1920. Si e' spenta a Rocca di Papa (Roma), nella residenza dei Focolarini ''Mariapoli''. Per disposizione di papa Wojtyla, dovra' essere sempre una donna a prendere il suo posto alla guida dei questa opera, che abbraccia anche cardinali e vescovi, sacerdoti e religiosi. Le esequie avranno luogo nella Basilica di San Paolo Fuori Le Mura alle 15. Da oggi pomeriggio alle 16. nel frattempo, e' aperta la camera ardente presso il Centro Mariapoli a Rocca di Papa, nella cittadina a pochi chilometri da Roma stanno affluendo fedeli da ogni parte d'Italia e del mondo.

[Fonte: Adnkronos]

 


 

 

Iraq: vescovo, nessun segno violenza

I funerali di monsignor Rahho domani a Kremlesh

 

Baghdad, 13 Marzo 2008

Nessun segno di violenza sarebbe stato riscontrato sul corpo del vescovo cattolico-caldeo Paulos Faraj Rahho.Lo ha riferito oggi la televisione satellitare cristiana irachena 'Ishtar Tv'.Sul cadavere del prelato, ritrovato a Mossul (396 km. a nord di Baghdad), dove era stato rapito il 29 febbraio scorso, neanche segni di pallottole. I funerali di monsignor Rahho si svolgeranno domani nel cimitero del vicino villaggio cristiano di Kremlesh.

[Fonte: ANSA]

 


 

 

Il Papa: "Si mobiliti la comunità internazionale"

Il cordoglio del Papa dopo il ritrovamento del cadavere del vescovo di Mosul, Faraj Raho,

rapito lo scorso 29 febbraio dopo la via crucis e ritrovato morto oggi vicino a Baghdad

 

Iraq, 13 Marzo 2008

Dopo 13 giorni nelle mani dei rapitori è morto Faraj Raho, il vescovo cristiano di Mosul, rapito lo scorso 29 febbraio al termine della Via Crucis.
A dare l’annuncio è stato mons. Shlemon Warduni, vescovo ausiliario di Baghdad. "Lo abbiamo ritrovato privo di vita nei dintorni di Mosul. I rapitori lo avevano sepolto", ha detto. Immediato il cordoglio del Papa che si augura come "questo tragico evento richiami ancora una volta e con più forza l'impegno di tutti e in particolare della comunità internazionale per la pacificazione di un Paese così travagliato", come ha riferito il direttore della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi. "La violenza più assurda e ingiustificata continua ad accanirsi sul popolo iracheno e in particolare sulla piccola comunità cristiana a cui il Papa e tutti noi siamo particolarmente vicini nella preghiera e nella solidarietà in questo momento di grande dolore", ha continuato padre Lombardi che ha ricordato come tutti avevano continuato a sperare e a pregare per la liberazione di mons. Rahho.
La richiesta di un riscatto aveva fatto infatti sperare nel corso di queste settimane che il rapimento potesse concludersi con il rilascio dell'arcivescovo. Ieri però i rapitori avevano annunciato che Raho non godesse di buona salute. "I rapitori – ha raccontato al Sir mons. Warduni - già da ieri ci avevano detto che mons. Rahho stava molto male, ieri nel pomeriggio ci hanno detto che era morto”. Di stamattina invece la notizia della morte. “Alcuni nostri giovani hanno seguito le indicazioni fornite dai rapitori per raggiungere il luogo. Qui hanno scavato e hanno visto il vescovo privo di vita”. Il cadavere era a 396 chilometri a nord di Baghdad anche se alcune fonti anonime riferiscono che il corpo sarebbe stato già ritrovato ieri nel quartiere di Al-Intisar, nella zona nord della città. Ancora non si conoscono le  cause della morte, non si sa cioè, se sia morto per le precarie condizioni di salute o sia stato brutalmente ucciso dai suoi rapitori. In un obitorio locale sarebbe stata già fatta l’autopsia.
Raho era stato prelevato al termine della Via Crucis e per rapirlo erano state uccise anche tre persone che erano con lui.

[Fonte: Unione Sarda]

 


 

Torino: si apre chiesa vetero cattolica- anglicana

Torino, 12 Marzo 2008

I vetero-cattolici, che fanno parte della comunita' anglicana, avranno una loro chiesa a Torino, la chiesa di San Clemente Willibrord. Sara' inaugurata il 15 marzo, alla presenza del vescovo Fritz-Rene' Mueller che arrivera' dalla Svizzera e officera' il culto al quale sono stati invitati i rappresentati di tutte le confessioni religiose e, quale ospite d'onore, l'arcivescovo della citta', il cardinale Severino Poletto.In Italia si contano circa duemila fedeli.

[Fonte: ANSA]

 


 

 

Chiesa Anglicana da' lezioni di sesso con vademecum

 

 

Londra, 10 Marzo 2008

 

Un vademecum anti-divorzio della Chiesa Anglicana mette il sesso tra le priorita' della vita e invita le coppie a non avere complessi.'Lungi dall'essere volgare, il sesso - afferma il vademecum intitolato 'Growing Together' (crescere assieme) - e' qualcosa di santo e di meraviglioso e deve essere celebrato'. Il vademecum suggerisce agli sposi in crisi di andare dal sessuologo ed e' scritto nella speranza di arginare la piaga sempre piu' dirompente del divorzio.

 

[Fonte: Tiscali]

 

 


 

 

Arcivescovo Canterbury condanna Guantanamo e il terrorismo

 

Londra, 5 Marzo 2008

Il capo della chiesa anglicana, l'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, ha definito oggi il campo di prigionia Usa di Guantanamo una "incredibile anomalia legale" e ha detto che si tratta di un pericoloso precedente per i dittatori di tutto il mondo. L'arcivescovo, leader spirituale di 77 milioni di anglicani nel mondo, ha anche definito "spaventoso" l'estremismo islamico e ha detto che il terrorismo è "un insulto a Dio e all'uomo". "Penso che quel che c'è a Guantanamo sia una straordinaria anomalia legale... che crea un nuovo tipo di prigionia", ha detto Williams in un'intervista a Bbc television in Sudan, in occasione della sua visita con il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite. "Queste sono persone che non hanno il tipo di accesso al servizio legale che noi probabilmente riterremo importante", ha detto l'arcivescovo, parlando dei 500 prigionieri stranieri detenuti nella base navale Usa a Cuba. "Il messaggio per il quale qualsiasi stato può fare a meno delle disposizioni minime sull'habeas corpus sarà accolto positivamente dai tiranni in qualsiasi parte del mondo, ora e nel futuro", ha aggiunto Williams. "Nei prossimi 10 anni, cosa potranno dire le persone di un sistema che tollera queste cose?". Williams ha detto anche che il terrorismo e l'estremismo musulmano sono "spaventosi... un insulto a Dio e all'uomo". La Chiesa anglicana ha unito spesso la sua voce a quella dei gruppi per i diritti umani nel condannare la detenzioni a tempo indeterminato e la mancanza di protezione legale per i detenuti a Guantanamo. Solo 10 prigionieri sono stati finora formalmente incriminati, e una commissione d'indagine dell'Onu ha chiesto agli Stati Uniti di chiudere il campo.

[Fonte: Reuters]

 


 

 

I preti potranno sposarsi? 

Dalla Germania al Brasile i religiosi chiedono al Vaticano di rivedere le norme sul celibato.

E il capo dei vescovi cattolici tedeschi mostra segni di apertura sulle unioni gay. Chiesa, cambiamenti in vista?

 

Germania, 22 Febbraio 2008

Il nuovo presidente della Conferenza episcopale Monsignor Zollitsch apre le porte ai preti sposati e alle unioni gay: «Il collegamento tra l'essere prete e il celibato non è teologicamente necessario» e ancora parlando degli omosessuali: «non è una questione di liberalità, poiché si tratta di una realtà sociale. Come cattolico il mio ideale sono ovviamente il matrimonio e la famiglia, ma se esistono persone con questa disposizione lo Stato può adottare le opportune regolamentazioni, anche se considero sbagliato il concetto di matrimonio omosessuale». Mentre l'episcopato tedesco si divide tra riformisti e conservatori, si leva un'altra voce a favore del cambiamento. È quella dei preti brasiliani, che suggeriscono l'istituzione di due tipi di sacerdozio: uno con l'obbligo del voto di castità e uno senza. Il clero carioca chiede che i vescovi possano ordinare uomini sposati che considerano degni del sacerdozio e chiede che vengano reintegrati nella Chiesa quei sacerdoti che l'hanno abbandonata per formare una famiglia.

[Fonte: LiberoNews]

 


 

 

Arcivescovo Canterbury si difende per sue frasi su Sharia

Londra, 11 Febbraio 2008

L'Arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, difende le dichiarazioni fatte sulla legge islamica della sharia e che hanno provocato dure polemiche in Gran Bretagna.
Williams aveva detto che prima o poi sarebbe stato ''inevitabile'' per la legge britannica accogliere alcune parti di quella musulmana.
''Mi prendo le responsabilita' per parola da me scelta che possa aver causato equivoci'', ha detto oggi al Sinodo Generale della Chiesa anglicana, aggiungendo tuttavia di continuare a credere ''fortemente che non sia inappropriato per un pastore della Chiesa d'Inghilterra discutere delle preoccupazioni legate ad altre comunita' religiose e cercare di portarle all'attenzione pubblica''.
Due membri del Sinodo avevano chiesto apertamente a Williams, arcivescovo di Canterbury dal 2002, di tenersi alla larga dalla questione, sulla quale e' intervenuto anche oggi il portavoce del primo ministro, Gordon Brown, il quale ha dichiarato di ''comprendere le difficolta''' attraversate da Williams, giudicato ''un uomo di grande integrita' e di dedizione al servizio della gente''.
La presenza dell'oltre milione e mezzo di musulmani sul sulo britannico ha cominciato a creare divisioni nell'opinione pubblica dopo gli attentati del 2005, quando quattro giovani kamikaze islamici di nazionalita' britannica causarono 52 morti a bordo di metro e bus londinesi.

[Fonte: Reuters]

 


 

 

Chiesa anglicana: governo e Tigri, entrambi responsabili della strage di civili

Dopo l’ondata di attacchi e bombardamenti contro civili, il vescovo di Colombo Duleep de Chickera si appella alle parti in conflitto perché risparmino i civili e soprattutto i bambini. Alla popolazione un invito alla calma e all’impegno per la convivenza pacifica.
 

Sri Lanka, 8 Febbraio 2008

La Chiesa anglicana in Sri Lanka punta il dito contro governo e ribelli tamil condannando, degli uni i bombardamenti aerei sui villaggi nel nord e degli altri la strategia degli attentati terroristici. Entrambi sono colpevoli delle ingenti perdite tra i civili, da sempre le vere vittime del conflitto che insanguina il Paese. A parlare è il vescovo anglicano di Colombo, Duleep de Chickera, che ieri ha diffuso un messaggio speciale in relazione ai numerosi attacchi che nell’ultima settimana hanno colpito l’isola.

“Dobbiamo condannare senza esitazione la recente ondata di attentati contro civili innocenti che hanno ucciso numerose persone, compresi dei bambini”, soprattutto a Dambulla (2 febbraio) e alla Fort Railway Station di Colombo (3 febbraio). “Si tratta chiaramente - si legge nel comunicato - di un lavoro delle Ltte (le Tigri per la Liberazione della patria tamil) e dimostra il completo disprezzo per il diritto alla vita della gente semplice, che va a lavoro, a pregare o a scuola”. Secondo il vescovo, le iniziative terroristiche delle Tigri sono “controproducenti” per la stessa causa di uguaglianza e giustizia della comunità tamil: “Fanno sì che i moderati diventino estremisti”.

“Preoccupato” soprattutto del destino dei più piccoli, de Chikera si appella al governo perché fermi gli attacchi aerei sui villaggi del nord”. Il vescovo porta l’attenzione sulle due case per bambini gestite dalla sua Chiesa a Dharmapuram e Kilinochi: “So che questi miei piccoli amici vivono nella paura e non hanno nessun altro luogo dove nascondersi che i loro bunker quando sentono arrivare gli aeroplani. Per favore, fate il possibile per risparmiare queste vite”. Conclude infine con l’invito a tutta la popolazione “a non cedere a provocazioni, ma invece di lavorare per la comprensione e la convivenza pacifica”.

[Fonte: AsiaNews]

 


 

 

Arcivescovo Canterbury, “Inevitabile” Recepire Sharia

L’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, ritiene che sia “inevitabile”

introdurre nel sistema giuridico britannico alcuni aspetti della Sharia, la legge islamica.

 

Londra, 7 Febbraio 2008

Un giudizio che peserà in un dibattito più che attuale -sia in Gran Bretagna, dove i musulmani sono circa 1,8 milioni, sia all’estero- sulla tolleranza religiosa e sul dialogo tra le diverse fedi monoteistiche. Il leader spirituale della Chiesa Anglicana, di cui è capo la regina Elisabetta II, ha sottolineato che le leggi britanniche hanno già recepito istanze di altre confessioni ed è quindi opportuno “un adeguamento costruttivo” della sharia in materie come il diritto di famiglia e materie finanziarie. “Alcuni aspetti della Sharia sono riconosciute nella nostra società e nelle nostre leggi, quindi non stiamo parlando di una cosa aliena né di un sistema antagonista”.

Il prelato ha tuttavia sottolineato che “nessuna persona assennata può pensare che in Gran Bretagna si assista a quel genere di disumanità spesso associato con l’applicazione della legge islamica in alcuni Paesi musulnani, come la pena capitale e l’atteggiamento verso le donne”, ha detto l’arcivescovo. Ma recepire la Sharia non deve significare in alcun modo prevaricare “i diritti garantiti… a tutti i cittadini”. Nell’opinione pubblica britannica questo tema tocca un nervo scoperto, soprattutto dopo gli attentati suicidi di luglio del 2005 a Londra. Nei giorni scorsi il vescovo anglicano di Rochester, Michael Nazir-Ali, segnalò alla polizia di avere ricevuto minacce di morte per un articolo a sua firma, in cui affermava che gli integralisti islamici hanno trasformato alcune aree del Paese in zone interdette ai non musulmani.

[Fonte: Kataweb]

 


 

 

Quaresima energetica: gli anglicani propongono un digiuno ecologico

 

 

Londra, 6 Febbraio 2008

 

In occasione dell’inizio della Quaresima, la Chiesa anglicana esorta i fedeli a fare penitenza riducendo le proprie emissioni di carbonio. L’iniziativa del “digiuno energetico” e’ stata lanciata dal vescovo di Liverpool James Jones, e da quello di Londra, Richard Chartres.

Ho cercato tra i consigli qualcosa di nuovo e vi ho trovato questo invito: date un giorno di riposo alla vostra lavastoviglie (la pubblicità dei detersivi in pastiglia non dice che il ciclo di vita di una di quelle macchine non e’ competitivo con il lavaggio a mano) e svitate una lampadina da un punto visibile della casa. Tra 40 giorni, rimettetene una a risparmio energetico per festeggiare la Pasqua.

Questo periodo dell’anno e’ dedicato all’auto-analisi, all’abbandono di vizi e cattive abitudini e, in generale, all’inizio di pratiche virtuose. Mi fa piacere osservare come molte persone inizino oggi un percorso personale per essere di giovamento alla società con le proprie azioni e scelte quotidiane.

L’appello del vescovo Chartres e’ chiaro: “Una miriade di studi scientifici ha dimostrato che non e’ più possibile trovare scuse per non agire. Non e’ nemmeno sufficiente puntare il dito contro qualcun altro e chiedere che sia qualcun altro ad agire al posto nostro. Ora e’ giunto il tempo per azioni individuali e collettive che modifichino il modo insostenibile in cui stiamo consumando le risorse terrene. Abbiamo la responsabilità delle nostre azioni di fronte a Dio, alle future generazioni e al nostro stesso benessere. ”

[Fonte: EcoBlog.it]

 

 

 


 

 

Divorzio alla vaticana

L'arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi, invita i separati a non allontanarsi dalla vita di fede

nonostante a loro sia negata l'eucarestia. Ma la Chiesa non è troppo severa con i divorziati? E cosa dirà mai Benedetto XVI?

 

Milano, 22 Gennaio 2008

Un matrimonio su cinque va in crisi. E nei confronti dei separati e divorziati la Chiesa ha sempre mantenuto posizioni di forte chiusura negando, ad esempio, la possibilità di accedere alla comunione eucaristica agli sposi che vivono stabilmente un secondo legame sponsale. Parole di conforto nei confronti di chi ha visto finire il proprio matrimonio arrivano però ora dall'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, in un libro che uscirà nei prossimi giorni dal titolo "Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito". Nelle 24 pagine del volume Tettamanzi sottolinea come anche la Chiesa sa a volte che la separazione è inevitabile e invita i divorziati a non allontanarsi dalla vita di fede. Sul sito della diocesi di Milano sono presenti alcune anticipazioni della lettera nella quale l'arcivescovo si mette nei panni di chi sta per prendere, o ha già preso, una decisione comunque difficile: "Immagino che prima di questa decisione abbiate sperimentato giorni di fatica a vivere insieme - scrive il cardinale -, nervosismi, impazienze e insofferenza, sfiducia reciproca, a volte mancanza di trasparenza, senso di tradimento, delusione per una persona che si è rivelata diversa da come la si era conosciuta all'inizio. Queste esperienze, quotidiane e ripetute, finiscono con il rendere la casa non più luogo di affetti e gioia, ma una pesante gabbia che sembra togliere la pace del cuore". Poi, l'ammissione: "La Chiesa sa che in certi casi non solo è lecito, ma addirittura inevitabile prendere la decisione di una separazione: per difendere la dignità delle persone - scrive ancora il cardinale - evitare traumi più profondi, custodire la grandezza del matrimonio, che non può trasformarsi in un'insostenibile trafila di reciproche asprezze".

L'arcivescovo di Milano invita così i credenti con alle spalle un matrimonio fallito a non ritenere che la norma regolante l'accesso alla comunione eucaristica significhi che i coniugi divorziati risposati siano esclusi da una vita di fede e di carità vissute all`interno della comunità ecclesiale. "Vi chiedo di partecipare con fede alla Messa, anche se non potete accostarvi alla comunione. Anche a voi è rivolta la chiamata alla novità di vita che ci è donata nello Spirito. Anche a vostra disposizione sono i molti mezzi della Grazia di Dio. Anche da voi la Chiesa attende una presenza attiva e una disponibilità a servire quanti hanno bisogno del vostro aiuto - chiede Tettamanzi - E penso anzitutto al grande compito educativo che come genitori molti di voi sono chiamati a svolgere e alla cura di relazioni positive da realizzare con le famiglie di origine. Penso poi alla testimonianza semplice, se pur sofferta, di una vita cristiana fedele alla preghiera e alla carità. E ancora penso anche a come voi stessi, a partire dalla vostra esperienza, potrete essere di aiuto ad altri - conclude - che attraversano situazioni simili alle vostre". Dal cardinale Tettamanzi arrivano dunque parole di comprensione e di pietà verso queste situazioni dolorose. Viene da chiedersi se la Chiesa non sia troppo severa nei confronti dei divorziati e soprattutto di quei tantissimi cattolici che hanno fede e vogliono praticarla senza sentirsi peccatori.

 

[Fonte: LiberoNews]

 

 

 


 

 

Scienziati:Papa a Sapienza inadatto

È stata giudicata così la visita all'ateneo del Pontefice

Roma, 14 Gennaio 2008

In una lettera alcuni scienziati hanno definito la visita del Papa all'università La Sapienza di Roma un evento 'incongruo'. Lo giudicano così gli oltre 60 firmatari della lettera presentata al rettore Renato Guarini, un'iniziativa che sta raccogliendo centinaia di consensi nel mondo scientifico, anche da tanti scienziati italiani all'estero. Tra i firmatari, i fisici Andrea Frova, Carlo Maiani, Carlo Bernardini, Giorgio Parisi, Carlo Cosmelli.

[Fonte: ANSA]

 


 

 

Il Cardinale di Londra apre sul sacerdozio coniugato

 

Londra, 21 Dicembre 2007

Il 21 Dicembre in un intervista al Financial Times, Il Cardinale Cormac Murphy-O’Connor, 10° Arcivescovo di Westminster e capo della Conferenza Episcopale dei Vescovi d'Inghilterra e Galles, offre la sua visione sulle possibilità del sacerdozio coniugato.

Dal Financial Times:
 

...Murphy-O’Connor è gentilmente sovversivo creando il "caso" dell'ordinazione di uomini sposati: “Abbiamo un certo numero di uomini sposati in questa diocesi che sono ex sacerdoti Anglicani i quali erano già sposati. Se lei mi chiede, ‘Pensa che la chiesa possa cambiare e ordinare altri uomini sposati?’ la risposta è, ‘Sì, potrebbe.’ ”...

Mentre resta notabile tale intervento del  Cardinale Murphy-O'Connor sia per la sua statura che per il suo essere relativamente conservatore su molti problemi, non è la prima volta che il cardinale ha rilasciato dichiarazioni riguardo a questo problema. Quando fu istallato quale Arcivescovo di Westminster nel 2000, Murphy-O'Connor rilasciò un'intervista al The Guardian nella quale affermava:
 

"Le Discipline possono cambiare. Quando un prete accetta il celibato all'atto dell'ordinazione, tale regola deve essere mantenuta. Ma è davvero (il matrimonio) incompatibile con il sacerdozio? La risposta è ovviamente no. Io non lo escluderei. Di questo problema si tornerà a parlare."

 

 

[fonte: rentapriest.blogspot.com]

 

 

 


 

 

L'Arcivescovo di Canterbury nomina il nuovo Rappresentante presso la Santa Sede

 

 

 

Londra, 10 Dicembre 2007

 

L'Arcivescovo di Canterbury, Sua Grazia Mons. Rowan Williams, e i Governatori del Centro Anglicano in Roma sono lieti di annunciare la nomina del M.to Rev. David Richardson quale Rappresentante dell'Arcivescovo presso la Santa Sede e a Direttore del Centro. David Richardson è Decano della Cattedrale di S.Paolo a Melbourne (Australia) ed è stato in precedenza Decano della Cattedrale di S. Pietro ad Adelaide. David Richardson succede a Mons. John Flack, Vescovo Suffraganeo emerito di Huntingdon, quale rappresentante personale dell'Arcivescovo di Canterbury presso la Santa Sede. Il Vescovo John andrà in pensionamento a Febbraio. David Richardson prenderà possesso del suo nuovo ufficio dopo Pasqua.

 

Mons. Williams si è congratulato con David Richardson per la nomina con queste parole: "Sono felice che qualcuno con la statura di David Richardson porterà avanti l'apprezzato lavoro del suo predecessore, il Vescovo John Flack. Il suo ruolo in questo momento importante continuerà a costruire su quattro decadi di dialogo fra gli Anglicani e i Cattolici Romani. Tale ruolo verrà esercitato nel contesto di 'molte aree di testimonianza e di servizio' che richiama una 'più prossima cooperazione fra di noi', come Papa Benedetto e io abbiamo affermato nella nostra Dichiarazione Congiunta l'anno scorso".

 

David Richardson ha risposto affermando "Sono felice di accettare questa nomina e onorato che l'Arcivescovo di Canterbury e i Governatori del Centro Anglicano abbiano riposto la loro fiducia in me.

Sono anche molto felice del fatto che questo vuol dire che la Chiesa Anglicana d'Australia avrà la possibilità di essere rappresentata in questo ruolo chiave dell'area di vitale importanza che è l'ecumenismo. 

L'Arcivescovo Rowan e Papa Benedetto sono due grandi personalità spirituali e intellettuali dei nostri tempi - uomini di profonda intelligenza, cultura e santità - e resto in attesa di intraprendere ogni attività possibile tramite questa posizione per lavorare con il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e con Palazzo Lambeth per la causa del Vangelo e della nostra condivisa sfida ecumenica. Sono anche ansioso si promuovere, attraverso il lavoro del Centro Anglicano, una mutua comprensione ad ogni livello, particolarmente in aree con punti di vista divergenti, e rafforzare i legami di affetto e fiducia fra le nostre due comunioni.

 

 

Il Rev. Bill Franklin sarà il Direttore pro tempore del Centro Anglicano fra Febbraio e Aprile 2008. Bill Franklin e un Titolare Accademico e un Sacerdote Associato al Centro, è anche Direttore Associato dell'Accademia Americana in Roma.

 

 

Biography of David Richardson

 

Il M.to Rev. David Richardson, attualmente Decano della Cattedrale di S.Paolo (Melbourne) sarà Rappresentante dell'Arcivescovo of Canterbury presso la Santa Sede e direttore del Centro Anglicano in Roma.

David è nato nel 1955 nel Queensland (Australia) ma ha trascorso gran parte dell'infanzia nel North Devon (Gran Bretagna) e poi nelle Midlands dove suo pardre operò da sacerdote. David terminò i suoi studi scolastici a Brisbane (Australia).

 

Dopo gli studi in Letteratura Inglese all'Università del Queensland, David studiò teologia al Collegio S.Barnaba di Adelaide, al "Melbourne College of Divinity" e quindi ha ricevuto il suo diploma di specializzazione in Teologia Pastorale presso l'Università di Birmingham nel Regno Unito.

David restò in Gran Bretagna e servì nella sua curatura al Great St Mary’s, la Chiesa universitaria a Cambridge mentre diventava anche cappellano del Girton College dell'università dal 1976-1979. Tornò quindi al Caollegio teologico di S. Barnaba quale Sub-Guardiano dove insegnò Studi Neo Testamentari, Liturgia e Cura Pastorale & Spiritualità fino al 1982.

Per i successivi cinque anni, David fu Rettore della Chiesa di S. Lucia a Brisbane (Australia). Nel 1988 David fu invitato a divenire Decano della Cattedrale di S. Pietro di Adelaide dove servì per undici anni prima di divenire Decano di S. Paolo nel 1999. Essendo stato responsabile per due grandi Cattedrali, David ha lavorato con leader civili locali e nazionali e con leader di altre tradizioni Cristiane e di altre fedi ed ha anche alimentato la vita di due grandi centri di fede Cristiana.

 

Gli iniziali interessi di David per la Chiesa a livello mondiale sono stati corroborati dalla sua esperienza, durata dieci anni, di rappresentante per l'Australia al Conciglio Consultivo Anglicano (1992-2002). Per gli ultimi venticinque anni ha anche servito presso la Commissione Liturgica Nazionale Australiana e ne è stato il suo Segretario Esecutivo per gli ultimi quindici anni. David ha anche servito per quindici anni presso un'istituzione ecumenica, la Consultazione Australiana sulla Liturgia.

David è sposato con Margie, una fisiologista clinica. Hanno due figli adulti, Emma e Tom.

 

 

Il Centro Anglicano in Roma

 

Il Centro Anglicano in Roma è stato fondato nel 1966 con l'incoraggiamento dell'Arcivescovo Michael Ramsey e di Papa Paolo VI. Il Centro favorisce il dialogo Anglicano/Cattolico Romano ad ogni livello e incoraggia la formazione di un'amicizia duratura fra leader Cattolici Romani e Anglicani. Il Centro offre l'opportunità ai Cattolic Romani di imparare di più riguardo alla tradizione Anglicana e agli Anglicani di imparare più cose sulla Chiesa di Roma. Un luogo di studio, per gruppi e individui, il Centro offre ospitalità, dialogo e preghiera per la ricerca dell'unità.

 

 

 

[fonte: Anglican Communion News Service]

 

 

 


 

 

 

La Basilica di San Paolo fuori le mura, aperta alle liturgie dei cristiani non cattolici

 

 

 

 

 

Città del Vaticano, 19 Dicembre 2007

 

''Daremo la possibilita' a comunita' cristiane non cattoliche di poter venire a pregare e a celebrare la liturgia''. L'arciprete di San Paolo fuori le mura, il Cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, ha spiegato così all'Osservatore Romano l'allestimento di una ''cappella ecumenica'' nella Basilica Papale. ''E' un fatto - afferma - di enorme portata nel dialogo tra i cristiani, una grande novità portata dall'anno paolino, sei mesi prima del suo inizio. Sta per essere realizzata - spiega il porporato - nell'antica struttura, a croce greca, che finora ha ospitato il battistero.

L'altare, risistemato, sarà quello che abbiamo trovato e rimosso durante i recenti lavori accanto alla tomba di Paolo, quando l'abbiamo resa visibile ai pellegrini. Quell'altare era proprio accanto al sarcofago e contiene le reliquie di Timoteo di Antiochia, martirizzato nel 311, da non confondere con il discepolo di Paolo, e un'altra piccola cassa che, secondo la dicitura, custodisce i resti di martiri ignoti della stessa epoca''.

 

''Il Papa - confida l'ex nunzio in Italia - mi ha detto che questa iniziativa sta ricevendo una buona accoglienza nel mondo, anche tra i non cattolici. Mi ha spinto ad andare avanti con entusiasmo, incoraggiandomi a studiare e sviluppare il calendario degli eventi. E, intanto, prima dell'apertura dell'anno paolino, il Papa lo aspettiamo in basilica gia' a gennaio a conclusione della Settimana di preghiera per l'unita' dei cristiani''.

 

 

[fonte: papanews.it]

 

 


 

 

 

 

Adesso Monsignor Piero Marini spara a zero: "La Curia romana contro il Concilio Vaticano II"

 

 

 

 

 

Città del Vaticano, 15 Dicembre 2007

 

In un libro pubblicato per ora solo in inglese e presentato venerdì a Londra, Monsignor Piero Marini, che per 20 anni e fino all'ottobre scorso ha ricoperto il ruolo di cerimoniere pontificio, spiega come, a suo dire, la riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II sia stata osteggiata e progressivamente affossata dalla Curia romana. Il volume, 'A challenging Reform' (Una riforma che pone sfide), e' stato stampato dalla Liturgical Press, e presentato al pubblico a Westminster, nella residenza del Cardinale di Londra, Cormac Murphy O'Connor, davanti un nutrito drappello di dignitari vaticani, tra cui anche il Nunzio in Gran Bretagna, Monsignor Faustino Sainz Munoz.

 

Dell'evento riferisce il sito internet del ''National Catholic Report''. ''La riforma liturgica (del Concilio Vaticano II) non era intesa o applicata solo come riforma di alcuni riti'', ha detto Monsignor Marini durante la presentazione. ''Era la base e l'ispirazione degli obiettivi per cui il Concilio era stato convocato''. ''L'obiettivo della liturgia - ha proseguito, sempre secondo quanto riferito dal sito - non era altro che l'obiettivo della Chiesa e il futuro della liturgia e' il futuro della Chiesa''.

 

A fare gli onori di casa, lo stesso Cardinale arcivescovo di Londra che ha ricordato il lavoro ventennale di Marini nell'organizzare i riti e le Messe papali per Giovanni Paolo II e, negli ultimi due anni e mezzo, per Benedetto XVI. Nel suo libro, l'ex cerimoniere racconta la battaglia interna alla Curia romana sull'applicazione delle riforme liturgiche del Vaticano II. Il presule, che durante il pontificato di Wojtyla organizzo' Messe con scenografie, canti, danze, preghiere mutuate dalle varie culture del mondo, ha lasciato il suo posto in ottobre a Monsignor Guido Marini, casualmente suo omonimo; adesso Piero Marini e' divenuto Presidente del Comitato pontificio per i congressi Eucaristici internazionali e nei prossimi mesi terra' una serie di conferenze negli Stati Uniti per parlare del suo libro. Per ora nessuna presentazione e' prevista a Roma.

 

[fonte: papanews.it]

 

 

 


 

 

 

Tony Blair, cattolico con riserva

 

 

 

Londra, 22 Dicembre 2007

L'ex Primo Ministro britannico Tony Blair si è convertito dalla Chiesa ufficiale Inglese, Anglicana, a quella Cattolico Romana, ha dichiarato sabato il capo della Chiesa Cattolica Inglese.

Blair, la cui moglie e quattro figli sono Cattolici, è stato ricevuto nella Chiesa Cattolica venerdì dal Card. Cormac Murphy-O'Connor con un gesto che era ampiamente atteso da quando ha rinunciato alla carica in giugno.

"Sono molto lieto di dare il benvenuto a Tony Blair nella Chiesa Cattolica," ha affermato il Card. Murphy-O'Connor in una dichiarazione, aggiungendo che la conversione ha avuto luogo in una cappella privata della residenza del cardinale nel centro di Londra. Per lungo tempo ha partecipato regolarmente alla Messa [cattolica, n.d.t.] con la sua famiglia e, nei mesi recenti, ha seguito un programma di formazione per prepararsi ad essere ricevuto nella piena comunione. Le mie preghiere sono per lui, sua moglie e la sua famiglia in questo momento gioioso del loro viaggio di fede familiare comune".

Blair, ora inviato di pace in Medio Oriente, ebbe un incontro privato con Papa Benedetto in Vaticano a Giugno e la sua conversione era già stata prevista.

Ha ricevuto la sua preparazione alla conversione da Mark O'Toole, segretario privato di Murphy-O'Connor. Il portavoce di Blair ha rifiutato di rilasciare commenti sull'annuncio, affermando che che si trattava di una questione privata.

Nell'ultimo mese Blair, che era stato reticente sulla sua fede nei suoi ultimi 10 anni al potere, disse che la religione era "grandemente importante" per lui.

È stato anche affermato che una sua conversione [quando era ancora Primo Ministro, n.d.t.] avrebbe potuto provocare un conflitto con il suo ruolo di nomina dei Vescovi Anglicani e che lui avrebbe sentito la necessità di gestire diplomaticamente questo suo passaggio a causa anche del suo ruolo di mediazione fra le comunità Cattoliche e Protestanti all'interno del processo di pace nell'Irlanda del Nord.

L'Arcivescovo di Canterbury, Mons. Rowan Williams, ha formulato all'ex Primo Ministro i migliori auguri nel suo cammino spirituale.

Mons. Williams ha detto: "Un grande scrittore Cattolico del secolo scorso ha detto che l'unica ragione per trasferirsi da una famiglia Cristiana ad un'altra è per approfondire la propria relazione con Dio" e ha aggiunto "Prego che questo sia il risultato della decisione di Tony Blair nella sua vita pewrsonale."

Comunque Ann Widdecombe, parlamentare inglese dell'opposizione nel Partito Conservatore, convertita anche lei al cattolicesimo, ha detto che Blair avrebbe dovuto cambiare le proprie opinioni su numerosi argomenti quali l'aborto e le unioni civili per i gay.

"Se si guarda allo storico delle votazioni di Tony Blair nella Camera dei Comuni, egli è andato contro gli insegnamenti della chiesa [cattolica, n.d.t.] in più di un'occasione su argomenti quali l'aborto e le unioni civili dei gay" ha dichiarato alla BBC. Se Tony Blair non lo afferma chiaramente (che votò in maniera errata in precedenza), allora credo che molte persone capiranno che si sono fatte delle 'eccezioni' a causa del ruolo da lui ricoperto".

La "Società per la Protezione dei Bambini non nati" [The Society for the Protection of Unborn Children - S.P.U.C.)] ha reagito con sorpresa alla notizia della conversione di Tony Blair.
John Smeaton, il suo direttore nazionale, ha affermato: "Durante il suo premierato Tony Blair è divenuto uno dei più grandi architetti della cultura della morte, promuovendo l'aborto, sperimentazioni su embrioni non nati, e eutanasia passiva" - e ha aggiunto - "La S.P.U.C. sta scrivendo a Tony Blair per chiedergli se è pentito delle sue posizioni anti-vita che lui ha così apertamente difeso nel corso della sua carriera politica."
 

Sull'argomento il Rev.mo Richard Harries, Vescovo [anglicano, n.d.t.] emerito di Oxford , ha dichiarato al quotidiano Observer: "Nel 19° secolo quando qualcuno si 'papizzava' ciò provocava grande scandalo. Ma negli ultimi decenni ha avuto luogo un cambiamento fondamentale ... Se qualcuno cambia la propria appartenenza, beh, come disse Gesù, 'ci sono molte dimore nella casa di mio padre'."

 

[fonte: Reuters.com & Scotsman.com]

 

 


 

Il canto di Yungchen, musa di Peter Gabriel
Mantra buddisti nella chiesa anglicana

 La cantante inaugura la seconda edizione di «Sacre Terre». Nel calendario di dicembre anche Antonella Ruggiero e Cecilia Chailly

 

Napoli, 5 Dicembre 2007

 

Voci angeliche eppure espressione verace della terra. Tibetana o mediterranea. Sacra e secolare. Yungchen Lhamo, Antonella Ruggiero, Cecilia Chailly, Rita Marcotulli con Elena Ledda e Consiglia Licciardi sono le signore de «Le Sacre Terre», rassegna (a ingresso gratuito) dedicata al canto. Note in cui s'incastrano mantra buddisti, armonie mediterranee, suite elettriche, jazz arcaico e forti sfumature popolari.

 

Il 16 dicembre inaugura la voce di Yungchen Lham - che ha pubblicato il disco Tibet, Tibet per la Real World di Peter Gabriel - nella chiesa Anglicana di via S. Pasquale. Stessa location sia per Antonella Ruggiero (20 dicembre) sia, il giorno successivo, per Cecilia Chailly Infine, due appuntamenti in terra vesuviana: il 27 dicembre nella Basilica Santa Croce di Torre del Greco con Rita Marcotull con Elena Ledda; e il 28 nella Sala Cinese del Palazzo Reale di Portici con Consiglia Licciardi

 

Il canto come cifra spirituale e mezzo attraverso il quale ricercare l’intensità dell’essere contemporaneamente carne e pensiero. Voce e immaginazione, gesto e illusione. Un fiil rouge tra due continenti che passa attraverso le «liturgie» di Alfonso Maria de' Liguori, i composizioni antiche e nenie popolari.

 

Le interpreti convocate quest’anno nel Golfo di Napoli – per la seconda edizione della rassegna organizzata da 3dunion con il contributo dell’assessorato comunale al Turismo e Grandi Eventi e dell’assessorato provinciale al Turismo – condurranno gli spettatori in un viaggio laico, fatto di ritornelli, istanti instrumental, suoni d’altrove e vocalizzi spaziali.

 

 

[fonte: corrieredelmezzogiorno.corriere.it]

 

 


 

 

La minoranza cristiana in Iraq prossima alla "disperazione"

 

 

Emorragia, esodo: le stesse parole che descrivono la stessa realtà, quella di un Iraq che si sta svuotando della sua minoranza cristiana. Alcuni vescovi iracheni, siriani, giordani ed egiziani sono venuti a suonare l'allarme a Parigi, durante degli incontri organizzati in novembre dall'Istituto europeo delle scienze della religione (IESR) e dall'Opera d'Oriente. Le Chiese di Francia, il movimento internazionale Pax Christi e delle associazioni (Cristiani nel Mediterraneo...) preparano una campagna di solidarietà che dovrà culminare nel 2008 per Pasqua.

Per questi religiosi iracheni, una delle più vecchie "cristianità" del mondo, nata in Mesopotamia sei secoli prima dell'arrivo dell'Islam, rischia di scomparire. Tali Paesi non contano più di 400 000 cristiani, in seguito ad una perdita di più della metà dalla prima guerra del Golfo (1991).

Enlèvements et libérations contre rançon, minacce di morte, spoliazioni di case: Mons. Georges Casmoussa, arcivescovo siriaco di Mossoul, evoca delle pressioni  "insostenibili" per far partire la popolazione cristiana. "Centinaia di famiglie, medici, ingegneri, uomini d'affari e commercianti continuano a rifugiarsi in regioni più sicure, nei villaggi cristiani del Kurdistan, o all'estero", spiega.

A entendre l'évêque de Mossoul, la pression des islamistes ne fait que croître : elle va de menaces téléphoniques jusqu'à des enlèvements, de prêtres en particulier. A Mossoul, l'un d'entre eux a été tué et mutilé à Noël 2006. Le 3 juin, un jeune prêtre de 31 ans et trois assistants ont été assassinés à la sortie de la messe dominicale. Des cars conduisant des étudiants chrétiens à l'université de Mossoul ont été attaqués. "Les chrétiens ne sont pas les seuls touchés, convient Mgr Casmoussa, mais ils sont acculés à l'exode. Pour les musulmans, ils restent des personnes compétentes, pacifiques, cultivées. Mais la confiance mutuelle est blessée."

Mêmes témoignages de "profanations" d'églises et d'enlèvements dans le quartier de Dora à Bagdad, où, rapporte Mgr Jean-Benjamin Sleiman, archevêque latin de la ville, "les chrétiens n'ont plus le choix qu'entre la dhimmitude (protection contre soumission) et l'exil". Pour lui, "l'Etat reconstitué n'est pas encore en mesure de gouverner la société ni d'en arbitrer tous les conflits".

Entre 1,2 et 1,5 million d'Irakiens - dont au moins 100 000 chrétiens - sont réfugiés en Syrie. Mais le "pays frère" raidit son attitude. Il a fermé ses frontières, et la plupart des réfugiés vivent d'expédients. "Beaucoup n'ont pas de logement ni de permis de travail. Les enfants ne sont pas scolarisés, parce qu'ils n'ont pas de titre de séjour, témoigne Mgr Antoine Audo, évêque chaldéen d'Alep. Leur horizon est bouché. Ils n'ont aucun espoir de retour en Irak et il leur est difficile de trouver des visas pour émigrer aux Etats-Unis ou en Europe."

La Jordanie compte, quant à elle, 750 000 réfugiés, dont 25 000 à 30 000 chrétiens. Dans ce pays aussi, les possibilités d'accès et de séjour se restreignent et les conditions de vie sont de plus en plus précaires. "La disperazione è grande, assicura Mons. Selim Sayeh, vicario del patriarca latino a Amman. Pour cette émigration sans espoir de retour, la Jordanie n'est qu'un pays de transit. Peu d'Irakiens s'y établissent. Leur seul espoir est d'émigrer au loin."

Pour eux, les évolutions politiques n'annoncent rien de bon. "Les chrétiens se sentent de moins en moins chez eux, assure Mgr Casmoussa, l'évêque de Mossoul. Le nouvel Irak semble promis aux seules trois communautés majoritaires kurde, sunnite et chiite, et nous sommes disqualifiés." Des partis politiques confessionnels chrétiens, appelés "caldei", "assiri", "siriaci", ont vu le jour. Ils disputent à la hiérarchie épiscopale, jusqu'alors son seul porte-parole, le contrôle de la minorité chrétienne. "La question ethnique et raciale est aujourd'hui la plus épineuse en Irak, commente Mons. Casmoussa. C'est sur cette base que toutes les communautés, y compris les chrétiens, tentent de jouer un rôle sur l'échiquier politique pour obtenir le droit à une citoyenneté égale." Mais le résultat est que "les chrétiens sont disloqués, minimisés, sous-représentés dans les sphères de décision". "Ils n'ont pas pu peser pour la rédaction de la Constitution."

Archevêque latin de Bagdad, Mons. Sleiman déplore d'autant plus cette marginalisation que les chrétiens ont été "loyalistes". Ils ont participé à toutes les élections. Mais il regrette l'actuel "repli ethnique et confessionnel" des partis qui les représentent : "La première responsabilité des chrétiens devrait être de se rassembler et de reconstruire, avec leurs concitoyens, un Etat de droit. Ils sont culturellement préparés pour incarner une nouvelle politique irakienne de citoyenneté et même une nouvelle laïcité capable de traduire, dans des valeurs communes, la préoccupation pour le bien commun. N'est-ce pas ce que vous appelez la République ?"

 

[fonte: Le Monde.fr]

 


 

Segnali positivi nel dialogo tra cattolici e metodisti

 

Città del Vaticano, 5 Dicembre 2007

Il 3 dicembre scorso il Consiglio Metodista Mondiale ha voluto promuovere a Roma, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, una celebrazione ecumenica in occasione dei trecento anni dalla nascita di Charles Wesley (1707-1788), che fu all'origine dell'esperienza metodista.

Charles, insieme al fratello John e a George Whitefield, fu promotore all'interno del mondo anglicano del risveglio più importante del secondo protestantesimo, quando negli anni 1720 guidò un gruppo di studenti che si riuniva all'Università di Oxford per studiare la Bibbia e la spiritualità.

La cerimonia ha visto la presenza dei più alti rappresentanti metodisti e della Comunione anglicana e, fatto eccezionale, è stata presieduta dal Cardinale Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani.

“Alcuni anni fa era impensabile una cosa del genere”, ha commentato il Cardinale Kasper in una intervista a “'L'Osservatore Romano” (5 dicembre 2007).

“Non significa che domani ci sarà l'unità con i metodisti – ha aggiunto–. Sarebbe ingenuo pensarlo. Ma si vede che qualcosa si muove. È evidente”.

Nel 1967 la Chiesa cattolica ha dato vita a una Commissione mista per il dialogo bilaterale con il Consiglio Mondiale Metodista, fondato nel 1881 e che riunisce 76 Comunioni metodiste. Da allora sono stati affrontati temi importanti come: rivelazione e fede, tradizione e autorità docente della Chiesa.

Dopo le parole di John Barrett, Presidente del Consiglio Metodista Mondiale – riferisce “L'Osservatore Romano”–, il Cardinale Kasper ha dato lettura del suo messaggio nel quale ha sottolineato l'opportunità “di celebrare questo anniversario intonando alcuni inni di Charles Wesley che vengono eseguiti anche nelle chiese cattoliche del mondo anglofono e hanno abbellito la nostra lode e la nostra celebrazione della grazia salvifica di Dio per generazioni”.

“I suoi inni – ha aggiunto –, che sanno conciliare il linguaggio eloquente e la profondità teologica delle scritture con la fede della Chiesa nel corso dei secoli, affrontano temi che riflettono la convergenza fra metodisti e cattolici su aspetti fondamentali della fede cristiana”.

“Gli inni di Charles Wesley – ha continuato –, sebbene contengano alcuni riferimenti che potrebbero addolorarci, in quanto riflettono il contesto polemico dei tempi in cui furono scritti, sono un dono da accogliere, prestando attenzione alla piena comunione nella fede, nella missione e nella vita sacramentale che è l'obiettivo del dialogo fra cattolici e metodisti”.

“Confido nel fatto che il nostro dialogo continuerà”, ha affermato infine il porporato tedesco.

Nel 2006 due tappe importanti hanno segnato il cammino verso la piena comunione fra cattolici e metodisti: nel maggio dello scorso anno la Commissione internazionale di dialogo cattolico-metodista ha concluso l'elaborazione del suo ultimo documento dal titolo “La grazia che vi è data in Cristo: cattolici e metodisti approfondiscono la riflessione sulla Chiesa”.

Le principali differenze tra cattolicesimo e metodismo si concentrano infatti nell'ambito dell'ecclesiologia, pertanto questo documento sulla natura e la missione della Chiesa può costituire la base per affrontare la sacramentalità della Chiesa e dell'ordinazione, il ministero episcopale nella successione apostolica ed il ministero petrino.

Inoltre, nel luglio dello stesso anno, a Seoul (Corea del Sud), le chiese che fanno parte del Consiglio Metodista Mondiale hanno approvato la Dichiarazione metodista di adesione alla Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione, il documento d'accordo firmato ad Augsburg nel 1999 dalla Chiesa cattolica e dalla Federazione Luterana Mondiale.

La Chiesa metodista, composta in tutto il mondo da circa cinquanta milioni di fedeli, rimane fondamentalmente “episcopale” (residuo dell'origine anglicana), in quanto governata da Vescovi, senza però che questi ricoprano lo stesso ruolo che attribuiscono loro la Chiesa cattolica o quella anglicana.

La sua storia, in particolar mondo nell'Ottocento, è stata ricca di scismi, mente nel Novecento si è assistito a diverse fusioni: nel 1932 è nata, infatti, in Inghilterra la Methodist Church; mentre nel 1968 ha avuto origine negli Stati Uniti la United Methodist Church, che conta otto milioni e mezzo di membri; in alcuni paesi, invece, i metodisti sono confluiti in "Chiese unite" fondendosi con denominazioni riformate del primo protestantesimo.

Esistono poi delle denominazioni americane (non episcopali) ed afro-americane rimaste autonome che non fanno parte delle denominazioni maggiori, né del Consiglio Metodista Mondiale.

[fonte: Zenit.org]

 


 

Lotta alla Mafia

 


Roma, 28 Novembre 2007

 

“Come Moderatore della Tavola valdese, confermo il mio pieno appoggio al presidente di Libera, all’associazione locale ed alla comunità evangelica metodista di Villa San Sebastiano (AQ) che da anni è impegnata in un riconosciuto lavoro sociale e culturale nel territorio”. Con queste parole la pastora Maria Bonafede si unisce alle espressioni di solidarietà giunte al pastore Giuseppe La Pietra, in seguito alla devastazione della sua abitazione ad opera di ignoti scoperta lo scorso 26 novembre. La dichiarazione della Moderatora prosegue così:

“È evidente che la devastazione del suo appartamento è un segnale di intimidazione grave e preoccupante: sono però fiduciosa sull’impegno delle autorità di polizia teso ad accertare responsabilità e mandanti di questo gesto.
Sono soprattutto convinta, inoltre, che la risposta più efficace alle intimidazioni della criminalità organizzata sia nella mobilitazione della gente comune, di uomini e donne, giovani, leader religiosi, imprenditori come quelli che hanno aderito all’associazione Libera, a Villa San Sebastiano come in tanti altri centri grandi e piccoli dell’Italia.
Il nostro Paese ha bisogno di scuole e laboratori di legalità, nei quali si educhino i giovani ai valori della responsabilità e dell’impegno civile, contro le violenze, i ricatti, l’indifferenza o l’omertà. Come credente sono convinta che la criminalità organizzata sia un’offesa alla dignità dell’essere umano, al valore della vita e della convivenza civile. Per questo, come pastore e come Moderatore della Tavola valdese, rinnovo il mio impegno a sostenere con forza iniziative educative, culturali e sociali che possano contribuire a costruire una cultura diffusa della libertà: contro tutte le intimidazioni, contro tutti i racket e contro tutte le mafie”.

[fonte: NEV]

 


 

 

 

Brasile: le Chiese cristiane riconoscono reciprocamente il Battesimo

 

 

San Paolo, 20 Novembre 2007

Le Chiese cattolica, anglicana del Brasile, luterana in Brasile, presbiteriana unita del Brasile e la Chiesa siro-ortodossa di Antiochia hanno firmato il 15 novembre una dichiarazione di Riconoscimento reciproco dell’Amministrazione del Sacramento del Battesimo.

La cerimonia per la firma della dichiarazione si è svolta a San Paolo, nel Monastero di São Bento, nel contesto delle commemorazioni dei 25 anni del Conic (Consiglio Nazionale delle Chiese Cristiane del Brasile). In rappresentanza della Chiesa cattolica ha partecipato monsignor Geraldo Lyrio Rocha, Presidente della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB).

Nel documento, le Chiese affermano di accettare che “il Battesimo è stato istituito da Gesù Cristo ed è fondamentalmente un dono gratuito di Dio al battezzando, che lo lega alla morte e resurrezione di Cristo (Rm 6,3-6), per il perdono dei peccati e una nuova vita. Questo dono di Dio è ricevuto nella Fede”.

“Affermiamo che lo Spirito Santo è sceso su Gesù nel suo Battesimo, è sceso e scende ancora oggi sulla Chiesa, rendendola comunità dello Spirito Santo che in testimonianza, servizio e comunione fraterna proclama il suo Regno”.

“Accettiamo il Battesimo come vincolo fondamentale dell’unità che ci è data dalla fede nello stesso Signore”.

“Accettiamo il Battesimo nella dimensione irripetibile della nostra consacrazione in Cristo per l’edificazione del suo Corpo, avendo come prospettiva la nostra crescita fino alla perfetta maturità, nella misura della statura della pienezza di Cristo (Ef 4,13)”.

“Amministriamo il Battesimo con acqua e in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, per la remissione dei peccati, secondo l’intenzione e l’ordine di Cristo (Mt 28, 18-20). Con questo riconoscimento reciproco escludiamo la possibilità di ribattezzarsi, nel caso di passaggio dei membri di una confessione a un’altra”, prosegue il testo.

“Ringraziamo Dio per questo vincolo fondamentale di unità che ci è dato e chiediamo l’assistenza dello Spirito Santo per vincere le divisioni e impegnarci ad andare avanti a favore della perfetta unità cristiana”, conclude la dichiarazione diffusa dal Conic.

Oltre a monsignor Geraldo Lyrio, hanno firmato il documento monsignor Maurício de Andrade, della Chiesa episcopale anglicana del Brasile; il prof. dott. Walter Altmann, della Chiesa evangelica di confessione luterana in Brasile; il prof. Manoel de Souza Miranda, della Chiesa presbiteriana unita del Brasile; monsignor Antônio Nakkoud, della Chiesa siro-ortodossa di Antiochia.

[fonte: Zenit.org]

 


 

La «santa alleanza»

 

Il dialogo ecumenico, secondo Roma, è a due velocità: quella tra le «vere chiese» cattolica romana e ortodossa e l’altra con il mondo protestante sempre più isolato

di Fulvio Ferrario

 

Il cardinale Walter Kasper, responsabile vaticano per l’ecumenismo, lo va ripetendo da tempo: il cammino verso l’unità della chiesa viaggia a due velocità. Roma e l’ortodossia sono «chiese propriamente dette» e quindi possono dialogare alla pari; inoltre, queste due famiglie ecclesiali si sentono unite in quella che qualcuno ha chiamato una «santa alleanza», contro la secolarizzazione dell’Europa, che promuove l’aborto, l’eutanasia, il libertinismo etero e omosessuale e altre nefandezze. Con il protestantesimo, invece, è tutto più difficile: intanto, quelle evangeliche, come ormai tutti sanno, non sono chiese, ma qualcosa d’altro: non hanno veri vescovi (neanche quelle che hanno capi che si definiscono in tal modo), né veri pastori (figuriamoci: consacrano al ministero persino le donne), né veri sacramenti. Sembrano chiese, ma non lo sono. Inoltre, molte di esse si sono accodate all’immoralità dilagante. Le più estremiste addirittura la benedicono, per esempio nella forma delle unioni omosessuali.
Naturalmente bisogna dialogare anche con loro, non è detto che non tornino sulla retta via: Kasper ha espresso a esempio la speranza che, in occasione del quinto centenario della Riforma (2017), luterani e cattolici possano dire qualcosa di positivo (per lui, Kasper), sul ministero episcopale e anche su quello che a Roma piace chiamare «ministero petrino». Negli auspici del cardinale, cioè, l’anniversario della Riforma dovrebbe coincidere con il funerale del protestantesimo, naturalmente celebrato in forma ecumenica. Quindi: avanti tutta con gli ortodossi, in attesa della conversione dei protestanti. Per la verità, ci sono anche gli evangelical. Essi, secondo Roma, hanno una visione della chiesa assai bizzarra, peggiore, se possibile, di quella dei protestanti «classici». Questi ultimi, però, dovrebbero prendere esempio dall’etica degli evangelical, assai meno servile nei confronti delle perversioni della modernità, semmai persino troppo rigida: solo Roma, come si sa, possiede infallibilmente l’equilibrio richiesto da Dio e dalla storia.
Per la verità, alcuni problemini restano anche con gli ortodossi: per esempio il papato, con relativo dogma dell’infallibilità. Roma, però, è paziente. Il recente documento cattolico-ortodosso di Ravenna, reso noto poche settimane or sono (reperibile in Internet, a esempio all’indirizzo www.zenit.org/rssitalian-12550), apre, secondo alcuni, interessanti prospettive. Il titolo non appare particolarmente accattivante: Le conseguenze ecclesiologiche e canoniche della natura sacramentale della Chiesa. Roba da specialisti, si direbbe. Lo è, in effetti. Ma, con buona pace di chi, anche nelle nostre chiese, ritiene che la teologia sia un’esercitazione accademica fine a se stessa, produttrice di formule astratte e alla fine irrilevanti, a volte i testi dottrinali pongono le basi di processi capaci di plasmare la storia. Il documento di Ravenna argomenta a partire dall’autorità della tradizione, assai più che da quella della Scrittura: dati i firmatari, ciò non può stupire del tutto. La Bibbia è oggi letta anche nel cattolicesimo, come protestante l’ho constatato ripetutamente e ne sono stato realmente edificato. Un testo come questo, tuttavia, mostra con chiarezza che il pungolo critico del testo biblico, la sua protesta nei confronti del costituirsi di un apparato ecclesiastico gerarchico e autoritario, sono completamente censurati.
Conta invece il fatto che la tradizione stabilirebbe un «ordine canonico» e che, in esso, la chiesa di Roma e il suo vescovo occuperebbero il primo posto. Le chiese ortodosse si dicono d’accordo con l’idea di tale primato, il che ha indotto alcuni a intravedere l’alba di un futuro accordo su qualche forma di esercizio del papato. In realtà, i problemi di sempre restano. Il numero 41 del documento è chiaro: cattolici e ortodossi «non sono d’accordo sull’interpretazione delle testimonianze storiche (…) per ciò che riguarda le prerogative del vescovo di Roma». E poi, naturalmente, non sono d’accordo sugli sviluppi del papato nel secondo millennio, culminati nel dogma dell’infallibilità. Intanto, però, si parla di primato. Non si tratta, per Roma, di un importante tema teologico: è una vera e propria ossessione. Già il fatto che se ne parli, è motivo di ampia soddisfazione. Poi, si può dire quel che si vuole: per esempio che «primato e conciliarità sono reciprocamente interdipendenti» (n. 43), o che il vescovo di Roma non ha convocato né presieduto i concili ecumenici dei primi secoli. Va tutto bene, purché, intanto, si discuta del primato. Poi, col tempo si vedrà.
Non sono affatto sicuro che, sulle questioni teologiche, un effettivo consenso sia imminente. Piuttosto, verrà approfondita l’idea delle «due velocità» e accelerato il processo di coordinamento della presenza culturale e politica in Europa, almeno se l’intervento cattolico nei paesi di tradizione ortodossa non determinerà incidenti simili a quelli verificatisi nel passato. L’isolamento protestante all’interno del movimento ecumenico è da considerarsi più che probabile.
Di per sé, la cosa non costituirebbe necessariamente una sciagura. I protestanti sono abituati, quasi dappertutto, a essere minoranza: magari non microscopica come da noi, ma sempre minoranza. L’essenziale sarebbe che riscoprissero la passione di pro-testare, cioè di testimoniare le ragioni della Riforma (che sono poi quelle dell’evangelo), contro l’arroganza delle gerarchie ecclesiastiche di varia provenienza. Non si tratta affatto di essere servili nei confronti della modernità: anche a essa, può solo essere annunciata la parola della croce, scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani. Questo è il nostro messaggio. La democrazia, il pluralismo e anche i diritti civili dei gay vengono dopo. Dove la parola della croce risuona, però, essa crea anche spazio per i diritti degli uomini e delle donne e sì, per la libertà, delle anime e dei corpi. La croce del Figlio di Dio è liberante. Le croci dorate dei gerarchi ecclesiastici di varie confessioni lo sono assai meno. Se per dirlo bisogna per forza essere minoranza, lo saremo volentieri.

 

[fonte: Riforma]

 


 

 

Gli ortodossi: "Il Papa è il primo patriarca"
Si apre la strada per la riunificazione. Ma la Russia non ci sta.

 

 

 

Città del Vaticano, 14 Novembre 2007

 

Il Papa è il "primo dei patriarchi", Roma è la "prima sede", la Chiesa di Roma "presiede nell'amore". Nero su bianco un documento congiunto della Chiesa cattolica e delle Chiese ortodosse fissa definitivamente e in maniera inequivocabile il primato del romano pontefice, spianando la strada alla riunificazione di cattolici e ortodossi divisi dallo scisma del 1054.

Il documento riservato è il frutto del vertice di ottobre a Ravenna, dove una delegazione cattolica guidata dal cardinale Kasper e una delegazione panortodossa guidata dal metropolita Zizioulas del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli hanno gettato le basi per un approfondimento delle questioni da risolvere per ristabilire l'unità.

Sono 46 paragrafi, una vera e propria road map, che indica il percorso dei temi da sviscerare per potere dichiarare superate le divisioni del passato. Dunque, il riconoscimento del primato romano c'è, ma subito viene chiarito che dovrà essere studiato "il ruolo del vescovo della prima sede" nell'ambito della comunità ecclesiale. In altre parole bisognerà definire quali sono le "prerogative" del vescovo di Roma, tenuto conto che sull'argomento ci sono opinioni molto differenti.

Il documento delinea tre concetti fondamentali: comunione ecclesiale, conciliarità, autorità. Entrambe le parti concordano che il vescovo è il capo della Chiesa locale e che nessuno può sostituirsi a lui. Entrambe concordano nel riconoscere che "l'unica e santa Chiesa" si realizza contemporaneamente in ogni Chiesa locale, che celebra l'eucaristia, e nella comunione di tutte le Chiese.


C'è accordo anche sulle strutture della Chiesa universale. A livello locale l'autorità è il vescovo. A livello regionale un gruppo di Chiese riconosce al proprio interno un "primo" (protos, in greco). Più articolata la questione del livello globale: qui gli esperti avranno molto da lavorare. Perché il documento afferma che sul piano universale "coloro che sono i primi nelle differenti regioni, insieme a tutti i vescovi, cooperano in ciò che riguarda la totalità della Chiesa". E in questo contesto si sottolinea che "i primi devono riconoscere chi è il primo tra di loro".

Ma per assicurare la concordia - scandisce la road map ecumenica - serve la conciliarità: cioè la cooperazione comune tra tutti. Tutti i vescovi dell'orbe cristiano, è detto, non devono essere solamente uniti tra di loro nella fede, ma "hanno anche in comune la stessa responsabilità e lo stesso servizio nei confronti della Chiesa". I concili sono lo "strumento principale" attraverso cui si esprime la comunione della Chiesa.
Insomma, il mondo ortodosso mette in chiaro che il vescovo di Roma non può immaginarsi di essere un sovrano totalitario, che decide da solo o si sostituisce ai livelli locali. D'altronde lo stesso Ratzinger affermò in passato varie volte che il romano pontefice non può comportarsi da "monarca assoluto". Un brano del testo (riferito allle autorità regionali) ha il suono di un monito preciso: "Il primo non può fare niente senza il consenso di tutti".

Il pontefice, peraltro, è sempre nominato nel testo come vescovo di Roma o come uno dei cinque patriarchi storici.
Ora tocca a papa Ratzinger. Solo lui può dare l'impulso a procedere. Per il 23 novembre il pontefice ha convocato tutti i cardinali del mondo per una riunione, che all'ordine del giorno ha proprio l'ecumenismo. Il documento cattolico-ortodosso costituirà la base del dibattito.

Nel frattempo Benedetto XVI sta riformano il Sinodo dei vescovi, il parlamento consultivo dell'episcopato mondiale che si tiene ogni tre anni: verranno dati più delegati alle Chiese orientali cattoliche - ponte verso l'Ortodossia - che hanno oltre venticinque vescovi, ci sarà più spazio per la discussione e saranno riformati i gruppi di lavoro.
Benedetto XVI ha manifestato fin dalla sua elezione la volontà di fare "passi concreti" in direzione dell'avvicinamento fra le Chiese cristiane. Ma ci sono anche difficoltà in campo ortodosso.

Il patriarca Alessio di Mosca è recalcitrante nel riconoscere il primato del patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I e al tempo stesso non perdona al Vaticano l'attività delle diocesi cattoliche nell'ex Urss. A Ravenna i suoi rappresentanti hanno abbandonato la riunione perché la Chiesa ortodossa di Estonia si era aggregata al patriarcato ecumenico di Costantinopoli.


[fonte Repubblica.it]

 

 

 


 

 

 

Benedetto XVI, Napoli e l'Ecumenismo

 

 

Roma, 15 Ottobre 2007

 

Benedetto XVI a tavola con 120 leader delle religioni di tutto il mondo: cristiani, ebrei, musulmani, induisti. Appuntamento domenica 21 ottobre nel seminario di Capodimonte a Napoli. È la prima volta che Joseph Ratzinger incontra contemporaneamente i rappresentanti delle maggiori religioni del mondo. E da Napoli lancerà un messaggio: occorre "un'efficace pedagogia della pace, imperniata sull'amicizia, sull'accoglienza reciproca, sul dialogo tra uomini di diverse culture e religioni".
 

La mattinata del 21 ottobre si aprirà con la messa in piazza del Plebiscito, a numero chiuso. Alla celebrazione assisterà anche una nutrita rappresentanza ecumenica: ci saranno, tra gli altri, Bartolomeo I, patriarca ortodosso di Costantinopoli, il metropolita Kirill, inviato del patriarca di Mosca Alessio II, e il primate della Chiesa anglicana Rowan Williams. Al termine della messa il pontefice saluterà oltre 300 leader e rappresentanti delle religioni del mondo, riuniti a Napoli per il Meeting uomini e religioni organizzato dalla comunità di Sant'Egidio.
 

Ancora un volta Ratzinger si prepara a stupire, senza timore di risultare politicamente scorretto. Da quando era prefetto della Congregazione per la dottrina del fede ribadisce che "l'unica vera religione sussiste nella Chiesa cattolica e apostolica". Forte del richiamo all'identità e al ruolo della fede cattolica, ha indicato il dialogo con le altre religioni come una priorità del suo pontificato. Una decisione di gran lunga anteriore ai malintesi seguiti al discorso di Ratisbona del 12 settembre 2006. Il paziente lavoro diplomatico del segretario di Stato Tarcisio Bertone e del "ministro degli Esteri" vaticano, Dominique Mamberti, ha recuperato una situazione che appariva compromessa dopo Ratisbona. E Benedetto XVI ha messo a punto, senza troppo clamore, la squadra incaricata di seguire il dialogo con le altre fedi.

 

Scorrendo l'elenco dei nomi le sorprese non mancano. Come responsabile del dialogo ecumenico, cioè con gli altri cristiani, ha voluto tenere accanto a sé un teologo tedesco che in passato aveva espresso posizioni discordanti con le sue: il cardinale Walter Kasper. Per il dialogo con le altre religioni invece ha richiamato in servizio un diplomatico di grande esperienza: il cardinale Jean-Louis Tauran.

Alla Congregazione per le Chiese orientali, che sono il ponte tra cattolicesimo e ortodossia e l'avamposto cristiano nel mondo arabo, Ratzinger ha chiamato un altro diplomatico di lungo corso, l'argentino Leonardo Sandri, che sarà promosso cardinale il 24 novembre.
Sul fronte asiatico, area cruciale per i rapporti con i musulmani e con le grandi religioni orientali, il Papa ha voluto l'ex arcivescovo di Bombay, anch'egli di formazione diplomatica, il cardinale Ivan Dias. Molto impegnato nel dialogo con le altre religioni è pure il cardinale Renato Martino, presidente del Consiglio giustizia e pace.
Il principale obiettivo di Benedetto XVI è ricucire lo strappo con il mondo ortodosso dopo 1.000 anni di divisioni. Per questo ha rilanciato la commissione mista per il dialogo tra Chiesa cattolica e ortodossa, composta da teologi al massimo livello che in questi giorni è riunita a Ravenna per discutere sul primato del vescovo di Roma. Nel frattempo il Papa ha incaricato il presidente dei vescovi europei, il cardinale ungherese Péter Erdo, di organizzare insieme con i patriarcati di Mosca e di Costantinopoli un simposio internazionale, in programma nella seconda metà del 2008, sulla crisi dei valori morali in Europa.
L'ultimo tassello della strategia di Ratzinger per riavvicinare l'ortodossia è stata la nomina del nuovo arcivescovo di Mosca: l'italiano Paolo Pezzi al posto del bielorusso di origine polacca, Tadeusz Kondrusiewicz. Era un segnale che Alessio II aspettava da tempo.

 

 

[fonte Repubblica.it]


 

 


 

 

Sacerdote scrive a Papa Ratzinger:
"Le vacanze in Cadore? Un privilegio da casta"

 

Venezia, 13 Ottobre 2007

 

Non sono più solo gli 'antipolitici' e i 'grillini' a parlare di casta. A prendersela con i 'privilegi' stavolta è un anziano sacerdote di una parrocchia di Mestre, che prende di mira nientemeno che il Papa. Don Armando Trevisiol, parroco da sempre vicino ai problemi dei poveri, ha preso carta e penna e ha scritto direttamente a Benedetto XVI. Lo rende noto il Corriere del Veneto.

 

Don Armando non va tanto per il sottile: le vacanze di Papa Benedetto XVI in Cadore ''sono un privilegio da casta'' e non assomigliano a Gesù, ''che non aveva neppure una pietra su cui appoggiare il capo'', scrive nella lettera aperta pubblicata dal foglio settimanale distribuito ai fedeli che visitano il cimitero. E se la prende soprattutto contro gli sprechi, citando il milione di euro che i cittadini veneti avrebbero speso quest'estate per accogliere degnamente Ratzinger durante il suo soggiorno montano.


''Caro Papa - scrive il sacerdote - così non va bene, qualunque cosa ti possano dire i cardinali, i teologi o i tuoi consiglieri''. Don Trevisiol, molto amato dai fedeli per le sue opere di carità, spiega la sua presa di posizione con l'esempio che la Chiesa deve dare ai fedeli: ''sono troppi i tuoi figli - sottolinea nel messaggio il sacerdote - che non vanno in vacanza, perché tu ti possa permettere una vacanza da due miliardi!''.


''Quella vacanza a me francamente é apparsa una cosa eccessiva - commenta il sacerdote - lo dico con rispetto e senza voler mettere in atto alcuna ribellione'. La Chiesa deve sempre essere a servizio del popolo, dei più deboli, e non dei potenti''.

 

[fonte: Quotidiano.net]

 


 

 

Comunione anglicana: la Chiesa episcopale americana cede

 


New Orleans, 27 Settembre 2007


La Chiesa episcopale americana, ramo statunitense della comunione anglicana, ha accettato di sospendere l'ordinazione di vescovi omosessuali, scongiurando così la scissione degli anglicani. Il caso scoppiato intorno al vescovo Gene Robinson.

La Chiesa episcopale americana, ramo statunitense della comunione anglicana, ha accettato di sospendere l'ordinazione di vescovi omosessuali, scongiurando così la scissione degli anglicani, che aveva fatto volare a New Orleans lo stesso Arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams. Obiettivo: ricucire lo strappo che si era creato in seguito alla ordinazione negli Usa del vescovo, Gene Robinson, dichiaratamente gay nella diocesi del New Hampshire. Le province del sud del mondo - Africa, Asia e sud America – si sono sempre dichiarate contrarie alle unioni e ordinazioni omosessuali e la questione da allora è entrata al centro di un dibattito che ha messo in pericolo l’unità stessa delle Comunione.

Dopo un vertice di sei giorni, gli episcopali hanno annunciato che "eserciteranno moderazione" prima di approvare un altro vescovo omosessuale, che non autorizzeranno funzioni religiose per coppie dello stesso sesso e che chiederanno ai preti di non benedire coppie omosessuali nelle loro parrocchie."Affermiamo il nostro appassionato desiderio di rimanere in comunione", si legge in un comunicato diffuso al termine dell'incontro di New Orleans. "Noi, membri della Casa dei vescovi – prosegue il testo – ci impegnano a non autorizzare l’uso nelle nostre diocesi di pubblici riti di benedizione di unioni omosessuali fino a che un più ampio consenso in merito non emerge nella Comunione". I vescovi americani chiedono però alle province delle Comunione anglicana di intraprendere da qui alla Conferenza di Lambeth nel 2008 un "processo di ascolto" sulla sessualità umana che includa anche persone omosessuali, nella consapevolezza che "in alcuni contesti culturali un dibattito sulla omosessualità risulta difficile".

Nel comunicato, i vescovi americani chiedono anche all’arcivescovo di Canterbury di trovare un modo affinché il vescovo Gene Robinson possa partecipare alla Conferenza di Lambeth nel 2008 e concludono: "sia chiaro e dichiarato il nostro condiviso impegno a difendere i diritti civili delle persone omosessuali e il nostro impegno ad opporci a qualunque azione e politica che fa violenza su di loro, incoraggi violenza nei loro confronti e viola la loro dignità come figli di Dio".

 


[fonte: Korazym]

 

 


 

 

Ecumenismo: Consiglio Ecumenico delle Chiese, il futuro secondo i giovani

 

GINEVRA - Il Consiglio ecumenico delle Chiese invita gli studenti in teologia e giovani teologi di tutto il mondo a presentare prospettive e contributi nuovi al dibattito sul futuro del movimento ecumenico partecipando ad un concorso organizzato in occasione del 60° anniversario del consiglio ecumenico che si celebrerà nel 2008. I partecipanti sono invitati a trattare il tema “Insieme, cambiare le cose – Prospettive per l’ecumenismo del 21° secolo”. Il Consiglio – si legge in un comunicato – spera di ricevere un numero importante di lavori e proposte di qualità sul tema che sappiamo esprimere la grande diversità delle tradizioni ecclesiale, di contesti e prospettive. I sei lavori migliori saranno presentati dagli autori in occasione di un colloquio internazionale che si terrà a Bossey in Svizzera alla fine del 2008”. “Non c’è meglio di un occhio nuovo per guardare al futuro”, dice il pastore Samuel Kobia, segretario generale del Consiglio ecumenico, a proposito del concorso. Della lunghezza di 5/6 mila parole, i lavori dovranno essere consegnati entro il 28 febbraio ed essere redatti in inglese ma – assicurano dalla Svizzera – i concorrenti non saranno giudicati in base alla conoscenza della lingua quanto sulla qualità dei loro contributi. (Per maggiori informazioni sul regolamento del concorso visitare il sito del Consiglio Ecumenico)

 

[fonte: SIR]

 


 

 

 

Simposio internazionale mariologico a Roma: La madre dell'unità


 

ROMA Si è svolto a Roma nei primi giorni di ottobre un simposio internazionale mariologico al quale hanno partecipato teologi cattolici, protestanti e anglicani di diversi Paesi europei. Per tre giorni si sono confrontati sulla figura di Maria cercando di fare il punto sulle ultime acquisizioni dei dialoghi teologici e di proporre piste di studio per il futuro. Tema del simposio - organizzato dalla Pontificia facoltà teologica "Marianum" - era "Maria nel dialogo ecumenico in Occidente".
 

L'IMPORTANZA DEI DIALOGHI . "Il problema - sottolinea il teologo SALVATORE PERRELLA del Marianum andando subito al cuore della questione - è di natura 'dogmatica', specialmente per quanto riguarda gli asserti della Immacolata e dell'Assunta, nonché la problematica della cooperazione di Maria alla salvezza" e "la legittimità e la conseguenza della preghiera a Maria e della sua intercessione celeste". Per quanto riguarda invece "il culto e la pietà mariana, il dialogo di questi anni è stato utile nel chiarire tante cose", dimostrando che si può "esprimere nell'ambito del culto cristiano una giusta venerazione e ammirazione" per Maria "a motivo della sua fede esemplare". Dello stesso parere lo studioso ed esperto di ecumenismo GIOVANNI CERETI che parlando del documento "Maria: grazia e speranza in Cristo" pubblicato nel 2004 dalla Commissione internazionale anglicana-cattolica (Arcic), ha detto: "il ricorrere ad un linguaggio capace di esprimere la fede in modo attuale e convincente ha consentito di riscoprire con gioia una tradizione comune attorno a Maria forse troppo oscurata nell'epoca della controversia" offrendo "nuovi motivi di riflessione non soltanto agli anglicani e ai cattolici ma ai cristiani di tutte le Chiese".

PISTE DI STUDIO . CARMELO DOTOLO , teologo della università Urbaniana, ha osservato che il problema "ecumenico" di Maria nasce soprattutto attorno alla questione del "dogma". "Il dogma - ha chiesto - ha valore come formulazione aperta" e in "riferimento alle domande della storia" oppure "vale per il fatto che enuncia una verità che rimane protetta da qualsiasi incremento di senso". Per risolvere il nodo, lo studioso parla della "metodologia del consenso ecumenicamente inteso" e spiega: "esprime l'idea che il nesso rivelazione-verità risieda nel pensare la verità come origine e sorgente, più che come mero oggetto di scoperta". Nasce in questo contesto, l'annotazione del gruppo cattolico-protestante di Dombes (Francia) sul valore simbolico dei dogmi. Così si legge al numero 326 del documento " Maria nel disegno di Dio e nella comunione dei santi": "Se i protestanti del gruppo di Dombes non possono accogliere l'Immacolata Concezione e l'Assunzione di Maria come appartenenti alla fede della Chiesa, soprattutto perché questi dogmi non sono attestati nella Scrittura, sono nondimeno sensibili al loro valore simbolico e accettano che i loro fratelli cattolici li considerino dogmi di fede… Possiamo affermare che l'interpretazione di questi dogmi non comporta nulla che sia contrario all'annuncio evangelico. In questo senso, questi dogmi non generano divergenze separatrici".

GLI ANGLICANI . È del 2004 il documento "Maria: grazia e speranza in Cristo" dell'Arcic. A fare il punto della situazione del dialogo cattolico-anglicano su Maria è stato JOHN FLACK , direttore del centro anglicano di Roma. "Il grande e insoluto problema è come gli anglicani possano ricevere e comprendere i dogmi della Assunzione e della Immacolata concezione. Gli anglicani tendono ad avere una visione negativa riguardo al termine 'dogma' e non sono propensi a far diventare queste due dottrine articoli di fede. L'Assunzione rappresenta forse il problema più semplice. Molti anglicani potrebbero accettarla come devozione ma pochi accetterebbero di darle uno status di formula dogmatica". L'Immacolata Concezione è invece il nodo più difficile, per due ragioni: primo perché "non è un dogma promulgato da un Concilio generale della Chiesa ma da un diktat di Pio IX". E poi perché "a molti teologi appare come uno sminuire l'incarnazione di Gesù". Il vescovo anglicano Flack ha sottolineato anche le diversità che ci sono tra anglicani e cattolici rispetto alla devozione a Maria. Se per esempio la preghiera "Ave Maria" viene insegnata ai cattolici fin dalla prima età, per gli anglicani non è così "naturale" "pregare i santi ma rivolgersi direttamente a Cristo stesso". Insomma, su Maria il dialogo deve proseguire. Richiede "un processo di ricezione sostanziale e di lungo termine" ma solo "se ogni parte è pronta a capire da dove l'altro arriva". E se il documento "Maria: grazia e speranza in Cristo" dell'Arcic è stato "estremamente utile", ora il dialogo deve andare aventi sui dogmi mariani. "È un lavoro degno di sforzo perché la Madre di Cristo non dovrebbe essere figura di divisione ma di unità tra i cristiani".

 

[fonte: SIR]

 


 

La Commissione Europea chiede spiegazioni all'Italia e alla Spagna

sulle agevolazioni fiscali alla Chiesa

 

Bruxelles, 30 Agosto 2007

C'est une simple demande d'information, pas encore une enquête. Pourtant, la démarche de la Commission européenne auprès du gouvernement italien pour avoir des détails sur les avantages fiscaux concédés par l'Etat aux diverses confessions religieuses, a déclenché, mercredi 29 août en Italie, un concert de protestations.

Principale visée, l'Eglise catholique a aussitôt dénoncé, par la voix du président de la Conférence épiscopale italienne, Mgr Angelo Bagnasco, "une attaque à visée idéologique". A droite, un porte-parole de l'Union des démocrates du centre, d'origine démocrate-chrétienne, a assimilé la requête de l'Union à "une régurgitation d'anticléricalisme". Pour l'euro-parlementaire d'Alliance nationale (droite), Adriana Poli-Bortone, "l'Union ferait mieux de faire son mea culpa pour les centaines de milliards d'euros distribués sans contrôle à des ONG fantômes ou de complaisance". Deux ministres du gouvernement Prodi ont également critiqué l'initiative européenne comme étant "une instrumentation politique".

Devant ces réactions, la Commission s'est défendue de tout acharnement contre l'Eglise. Saisie par des plaignants, Bruxelles cherche à vérifier si les exemptions de taxe immobilière dont bénéficie le clergé italien pour certaines de ses activités commerciales (restauration, hébergement), ainsi que la réduction de 50 % de la taxe professionnelle dans ses établissements scolaires et hospitaliers, constituent une distorsion de concurrence, comme le prétendent plusieurs plaignants. "Il y a une plainte, qu'il faut traiter comme une autre plainte, c'est dans l'intérêt de tout le monde", a déclaré un porte-parole de la Commission.

Le sujet est sensible dans un pays où l'Eglise possède un patrimoine immobilier estimé à 100 000 immeubles pour une valeur de 8 à 9 milliards d'euros. Le vote catholique étant convoité à gauche comme à droite, peu de voix s'élèvent contre un système qui représente un manque à gagner de 1 à 2 milliards d'euros pour les collectivités locales. Annulée par la Cour de cassation en 2004, l'exonération de taxe immobilière avait été rétablie en 2005 par le gouvernement Berlusconi.

Dès son arrivée au pouvoir, en juin 2006, Romano Prodi, catholique pratiquant, a pris un décret pour supprimer à nouveau cet avantage. Mais la situation est restée inchangée en raison de la rédaction ambiguë du texte : seuls les immeubles "à usage exclusivement commercial", c'est-à-dire ne comportant pas de lieu de culte, sont soumis à la taxe. Les nombreux couvents qui proposent des prestations hôtelières aux touristes continuent, par exemple, à en être exonérés.

L'anomalie du texte de loi a été soulevée par un député du Parti radical, une formation laïque appartenant à la majorité de centre-gauche, lors du vote de la loi de finances 2007, mais son amendement, après de longues palabres parlementaires, a été massivement rejeté (435 voix contre 29).

Au nom du respect de la concurrence, l'UE imposera-t-elle une mesure qu'aucun gouvernement italien n'est en mesure de prendre ? Bruxelles a aussi demandé des éclaircissements à Madrid au sujet d'exemptions fiscales dont bénéficie l'Eglise espagnole pour ses activités de construction et de travaux. Une réponse est attendue en septembre. Mais la principale controverse, qui a longtemps opposé la Commission et l'Espagne, a été éteinte il y a un an. Elle portait sur l'exemption de TVA dont bénéficiait l'Eglise espagnole et dont Bruxelles demandait la suppression.

Madrid faisait valoir que cette dérogation résultait des accords passés avec le Vatican en 1979, après la mort de Franco et avant l'entrée de l'Espagne dans l'Europe. Après des années de polémiques, le gouvernement socialiste de José Luis Rodriguez Zapatero a finalement supprimé l'exemption de TVA en septembre 2006 dans le cadre d'un accord global avec l'Eglise sur son financement public, qui a réduit ses avantages.

 

[copyright: Le Monde.fr]

 


 

La Chiesa di Svezia sfila "in nome dell'amore" al gay pride

 

Stoccolma, 4 Agosto 2007

Pour la première fois, l'Eglise protestante Luthérienne de Suède a rejoint le cortège pour "rompre le grand silence des masses" sur les homosexuels, les bisexuels et les transsexuels.
"L'amour est plus fort que tout". C’est avec ce slogan que l’Eglise suédoise s’est jointe au défilé gay et lesbien samedi à Stockholm. Une première. La délégation comptait une trentaine de personnes, dont des représentants de haut rang des cathédrales de Stockholm et Uppsala. "L'Eglise suédoise est une église ouverte où chacun à sa place", explique Ann-Katrin Bosbach, pasteur à Uppsala. L’Eglise entend ainsi "rompre le grand silence des masses" concernant les homosexuels, les bisexuels et les transsexuels.

Depuis janvier, les couples homosexuels peuvent demander la bénédiction de leur union à l'Eglise suédoise. La Suède, pionnière dans la légalisation de l'adoption par les homosexuels, semble désormais s'acheminer vers le mariage religieux des couples homosexuels.
 

[copyright: Le Figaro.fr]

 


 

La Chiesa anglicana apre le porte al reggae


Kingston, 4 Agosto 2007

Accanto ai testi degli inni religiosi d'ora in poi nelle chiese anglicane giamaicane si troveranno anche le canzoni di Bob Marley e Peter Tosh. In particolare "One Love" e "Psalm 27" saranno le prime melodie reggae ad essere cantate in chiesa. Lo hanno deciso le autorità ecclesiastiche dell'isola.
"Forse erano contrari alla Chiesa, ma non erano contrari a Dio o alla religione" ha spiegato un portavoce della Chiesa anglicana di Kingston, il reverendo Ernle Gordon.
Bob Marley e Peter Tosh sono entrambi morti nel 1981 dopo aver raggiunto il successo mondiale. Erano seguaci del "Rastafarianism", un movimento religioso fondato da discendenti degli schiavi, in risposta all'oppressione dei neri.

[copyright: bobmarleymagazine.com]

 


 

Il papa copto critica Ratzinger

 

Il Cairo, 15 Luglio 2007

 

 

Shenouda III, Papa della Chiesa copta d'Egitto, lancia una dura critica a Benedetto XVI che a suo parere si sta facendo troppi nemici. In un'intervista al quotidiano 'Al Ahram', Shenouda interviene nel dibattito sul documento che ribadisce l'unicità della Chiesa cattolica e denuncia che Ratzinger 'sbaglia e, dopo essersi inimicato il mondo islamico, sta cominciando a perdere anche la fiducia dei cristiani'. Sul documento dice: 'I cattolici si comportano come fossero gli unici cristiani'.

 

 

[copyright: ANSA.it]

 


 

L'Arcivescovo di Canterbury riceve premio per difesa dell'ambiente

 

Londra, 13 Luglio 2007

 

L'Arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, ha ricevuto un premio dai parlamentari inglesi per il suo lavoro in favore della promozione della causa ambientalista.

The award, presented to the Archbishop by the Parliamentary Renewable and Sustainable Energy Group, recognises the work of the Archbishop and the Church of England in promoting sustainable energy issues to the public and to policy makers. The award was accepted on the Archbishop’s behalf by Claire Foster, who is the Church of England’s lead policy officer on environmental matters as Dr Williams is currently on a period of study leave. She said that the Archbishop’s leadership had clearly had an impact:

“It was a great privilege to receive the Archbishop's award on his behalf. It is a recognition that moral and spiritual leadership are needed to face the challenge of global warming, and that the Archbishop offers this. He speaks truth to power: is power listening?”

A Lambeth Palace spokesperson added that the award recognised the importance of the issue for faith communities.

"The Church of England has made climate change and environmental sustainability central issues in recent years, at home and overseas. This award for the Archbishop of Canterbury from PRESAG members is a timely recognition of the central role people of faith have in providing for the responsible stewardship of our planet. The ethical aspect of the challenge of climate change is increasingly recognised, and in choosing to confer this award on the Archbishop, PRESAG acknowledges just how important moral and spiritual leadership on environmental matters continues to be."
 

[fonte: comunicato stampa dal Lambeth Palace]

 


 

 

I commenti del Papa irrilevanti per i non Cattolici

 

Chicago, 13 Luglio 2007

Non-Catholics who are up in arms of the proclamation by Papa Benedict XVI that the only true church in the world is that of Catholicism shouldn't even bother getting upset. Just chalk it up to an old man trying to get a little attention.

For him to even suggest that only the Catholic Church can provide true salvation to believers in Christ shows that he is wholly ignorant of the Scriptures that I have known all my life.

Sorry, let me take that back. I've really only known the Bible for the last 13 of my 38 years. That's because those first 25 years were spent as a die-hard Catholic.

That's right, I was born and raised in the Catholic Church. One of the first meetings to build the church I was raised in -- Our Lady Star of the Sea in Houston -- took place in my grandparents' living room. Many of my Saturdays and Sundays were spent serving as an altar boy, Catholic Youth Organization leader, dedicated student of Catechism, and constantly reciting the Holy Rosary.

And the reality is that we were never really encouraged to study the Scriptures. The standard practice was for all of us to read the same pamphlets passed out by the church, recite the readings from the New and Old Testaments, listen to the Scripture chosen for us in the Gospel and hear a normally bland homily.

That isn't always the case at some Catholic churches. If you visit St. Sabina in Chicago, Father Michael Pfleger will surely have your soul jumping with his strong sermons and willingness to engage the community to get involved in direct action.

Yet as I reflect on my years as a Catholic, it pretty much was a wasted experience, as there was more identification with the church, and not with Christ.

And that's why Pope Benedict XVI is meaningless, along with his decision to re-state the primacy of the Catholic Church. This week, the pope released a document correcting interpretations of the Second Vatican Council, which some say modernized the church. But for hardliners like Pope Benedict XVI, the liberals went too far in some of their declarations.

But what ticked folks off was his assertion in the 16-page document by the Vatican's Congregation for the Doctrine of the Faith that the only denominations that can call themselves true churches are ones that can trace their roots back to Jesus Christ's original apostles. He even suggested they suffer from defects.

This is nothing but a naked attempt by Pope Benedict XVI to "own" Jesus by virtue of the Catholic Church considering the apostle Peter as its leader. He refuses to acknowledge the reality that Jesus didn't consider a church to be most important. What was? The Great Commission.

The Bible records in Matthew 28:16 that Jesus called his 11 disciples (the other, Judas, hanged himself after betraying Jesus) to Mount Galilee and decreed, "All authority in heaven and on earth has been given to me. Therefore go and make disciples of all nations, baptizing them in the name of the Father and of the Son and of the Holy Spirit, and teaching them to obey everything I have commanded you. And surely I am with you always, to the very end of the age." (New International Version).

It doesn't matter what Pope Benedict XVI has to say, or for that matter, any other religious leader. A Christian believes in Jesus Christ and what He had to say, not what a man of God has to say. This is not an attempt to completely dismiss religious leaders, but is further evidence of what happens when ego is more important than the work of Christ.

John 14:6 says, "I am the way and the truth and the life. No one comes to the Father except through me." Nowhere does it say that Peter, Pope Benedict XVI or anyone else can supplant Jesus as the leader of the church.

It is these kinds of missives by Pope Benedict XVI that do nothing to support or build the community of faith. All it does is divide.

Protestant leaders: Don't buy into the foolishness. Let Pope Benedict XVI keep running off at the mouth and making pointless declarations. If you keep bringing good news to the poor, setting the captives free and assisting those who seek to know Jesus, then you'll make more headway in doing the work of Jesus than any 16-page document will.

 

[Copyright: CNN.com]

 


 

Glaciazione vaticana

 

Parigi, 13 Luglio 2007

Où va l'Eglise de Benoît XVI ? Coup sur coup, le chef de l'Eglise catholique et son successeur à l'ex-Saint-Office viennent de publier deux documents qui confirment, s'il en était besoin, qu'un vent nouveau souffle à Rome : celui d'une rigidification de la doctrine qui rappelle déjà à certains le climat de soupçon et d'arrogance antérieur au concile Vatican II (1962-1965), qui avait été celui de toutes les espérances.

Le pape, d'abord, a accordé aux catholiques intégristes une faveur qu'ils réclamaient depuis quarante ans : redonner toute sa place à la messe en latin, libéraliser largement son usage. Il aura fallu que des évêques - notamment français - fassent, pendant des mois, le siège de la Curie pour obtenir des garde-fous et sauver l'essentiel de la liturgie moderne. L'objectif de Benoît XVI est louable : créer un climat favorable à la "réconciliation" au sein d'une Eglise déchirée par le schisme lefévriste. Mais l'idéologie et les méthodes musclées des traditionalistes sont trop connues pour qu'on leur donne, en toute sérénité, les clés de la maison.

Après la liturgie moderne, un autre acquis du concile - le dialogue oecuménique entre les Eglises - est sous la menace. Le préfet de la congrégation de la foi a publié à Rome, mardi 10 juillet, une "bombe" doctrinale qui risque d'enflammer à nouveau les Eglises partenaires de ce dialogue depuis quarante ans. Il écrit que l'Eglise romaine est la seule à détenir l'intégrale vérité du christianisme. N'étant pas en union avec Rome, les autres Eglises - orientales (orthodoxes) et protestantes - ne peuvent se prévaloir de l'héritage plénier de Jésus-Christ.

L'esprit d'ouverture au monde moderne et de dialogue, au premier chef avec les autres confessions chrétiennes, semble faire place aujourd'hui à une ère de glaciation doctrinale. Benoît XVI n'a jamais fait mystère de sa répulsion pour les dérives libérales qui ont suivi le concile en matière liturgique, autant que dans la rencontre avec les autres religions chrétiennes ou non chrétiennes. L'objectif de son pontificat est double : mettre fin à la "dictature du relativisme" dans la société comme dans la doctrine romaine ; réaffirmer partout l'identité et l'autorité du catholicisme.

Sans doute le christianisme est-il sous la menace d'autres formes de réaffirmation identitaire - dans l'islam, dans le protestantisme évangélique -, mais on ne fera croire à personne que la principale urgence de l'Eglise aujourd'hui est de régler le schisme traditionaliste ou de réaffirmer la supériorité et le monopole de la vérité catholique. Après les années Jean Paul II, l'élection de Benoît XVI semble avoir suscité un esprit de revanche à la Curie romaine et dans les courants nostalgiques du dogme catholique d'antan, qui n'ont jamais pris leur parti d'une Eglise plus proche des hommes d'aujourd'hui et plus ouverte au dialogue.

 

[Copyright: Le Monde.fr]

 


 

La dichiarazione del Vaticano sulla Chiesa provoca indignazione fra i protestanti

 

Parigi, 13 Luglio 2007

Le document du 10 juillet du cardinal américain Levada, préfet de la congrégation romaine de la doctrine de la foi, réaffirmant l'Eglise catholique comme "seule et unique Eglise du Christ", suscite une pluie de protestations dans les Eglises orthodoxes et protestantes. Celles-ci se disent "consternées" et condamnent le "repli sur soi" de l'Eglise catholique, qui fait fi des acquis du dialogue oecuménique depuis le concile Vatican II (1962-1965).

Le Conseil oecuménique des Eglises (COE), siégeant à Genève (347 Eglises protestantes, anglicanes et orthodoxes), rappelle que chaque Eglise est "catholique", au sens d'"universel", mais qu'"aucune n'est la totalité de l'Eglise du Christ". Le COE entend réaffirmer, malgré la polémique, "l'importance d'un dialogue authentique et d'un témoignage commun de tous les chrétiens sur les problèmes auxquels le monde est confronté". Du Caire, l'Eglise copte-orthodoxe d'Egypte condamne aussi un texte qui "ranime les tensions".

A Genève, à Paris, en Allemagne, les communautés protestantes rappellent que, pour elles, l'Eglise est "partout où l'on prêche, où l'on célèbre la Cène et administre le baptême conformément à l'esprit de l'Evangile, et partout où l'Eglise assume sa responsabilité envers le monde".

Le pasteur ghanéen Setri Nyomi, secrétaire général de l'Alliance réformée mondiale (214 Eglises), a sèchement commenté le document romain, "qui nous ramène à la façon de penser et à l'atmosphère qui prévalait avant Vatican II". De son côté, le pasteur Ishmael Noko, secrétaire général sud-africain de la Fédération luthérienne mondiale (140 Eglises membres, représentant 70 millions de chrétiens), se dit également "affligé" et "déçu".

En Allemagne, Wolfgang Huber, évêque et chef de la puissante Eglise protestante (EKD), observe que ce document de la congrégation de la doctrine romaine contredit la première homélie de Benoît XVI après son élection, disant qu'il était "disposé à faire tout ce qui est en son pouvoir pour promouvoir la cause fondamentale de l'unité des chrétiens". Et il ajoute : "Les espoirs d'évolution de la situation oecuménique ont été une fois de plus reportés à un avenir lointain."

Depuis Rome, le cardinal allemand Walter Kasper, président du conseil pontifical pour l'unité des chrétiens, s'efforce d'éteindre l'incendie. Il dément que cette déclaration soit une "régression" et invite ses partenaires à la relire de manière "sereine". Son objectif est de rappeler aux catholiques que toutes les Eglises ne doivent pas être mises sur le même plan, mais ce texte dit aussi que les Eglises non catholiques possèdent "des éléments de vérité et de sanctification".

 

[Copyright: Le Monde.fr]

 


 

Vaticano: Kasper, reazioni a caldo, è invito al dialogo

 

Roma, 12 Luglio 2007

Sono "reazioni a caldo" quelle che manifestano "irritazione" tra i cristiani protestanti a seguito del documento pubblicato ieri dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Lo afferma il card. Walter Kasper, presidente del dicastero per l'unità dei cristiani, che auspica "una seconda lettura più serena". Alla base del dialogo - spiega il porporato tedesco - "non vi é ciò che ci divide, ma ciò che ci unisce, e che é più grande di ciò che ci divide. Pertanto non si deve sorvolare su quanto la Dichiarazione afferma in modo positivo riguardo alle Chiese protestanti, e cioé che Gesù Cristo é effettivamente presente in esse per la salvezza dei loro membri". Secondo Kasper, "tenendo conto del passato, non si tratta di un'affermazione ovvia" in quanto "include il riconoscimento del battesimo, e pur tenendo conto delle importanti differenze che esistono, sulla scia del Concilio Vaticano II, contiene anche una serie di affermazioni positive sull'ultima Cena celebrata nella Chiesa protestante". Quindi - sottolinea Kasper - la Dichiarazione "non costituisce un regresso rispetto al progresso ecumenico già raggiunto, ma ci impegna a risolvere i compiti ecumenici che ci stanno ancora davanti. Queste differenze dovrebbero spronarci e non sconvolgerci perché le chiamiamo per nome. In ultima analisi la Dichiarazione é un invito urgente a continuare un dialogo sereno".

 

[Copyright: Repubblica.it]

 


 

 

Le Chiese su parole del Papa: "Nota non aiuta il dialogo"

 

Mosca, 11 Luglio 2007

Il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede "non aiuta il dialogo". Lo afferma Padre Igor Viszhanov, segretario del dicastero del Patriarcato di Mosca per i rapporti con l'estero. "La Chiesa cattolica é ferma sulle sue posizioni dall'11esimo secolo, con le quali la chiesa ortodossa non é d'accordo", prosegue il religioso. Il dialogo tra le due chiese, separatesi con lo scisma d'Oriente del 1054, é stato faticosamente e proficuamente riallacciato negli ultimi anni, tanto che si susseguono le voci di un possibile incontro tra Papa Benedetto XVI e il patriarca Alessio II. Anche le chiese protestanti attaccano il documento del Papa: "Un documento del genere manda segnali sbagliati. Le sfide di questo mondo chiedono a gran voce che le chiese lavorino insieme", ha dichiarato il Pastore Thomas Wipf, presidente della Comunità delle chiese protestanti in Europa - Comunione di Leuenberg (Cpce) (Agr)

 

[fonte: Il Secolo XIX.it]

 


 

Protestanti e Copti furenti con il Papa

 

11 Luglio 2007

PROTESTANTI: SEGNALI SBAGLIATI - «Il documento manda segnali sbagliati», ha commentato il pastore Thomas Wipf, presidente della Comunità delle Chiese protestanti in Europa (Cpce). «Le vedute dottrinali sono molto importanti, ma non devono spaccare la Chiesa». Secondo la Riforma protestante - ricorda Wipf - gli elementi originali delle Chiese sono la predicazione del Vangelo e la corretta amministrazione dei sacramenti: «Questo e nient'altro dev'essere visto come espressione autentica dell'unica Chiesa di Cristo. Tutto ciò che è esteriore è fallibile, incluse la Chiesa protestante e quella cattolica».

«PASSO INDIETRO» - «È un vistoso passo indietro nei rapporti tra la Chiesa cattolica romana e le altre comunità cristiane», ha detto il presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei), pastore Domenico Maselli. «Tuttavia il dialogo ecumenico deve continuare, e può continuare mettendosi ognuno in discussione per cercare di ascoltare la voce di Cristo», secondo Maselli. «In questo spirito si deve continuare il cammino sia in Italia che nel resto del mondo».
«Questa idea monopolistica del cristianesimo disturba ed è difficile da digerire. È un duro attacco all'identità altrui, anzi una vera e propria negazione», ribatte il teologo valdese Paolo Ricca, che denuncia un trattamento «da serie C» per i credenti protestanti. «Il documento chiude definitivamente quelle porte che il Concilio Vaticano II sembrava aver aperto».
 

COPTI: «OFFESI» - I copti d'Egitto reagiscono duramente al documento vaticano. Sulla prima pagina del quotidiano egiziano in lingua inglese «Egyptian Mail» compare una foto di Benedetto XVI accompagnata dal titolo "L'obiettivo di quest'anno: i non cattolici". «Il Vaticano offende regolarmente milioni di persone nel mondo. Invito Papa Benedetto XVI a svegliarsi dal coma», ha detto il Vescovo Copto Abdel Massih Bassit al quotidiano indipendente egiziano Al Masri el-Yom. «Parole senza valore, non voglio riaprire vecchie ferite e parlare dei peccati della Chiesa cattolica», ha aggiunto il Vescovo Morcos Aziz. «Non contento di avere offeso milioni di musulmani in tutto il mondo, il Vaticano colpisce ora anche la sensibilità dei seguaci delle Chiese ortodosse e protestanti».

ORTODOSSI - La Chiesa ortodossa russa «non è d’accordo» con il documento vaticano. «Il principio dell’unicità rivendicato dalla Chiesa cattolica vale a pieno diritto anche per la Chiesa ortodossa, in quanto erede di diritto e per successione apostolica dell’antica Chiesa unita», ha commentato il Metropolita Kirill, braccio destro di Alessio II. «Per avere un dialogo onesto e fondato sulla Parola di Dio bisogna avere una chiara visione sulla posizione dell’altra parte».

 

[copyright: Corriere della Sera.it]

 


 

Vescovo Anglicano di Phoenix: "Parole del papa deludenti"

 

11 Luglio 2007

Il documento rilasciato ed elaborato da Papa Benedetto XVI secondo cui la chiesa cattolica sarebbe l'unica autentica, non ha ovviamente mancato di suscitare reazioni contrariate da parte di altre confessioni.

Le chiese cristiane ortodosse e quelle protestanti in particolare si ritengono oltraggiate dal documento papale. Il concetto di base di Papa Ratzinger si basa sul fatto che le chiese diverse da quella cattolica non possono rifarsi agli apostoli cristiani. In pratica le altre chiese, pur essendo legittime, possiedono un a”ferita” perché non riconoscono l'autorità papale.

“Si può essere in disaccordo totale col punto di vista espresso dal Papa ma nutrire allo stesso un rispetto profondo per la chiesa cattolica”, ha detto Mark Martin della Chiesa Comunitaria del Calvario (composta da circa 10.000 membri) di Phoenix.

Anche il reverendo Kirk Stevan, vescovo della Chiesa Episcopale dell'Arizona, si è detto sorpreso dalle parole del Papa, “è deludente sentire parole così dure”.

 

[copyright: l'occidentale.it]

 


 

Reazioni evangeliche al nuovo documento vaticano

 

Roma, 10 luglio 2007

In seguito alla presentazione avvenuta oggi del nuovo documento della Congregazione per la dottrina della fede “Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa”, in cui si afferma che solo la Chiesa cattolica possiede “tutti gli elementi della Chiesa istituita da Gesù”, il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), pastore Domenico Maselli, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“La pubblicazione dell’ultimo documento della Congregazione per la dottrina della fede costituisce un vistoso passo indietro nei rapporti tra la chiesa cattolica romana e le altre comunità cristiane. È vero che non fa altro che ripetere quanto già affermato nella ‘Dominus Iesus’ del 2000, ma il concetto è ora ribadito con una chiarezza insolita. Una frase soprattutto colpisce il lettore ecumenico, in cui si definisce la chiesa cattolica come quella ‘nella quale concretamente si trova la Chiesa di Cristo su questa terra’. Pare evidente che l’unico modo per cercare l’unità sarebbe quello di entrare nella chiesa cattolica romana. Era stata la soluzione sperata da Newman, che portò poi alla condanna del modernismo.
Ciononostante, il dialogo ecumenico deve continuare, e può continuare, mettendosi ognuno in discussione, per cercare di ascoltare la voce di Cristo che per tutti noi è la via, la verità, la vita. In questo spirito si deve continuare il cammino sia in Italia che nel resto del mondo, fidando nel rispetto reciproco ed anche nella laicità dello Stato che permette che la libertà di discussione, di ricerca e di religione sia mantenuta fino in fondo”.

Secondo la Riforma protestante gli elementi originali delle chiese sono la pura predicazione del vangelo e la corretta amministrazione dei sacramenti: “Questo e nient’altro deve essere visto come espressione autentica dell’unica chiesa di Cristo”, ha dichiarato il pastore Thomas Wipf, presidente della Comunità delle chiese protestanti in Europa – Comunione di Leuenberg (CPCE), commentando il nuovo documento della Congregazione per la dottrina della fede “Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa”, che concepisce la chiesa cattolica come l’unica chiesa di Cristo.
Secondo Wipf per un protestante è impossibile concordare con l’autocomprensione cattolica: “Tutto ciò che è esteriore è fallibile – ha dichiarato –, incluse la chiesa protestante e quella cattolica”. Oltre all’aspetto teologico, Wipf ha osservato un’altra questione importante: “Un documento del genere manda segnali sbagliati. Le sfide di questo mondo chiedono a gran voce che le chiese lavorino insieme. La comunione non è un obiettivo ideale, ma il nostro compito. Le vedute dottrinali sono molto importanti, ma non devono spaccare la chiesa”.

L’Alleanza riformata mondiale (ARM), che da anni intrattiene dialoghi bilaterali con il Vaticano, ha scritto una lettera al cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani, per chiedere chiarimenti sul documento della Congregazione per la dottrina della fede “Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa”, che concepisce la chiesa cattolica come l’unica chiesa di Cristo.
“Siamo sconcertati – scrive nella lettera il pastore Setri Nyomi, segretario generale dell’ARM –, dalla presentazione di tale documento in questo momento storico per la chiesa cristiana. In un’epoca di frammentazione sociale in tutto il mondo, l’unica chiesa di Gesù Cristo a cui tutti partecipiamo dovrebbe rafforzare la propria testimonianza comune e affermare la propria unità a Cristo. Il documento pubblicato il 10 luglio purtroppo offre un’interpretazione di Lumen Gentium 8 che ci riporta al pensiero e all’atmosfera che c’erano prima del Concilio Vaticano II”. Lamentando le possibili conseguenze negative per i dialoghi bilaterali cattolico-riformati, Nyomi ricorda i documenti comuni prodotti negli ultimi anni, compreso quello che sta per uscire, e mette in discussione “la serietà con cui la chiesa cattolica romana affronta i suoi dialoghi con la famiglia riformata e le altre famiglie ecclesiali”.
“Per adesso – conclude la lettera –, siamo grati a Dio perché la nostra chiamata ad essere parte della chiesa di Gesù Cristo non dipende dall’interpretazione del Vaticano. È un dono di Dio”. E prosegue: “Preghiamo perché venga il giorno in cui la chiesa cattolica romana vada al di là delle pretese esclusivistiche, in modo che possiamo portare avanti la causa dell’unità cristiana per cui il nostro Signore Gesù Cristo ha pregato”.

 

[fonte: NEV]

 


 

Testo del Vaticano fa arrabbiare i Protestanti

 

Città del Vaticano, 10 luglio 2007 

Il documento, redatto da un mastino del Vaticano, è stato criticato come offensivo da alcuni Protestanti. Il testo è stato scritto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, guidata da Papa Benedetto prima della sua elezione a Papa. Dichiara che Cristo ha costituito un unica chiesa qui sulla terra. Le altre denominazioni Cristiane, si legge, non possono essere chiamate Chiese in senso proprio perché non possono tracciare una linea episcopale risalente ai primi apostoli del Cristo. Il nuovo testo è sostanzialmente una ripubblicazione di un altro documento dal nome "Domine Jesus", pubblicato nell'anno 2000 a firma dell'allora Cardinal Joseph Ratzinger, ora Papa.

Quel documento suscitò una tempesta di critiche da parte di leader Protestanti e Anglicani che denunciarono la mancata presa in considerazione, del Vaticano, dei progressi nei dialoghi con Roma fatti verso il ristabilimento dell'unità cristiana  nel corso degli ultimi anni. Rimane oscuro il perché Papa Benedetto abbia scelto di pubblicare questo documento proprio all'inizio delle sue tre settimane di vacanze sulle Alpi. Il documento sottolinea chiaramente che Papa Benedetto rimane seriamente interessato al dialogo con le altre Chiese Cristiane, ma le prime reazioni dei leader della Chiese Protestanti appaiono negativi.

Questo è il secondo documento emesso dal Papa negli ultimi tempi che rivaluta il Concilio Vaticano II, il concilio di riforma indetto in Roma negli anni '60. Il punto centrale per il Papa è che nonostante questo fosse un concilio di riforma, in tale incontro i padri conciliari rimasero fedeli alla tradizione cattolica. Papa Benedetto, in effetti, starebbe attaccando quanto ritiene frutto di errori interpretativi di quanto effettivamente deciso dal Concilio.
 

[fonte: BBC News; trad: Anglicani Online]

 


 

Vaticano: No al pluralismo

 

Città del Vaticano, 10 luglio 2007 

 

Cristo ha costituito "sulla terra un'unica Chiesa" quella cattolica, ribadisce la Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede. In un documento, pubblicato dalla Santa Sede, il Vaticano taccia come infondata la teologia del pluralismo delle Chiese di Cristo anche se riconosce che nelle altre comunità cristiane non cattoliche, in particolare nella Chiesa ortodossa, esistono "numerosi elementi di santificazione e di verità".

 

[copyright: Ansa.it]

 


 

I cattolici inglesi frenano il Papa: "La Messa in latino è antisemita"

 

Londra, 4 Luglio 2007

Perplessità e accuse di antisemitismo contro il ripristino della Messa in latino da parte dei cattolici del Regno Unito. La decisione di Benedetto XVI di autorizzare la celebrazione della Messa secondo il vecchio rito Tridentino nella lingua degli antichi romani, trova il disaccordo dei britannici che appartengono alla Chiesa romana, una comunità impegnata da anni in un cammino di riconciliazione e comprensione reciproca con gli anglicani e la comunità ebraica.

Al centro dei dubbi l'espressione usata dalla liturgia preconciliare nei confronti del popolo ebraico, bollato nelle celebrazioni del Venerdì Santo come "i perfidi giudei". È dal 1969, anno in cui divenne effettiva la disposizione del Concilio Vaticano II sulla celebrazione della messa nelle lingue nazionali e sulla revisione di parte della liturgia, che un'espressione del genere non rimbomba più tra le navate di una chiesa cattolica britannica. La questione ha spinto il cardinal Cormac Murphy-O'Connor, primate della chiesa di Inghilterra e Galles, ad inviare già la settimana scorsa una lettera in Vaticano per sottolineare come il cambiamento sia da considerarsi inutile.

Una presa di posizione che rispecchia l'andamento di un dibattito interno alla comunità cattolica britannica che dura da mesi, da quando cioè venne fatta trapelare per la prima volta l'intenzione papale di dare nuova legittimazione al rito tridentino. Tra i passaggi più discussi, oltre all'espressione "perfidi giudei", quello in cui si afferma che gli ebrei vivono "nelle tenebre" e nella "cecità". Come anche la preghiera "affinché Nostro Signore sollevi il velo che copre i loro cuori ed essi riconoscano il Nostro Signore Gesù Cristo".

Esistono anche timori che si tratti di un primo passo in direzione di ulteriori riforme del dettato conciliare, in particolar modo quelle riguardanti la posizione del celebrante rispetto all'altare (prima del Concilio volgeva le spalle all'assemblea, stando in piedi davanti ad esso) e la facoltà di far leggere le Letture ai laici.

Secondo le regole attualmente in vigore, l'autorizzazione alla celebrazione della messa in latino deve essere data dalle autorità ecclesiastiche britanniche sulla base di una precisa richiesta.

"Seguiamo sempre le indicazioni di Roma", hanno confessato al quotidiano The Independent sacerdoti cattolici inglesi, "ma il fatto è che ancora adesso non sappiamo quali siano i nuovi indirizzi". Non si tratta solo di questo. "La questione fondamentale", sostiene il gesuita Keith Pecklers, "non è certo limitata alla sola liturgia. La cosa ha implicazioni ben più ampie per la vita della Chiesa". Dietro ci sarebbe il fatto che i fan della messa in latino "tendono ad opporsi al ruolo sempre più presente del laicato nella vita delle comunità parrocchiali, così come alla collaborazione con le altre confessioni cristiane ed al dialogo con ebrei e musulmani".
 

 

[Copyright: Repubblica.it]

 


 

 

Inghilterra: Cattolici divisi, la Messa in latino è antisemita

 

Londra, 4 luglio 2007 

 

La decisione di Benedetto XVI di autorizzare l'ampio ricorso alla celebrazione della Messa in latino sta provocando serie perplessità tra i cattolici del Regno Unito, impegnati da anni in un cammino di riconciliazione e comprensione reciproca con gli anglicani e la comunità ebraica.

Al centro dei dubbi l'espressione usata dalla liturgia preconciliare, il rito Tridentino, nei confronti del popolo ebraico, bollato nelle celebrazioni del Venerdì Santo come "i perfidi giudei". È dal 1969, anno in cui divenne effettiva la disposizione del Concilio Vaticano II sulla celebrazione della messa nelle lingue nazionali e sulla revisione di parte della liturgia, che un'espressione del genere non rimbomba più tra le navate di una chiesa cattolica britannica.
La questione ha spinto il cardinal Cormac Murphy-O'Connor, primate della chiesa di Inghilterra e Galles, ad inviare già la settimana scorsa una lettera in Vaticano per sottolineare come il cambiamento sia da considerarsi superfluo. Una presa di posizione che rispecchia l'andamento di un dibattito interno alla comunità cattolica britannica che dura da mesi, da quando cioè venne fatta trapelare per la prima volta l'intenzione papale di dare nuova legittimazione al rito tridentino. 

Tra i passaggi più discussi, oltre all'espressione "perfidi giudei", quello in cui si afferma che gli ebrei vivono "nelle tenebre" e nella "cecità". Come anche la preghiera "affinché Nostro Signore sollevi il velo che copre i loro cuori ed essi riconoscano il Nostro Signore Gesù Cristo".
Esistono anche timori che si tratti di un primo passo in direzione di ulteriori riforme del dettato conciliare, in particolar modo quelle riguardanti la posizione del celebrante rispetto all'altare (prima del Concilio volgeva le spalle all'assemblea, stando in piedi davanti ad esso) e la facoltà di far leggere le Letture ai laici.
Secondo le regole attualmente in vigore, l'autorizzazione alla celebrazione della messa in latino deve essere data dalle autorità ecclesiastiche britanniche sulla base di una precisa richiesta. "Seguiamo sempre le indicazioni di Roma", hanno confessato al quotidiano "The Independent" sacerdoti cattolici inglesi, "ma il fatto è che ancora adesso non sappiamo quali siano i nuovi indirizzi".
Non si tratta solo di questo. "La questione fondamentale", sostiene il gesuita Keith Pecklers, "non è certo limitata alla sola liturgia. La cosa ha implicazioni ben più ampie per la vita della Chiesa". Dietro ci sarebbe il fatto che i fan della messa in latino "tendono ad opporsi al ruolo sempre più presente del laicato nella vita delle comunità parrocchiali, così come alla collaborazione con le altre confessioni cristiane ed al dialogo con ebrei e musulmani".

[copyright: Quotidiano.net]

 


 

Sony e Chiesa Anglicana: cronistoria di una disputa morale

 

Giugno 2007

 

Alla Chiesa Anglicana non è piaciuto Resistance: Fall of Man. Non per questioni puramente ludiche, naturalmente, quanto per ragioni di carattere morale. Non è piaciuto che, durante una fase dello sparatutto in prima persona di Insomniac, pubblicato lo scorso novembre per PlayStation 3, una riproduzione virtuale della Cattedrale di Manchester fosse teatro di uno scontro a fuoco virtuale. Esplosa lo scorso 9 giugno, la querelle tra Sony e la Chiesa Anglicana si è trascinata per giorni, coinvolgendo non solo i due contendenti, ma anche esponenti politici e commentatori, proprio per la sua natura di “disputa morale”. Una dinamica di eventi piuttosto interessante, se è vero che quello che è avvenuto, ed è stato detto, è un indice di ciò che i videogiochi sono, e sono considerati, allo stato attuale. Questa è la breve cronistoria delle fasi più importanti...


9 giugno
La Chiesa Anglicana, in una lettera inviata a Sony of Europe, protesta formalmente contro il produttore di PlayStation 3, colpevole di aver utilizzato lo scenario della Cattedrale di Manchester come ambientazione di uno scontro a fuoco e senza le necessarie autorizzazioni ecclesiastiche. Nella lettera, i vertici della Chiesa Anglicana chiedono le scuse ufficiali di Sony, l’eliminazione degli interni della Cattedrale dal gioco o il ritiro dello stesso dai negozi, annunciando che in caso contrario ricorreranno alle vie legali.

Nigel McCulloch, vescovo di Manchester, dichiara: «Non credo che l’avrebbero fatto si fosse trattato di una moschea o di una sinagoga. Ovviamente ci vedono come un bersaglio facile: ma noi non lo siamo». E aggiunge: «È noto che Manchester ha un problema di crimini con armi da fuoco. Per un produttore di livello mondiale, ricreare una delle nostre grandi Cattedrali con qualità fotorealistica e quindi incoraggiare le persone a compiere scontri a fuoco nell’edificio è incredibile e altamente irresponsabile».

Un portavoce Sony afferma: «È una ripresa creata attraverso un videogioco, non è un video o una fotografia. È solo intrattenimento, come il Dr. Who o qualsiasi altra science fiction. Non è nemmeno basato sulla realtà. Durante l’intero processo abbiamo richiesto le autorizzazioni necessarie».

I primi commentatori in Rete sottolineano alcuni elementi chiave di Resistance. Il gioco è ambientato alla metà del ventesimo secolo, in una realtà parallela nella quale la Terra è invasa da una potente razza di alieni. Il protagonista è un umano, un soldato dell’esercito della resistenza che combatte contro gli invasori. La fase all’interno della Cattedrale di Manchester, della durata di pochi minuti, prevede nello specifico uno scontro a fuoco contro creature dall’aspetto alieno.

Il decano di Manchester, il reverendo Rogers Govender, chiede a Sony di fare una «sostanziale» donazione alla sezione istruzione della Chiesa per supportare il loro lavoro con i giovani.

Patsy McKie, madre di un ragazzo ucciso in uno scontro a fuoco a Manchester, dichiara alla CNN: «Credo sia qualcosa da prendere molto sul serio, in primo luogo da parte della Chiesa, ma anche da parte dei genitori. Stiamo concretamente combattendo per le menti dei nostri bambini. C’è una guerra in corso, non solo in Iraq, ma appena fuori dalla nostra porta, per le menti dei nostri bambini».


11 giugno
Un portavoce Sony dichiara: «Siamo attualmente in contatto con le autorità della Cattedrale e tratteremo direttamente con loro».

Paul Munn, giornalista di Aeropause, titola: «La Chiesa Anglicana non riesce a distinguere la fantasia dalla realtà».

Alexander Sliwinski, giornalista di Joystiq, stigmatizza la copertura degli eventi da parte della CNN, sottolineando in particolare i titoli degli articoli. «Il titolo recita: «Sotto tiro il gioco della sparatoria nella Cattedrale». Chi sapeva che Resistance fosse proprio basato su una sparatoria in una Cattedrale? Il loro ultimo articolo, invece, titola: «La Chiesa vuole denaro per il gioco ‘malato’». Divertente che la parola «malato» (“sick” in originale, ndr) non appaia mai in una citazione».


12 giugno
La divisione americana di Sony (SCEA) afferma che non interverrà nella querelle, attualmente gestita dalla divisione europea, nonostante il gioco sia di produzione americana.

Interpellato da Games Industry, Alex Chapman, avvocato della Campbell Hooper, evidenzia che l’eventuale azione legale della Chiesa contro Sony sarebbe una “battaglia difficile”, in quanto non ci sono le basi per nessuna domanda di indennizzo. Secondo il Copyright Designs and Patents Act inglese del 1988, riprodurre opere artistiche pubblicamente accessibili, inclusi edifici storici, non rappresenta una violazione del copyright.


13 giugno
Durante il Question Time al Parlamento inglese, Tony Lloyd, rappresentante di Manchester Central, chiede al Primo Ministro Tony Blair se concorda sul fatto che l’uso delle immagini della Cattedrale da parte di Sony «esalti la violenza con armi da fuoco» e sia offensivo per la Chiesa Anglicana e per la popolazione. Blair afferma di concordare, commentando: «È importante che le società impegnate nella promozione di questi prodotti abbiano un senso di responsabilità e mostrino sensibilità verso i sentimenti altrui». Quindi conclude: «Ritengo che sia importante che le persone capiscano che esiste una responsabilità sociale, oltre alla semplice responsabilità di profitto».

Il reverendo Rogers Govender dichiara: «Riteniamo che una replica silenziosa su questo tema non sia un comportamento accettabile. Oggi voglio chiedere direttamente alla gente del Giappone di aiutarci a mettere pressione su Sony per farli rispondere».

Un portavoce della divisione giapponese di Sony (SCE) conferma che la società ha iniziato a dialogare direttamente con la Chiesa il 12 o 13 giugno, e che sta considerando «seriamente» la questione.


14 giugno
In un comunicato ufficiale, Sony dichiara: «Non accettiamo che ci sia alcuna connessione tra i problemi contemporanei della Manchester del ventunesimo secolo e un’opera di fantascienza nella quale una Gran Bretagna degli anni ’50 viene attaccata dagli alieni. Non era nostra intenzione offendere utilizzando una riproduzione della Cattedrale di Manchester nell’ottavo capitolo della nostra opera. Se l’abbiamo fatto, ce ne scusiamo sinceramente».

Il reverendo Govender dichiara: «Ringraziamo Sony per le scuse rivolteci. Tuttavia, non cambia la nostra posizione contro la violenza, in particolare la violenza con armi da fuoco osservata in questa riproduzione della Cattedrale».
 

[fonte: La Stampa.it]

 


 

Il Time intervista l'Arcivescovo di Canterbury

 

14 Giugno 2007

 

Stop ai vescovi e ai matrimoni religiosi gay ed elezione di un vescovo capo per le comunità conservatrici. Un no su questi tre punti potrebbe provocare lo scisma tra le chiese occidentali e quelle africane, ancora contro l’omosessualità. Ma il primate Williams dice: non succederà.

Time di questa settimana dedica copertina e numero di apertura alla gravissima crisi della chiesa anglicana che si sta dirigendo verso uno scisma tra le chiese dell'Europa e del nord america che sono a favore delle persone omosessuali, dei loro affetti e del loro ruolo sociale tanto da nominare vescovi gay dichiarati, e le chiese dell'africa e dell'Asia, guidate dal vescovo della Nigeria, che condannano l'omosessualità e la vorrebbero motivo di reato penale come accade in Nigeria.

In mezzo, lui. Il primate della chiesa anglicana, Rowan Williams, che si trova diviso tra le sue idee da liberale (già nel 89 nei dibattiti teologici affermava che le sacre scritture non condannano l'omosessualità) e il suo ruolo di capo di una chiesa che si sta dividendo. A differenza del papa infatti, Williams, come capo delle chiese protestanti, è un primus inter pares e non ha quei poteri di coercizione che rendono verticistica e assolutistica la chiesa cattolica. Ogni comunità risponde al suo leader, il vescovo e questi risponde solo ai fedeli. L'epilogo di questa storia avrà due tappe. Una a settembre quando saranno probabilmente inascoltati gli ultimatum posti dai conservatori alla chiesa americana liberale un mese fa, e a luglio 2008 quando a Lambeth si svolgerà il sinodo mondiale anglicano.

Nel frattempo Time ha posto al vescovo Williams alcune domande. Eccole tradotte per far capire ai nostri lettori che non tutti i cristiani e non tutte le chiese sono disposte a cedere sulla questione dei diritti e alla pari dignità degli omosessuali.

Molti nella chiesa anglicana sentono inevitabile lo scisma e vedono lei come impotente.
Non credo lo scisma sia ormai deciso. Il compito che ho è quello di mantenere spazi di dialogo tra persone che hanno forti divisioni,e fornire loro un telaio di valori e idee comuni su cui costruire un accorso. Un telaio fragile come mai lo è stato finora. Su questo sono d'accordo.

Alla prossima conferenza sinodale decennale di lambeth ha lasciato fuori il vescovo gay Robinson e il vescovo nominato dal primate di Nigeria in territorio americano. Un liberale e un conservatore.
Naturalmente, l'esclusione non è una idea degna del Vangelo. L'ho fatto perchè in entrambi i casi la discussione rischiava di virare sul caso particolare e non sul problema vero.

Ma come vescovi, hanno i titoli per esserci
Nel caso di Robinson, il vescovo gay, mi stupisce che sia stato eletto un vescovo prima che la chiesa abbia deciso una posizione sulle unioni dello stesso sesso o sull'ordinazione di pastori che vivono in tali unioni. Avrei preferito che prima la chiesa si fosse espressa su tali temi così importanti, prima di muoversi in casi individuali. Così com'è qualcuno che vive in una relazione non approvata teologicamente dalla chiesa di cui è vescovo è indubbiamente una cosa bizzarra e dubbia.

Alla conferenza di Dar es Salaam in febbraio i conservatori hanno posto alla chiesa americana (la cui capo, il vescovo Schori, non è stato ammesso alle preghiere comuni dai conservatori in quanto donna) tre ultimatum: stop ai vescovi gay, stop ai matrimoni religiosi gay e elezione di un vescovo capo per le comunità conservatrici. Cosa succede al loro rifiuto?
Un no a tutt'e tre le cose porrebbe un problema di distanze insanabili. Però confido che ci sarà un si a parte delle richieste.

La chiesa americana ha reagito duramente agli ultimatum 
È stato visto come interferenza agli affari interni delle comunità e colonialismo allo stato brado. Ma la chiesa americana deve capire che le sue posizioni non sono quelle concordi della chiesa anglicana e che non valgono nel resto del mondo dove possono creare seri problemi. Come in Egitto, dove gli ayatollah musulmani hanno portato davanti ai tribunali le chiese anglicane con l'accusa di favorire l'omosessualità mentre a livello locale questo non accade assolutamente.

Ma le scritture non sono chiare sull'omosessualità?
È impossibile ottenere dalle Scritture alcunché di affermativo sulle coppie omosessuali. Quindi la chiave di lettura deve essere tale da risalire ai principi fondamentali delle relazioni umane. I teologi che affermano la liceità delle relazioni omosex si rifanno al concetto che la relazione deve essere in grado di dare valori al pari della relazione uomo donna. Ma la domanda su cui tutti discutono poi è se le Scritture contengono indicazioni sufficienti.

Lei stesso ha affermato che le relazioni omosessuali sono legittime agli occhi di Dio
Si, ancora nel lontano 1987. E credo che le mie affermazioni e i ragionamenti alla base siano ancora parte delle discussioni di oggi. Non torno indietro. Ma quelle sono idee di una discussione teologica. oggi io ho una chiesa e delle persone che devono dare il loro consenso. Non posso obbligare loro a cambiare idea imponendo la mia. Ne loro cambiare le mie. Bisogna portare tutti in una posizione comune.

Una attivista gay ha commentato amaramente "spero che gli piacciano i suoi nuovi amici", ma da quando lei è nel mezzo della crisi non ne sono rimasti molti. Una posizione triste e solitaria.
È difficile pure prendere decisioni che allontanano gli amici perchè non ti ritengono più affidabile. È molto difficile. Ma sono un vescovo e il mio compito è portare la parola di Dio. Non ho tempo per l'auto pietà.

Insomma è come portare una croce.
Certo. e chiunque pensi di essere cristiano senza una croce sta solo rinnegando la sua fede.

Dopo aver condannato la guerra in Iraq apertamente, e aver avuto parole dure per l'operato di Bush e Blair, l'aspetta la  conferenza di lambeth dove molti vescovi conservatori potrebbero non presentarsi dando il via allo scisma.
Non voglio essere ne ricattato ne sottoposto a pressioni su questo argomento. Io penso che chi non verrà perderà una grande opportunità. Credo bisogna parlarsi e ascoltarsi senza pregiudizi

Lei è ottimista?
Sono speranzoso. Non ottimista.

Speranzoso è una parola più cauta?
Sì, una parola cauta.

[fonte: gay.it]

 


 

Nominato il primo Vescovo donna della Chiesa Anglicana Cubana

 

11 Giugno 2007

 

Nerva Cot Aguilera è da domenica scorsa vescovo della chiesa anglicana. È la prima volta che una donna arriva a occupare un ruolo così importante all'interno della chiesa anglicana in America Latina. "Il fatto di essere stata nominata vescovo, per me è motivo di orgoglio", ha detto la Aguilera. La chiesa anglicana cubana può contare su un seguito di 50.000 fedeli e da almeno dieci anni è in continuo aumento. Alla cerimonia ha assistito anche Caridad Diego, capo del dipartimento degli affari religiosi del Partito comunista cubano.

 

 

[fonte: peacereporter.net]

 

 


 

 

Fermenti nelle chiese sudafricane: i cattolici chiedono di far sposare i preti

 

Sud Africa, 11 Giugno 2007 

 

I parrocchiani della chiesa cattolica dell’Immacolata Concezione a Rosebank, Johannesburg, hanno chiesto alle autorità religiose di tentare di risolvere il problema della mancanza di preti consentendo lodo di prendere moglie. La proposta è stata avanzata in un “documento di discussione” preparato da un gruppo di lavoro del consiglio pastorale. Il documento è stato presentato al vescovo di Johannesburg Buti Tlhagale ed è stato pubblicato su due pagine del settimanale cattolico Southern Cross (Croce del Sud). Nel documento si accetta che il celibato dei preti vada incoraggiato, ma si sostiene anche che la “disciplina attuale” sia restrittiva e inconsistente nell’ambito della chiesa. Si rileva che dal 1962 sono stati circa 110.000 i preti che hanno rinunciato alla loro vocazione e molti di loro probabilmente perché non possedevano “il dono del celibato”.
Su 110 parrocchie della diocesi di Johannesburg, 15 devono condividere gli stessi preti. Su 135 preti, poco più della metà hanno superato i 75 anni, sono impegnati in altre funzioni o non sono disponibili per il lavoro parrocchiale. Altri 71 raggiungeranno i 75 anni entro il 2015. Da qui la richiesta di tentare la strada dell’apertura ai preti sposati.
 

 

[fonte: lagazzettadelsudafrica.net]

 

 

 


 

L'Arcivescovo di Canterbury non perdona Tony Blair

 

8 Maggio 2007

 

Tony Blair si prepara al trasloco da Downing Street tra i fulmini e le saette della Chiesa Anglicana. L'arcivescovo di Canterbury non gli perdona la guerra in Iraq, gli rinfaccia di aver "radicalizzato" con la sua politica mediorientale il mondo islamico e di aver reso così ancora più incombente la minaccia terroristica. Per "il più cristiano primo ministro di Sua Maestà dai tempi di Gladstone", fautore di un controverso interventismo bellico in nome del Bene e della Democrazia, non ci potrebbe essere finale più amaro: ha fatto fronte comune con l' amministrazione Bush nella crociata anti-Saddam, ritenendola, alla luce delle sue convinzioni religiose, cosa moralmente buona e giusta e si ritrova messo sotto dura accusa dai capi supremi della sua stessa fede. In un rapporto per i Comuni, avallato dall'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, la Chiesa Anglicana è davvero sferzante nei confronti di Blair, che la settimana prossima (probabilmente giovedì 10 maggio) annuncerà le dimissioni da leader laburista e da primo ministro dopo dieci anni di ininterrotto potere. Gli rimprovera una lunga "litania di errori" in Medioriente e avverte che l'immagine della Gran Bretagna all'estero si è gravemente deteriorata per colpa della crociata anti-Saddam e della sudditanza nei confronti dell' amministrazione Bush. Secondo il rapporto, l'occupazione dell'Iraq e uno "squilibrato e ingiusto" approccio ai problemi del Medioriente (evidente dal silenzio filo-israeliano mantenuto durante la guerra dello scorso anno in Libano) hanno contribuito a "radicalizzare" la comunità musulmana europea e facilitano di molto il reclutamento di giovani pronti a compiere attentati terroristici in nome di Allah.

Per la Chiesa Anglicana è ormai chiaro a tutti, checché ne dicano Bush e il socialista cristiano Blair (che secondo alcune voci potrebbe convertirsi presto al cattolicesimo, la religione della moglie Cherie): l'Iraq "é una stato fallito nella morsa di una guerra civile settaria". Partendo da questo concetto il rapporto - inoltrato ai Comuni dal vescovo di Southwark, Tom Butler, una specie di "ministro degli Esteri" - auspica che la "transizione politica" (e cioé il cambio della guardia tra Blair e il suo scontato successore, il cancelliere dello Scacchiere, Gordon Brown) serva a "ricalibrare la politica estera nei confronti di Stati Uniti, Europa e Medioriente". In una lettera d'accompagno al rapporto l'arcivescovo di Canterbury aggiunge di suo che i tentativi di esportare la democrazia in Medioriente sono miseramente falliti anche a causa dell'appoggio dato dall'Occidente ad una serie di regimi autoritari amici. Paragonato per l'afflato religioso a William Gladstone, tre volte premier nella Gran Bretagna vittoriana della seconda metà del diciannovesimo secolo, Blair è crollato nei sondaggi a causa della guerra in Iraq e paradossalmente gli indipendentisti scozzesi dell'Snp sono riusciti a diventare con le elezioni locali del 3 maggio il primo partito in Scozia anche denunciandolo senza posa per l'invasione dell'Iraq. L'Iraq è anche al centro dell'incontenibile valanga di articoli di bilancio pubblicati nelle ultime settimane in Gran Bretagna in vista delle imminenti dimissioni di uno tra i più longevi primi ministri di Sua Maestà. E non c'é articolo che non si chiesa se la catastrofica guerra per la defenestrazione di Saddam Hussein sia destinata ad essere la pietra miliare dell'era Blair. Al momento la stragrande maggioranza degli storici e dei giornalisti risponde sì e mette decisamente in secondo piano il fatto che dal 1997 ad oggi il Regno Unito ha conosciuto un decennio di robusta crescita economica.

 

[fonte: aprileonline.info]

 


 

La Chiesa deve essere un porto sicuro per i gay

 

1 Aprile 2007

 

LONDRA - L'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams ha detto che la chiesa anglicana deve essere un posto dove gay e lesbiche possono parlare liberamente e sentirsi al sicuro. Questa è la risposta ufficiale a un Rapporto interno sulla comunità anglicana.
L'arcivescovo riconosce che questo processo è minacciato sia dai conservatori che non vogliono gay e lesbiche sia da certi liberali che usano la tematica glbt per cambiare i fondamenti della dottrina. Infatti anche in paesi liberali esistono forme di odio verso gli omosessuali che si manifestano con crimini di una violenza e crudeltà inaudita. Williams conclude la nota dicendo che questo non deve accadere in alcun modo e che la chiesa anglicana deve essere un posto dove il dialogo è naturale.

 

[fonte: gay.it]

 

 

 


 

 

 

Una marcia guidata dagli arcivescovi di Canterbury e di York

si terrà il 24 marzo a Londra per chiedere scusa per le deportazioni

 

 

 

23 Marzo 2007

 

Il mea culpa della Chiesa Anglicana per lo schiavismo comincerà dalle strade di Londra il prossimo 24 marzo con una marcia che sarà guidata dalle due cariche ecclesiastiche più alte, l'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams e quello di York John Sentamu. Con questo evento, in cui migliaia di persone caricheranno una croce gigantesca per diverse miglia, i due leader intendono esprimere il pentimento per la complicità della Chiesa di Inghilterra nella tratta degli schiavi.


Il walk of witness, così è stata chiamata la processione, coinciderà con il bicentenario dell'abolizione della schiavitù e rappresenta l'ultima fase del pentimento della Chiesa Anglicana dal febbraio dell'anno scorso, quando il Sinodo Generale votò per scusarsi per il suo coinvolgimento nello schiavismo. Da allora parole di rimorso sono state espresse anche dal mondo della politica: solo tre mesi fa il primo ministro britannico Tony Blair confessò il suo più «profondo dispiacere» per il ruolo della Gran Bretagna nella tratta degli schiavi transatlantica mentre John Prescott, vicepremier, ha confermato qualche giorno fa che guiderà le commemorazioni nazionali durante il bicentenario. Un sentimento generale di mea culpa ha visto coinvolte anche organizzazioni per la tutela del patrimonio artistico e culturale tra cui l'English Heritage e il National Trust le quali hanno espresso rammarico per il fatto che alcune proprietà che possiedono furono comprate con soldi prodotti dalla schiavitù.
Williams e Sematu sperano di radunare sulle strade di Londra più di ottomila persone nella marcia del 24 marzo che seguirà due itinerari: il primo comincerà in Kennington Park nel sud della capitale, con una messa all'aria aperta; mentre il secondo, guidato dagli arcivescovi, partirà da Whitehall con un momento di raccoglimento e riflessione perché, ha spiegato Sentamu che è originario dell'Uganda e conta schiavi tra i suoi antenati, «questa marcia deve segnare l'inizio del processo di guarigione». Da Whitehall proseguiranno verso i Victoria Tower Gardens dove verranno recitate preghiere e poi per Lambeth Bridge: da questo punto i "pellegrini" rispetteranno il silenzio. L'itinerario che attraversa il Tamigi è simbolico della traversata atlantica di oltre dieci milioni di africani verso le Americhe tra il quindicesimo e l'inizio del diciannovesimo secolo.


I partecipanti saranno inoltre invitati a firmare una petizione che chiede al governo di agire contro ogni forma di schiavitù moderna come per esempio il commercio sessuale dall'Europa dell'Est o quello di bambini dall'Africa. Secondo un rapporto recente di Save The Children, un ente di carità che si occupa della tutela dei minori, cinquanta bambini portati in Gran Bretagna a scopo di schiavitù sono scomparsi e altri ottanta, originari dell'Africa, Cina, Sud Asia ed Europa dell'Est sono stati ritrovati dalle autorità locali a Manchester, Newcastle e Birmingham.


Qualche giorno fa uno degli organizzatori della marcia ha paragonato lo schiavismo all'Olocausto. «Viviamo ancora - ha spiegato Rose Hudson-Wilkin, presidente del Comitato Anglicano per le minoranze etniche - con l'eredità dello schiavismo. Il messaggio dei neri in questo paese è molto chiaro: anche noi, sostengono, abbiamo avuto il nostro Olocausto, milioni di noi sono stati uccisi ed è giusto che questo venga riconosciuto».
Ma esiste una parte della popolazione britannica secondo cui il biasimo non può cadere tutto sull'Europa: gli arabi, sostengono, hanno praticato la tratta degli schiavi molto prima del quindicesimo secolo mentre i re e i mercanti africani catturavano e vendevano i loro parenti in cambio di merci e armi.

 

[fonte: avvenire.it]


 

 


 

I Vescovi Episcopali respingono ultimatum

 

22 Marzo 2007

NYC – In un sinodo privato in Texas i vescovi episcopali hanno respinto le richieste dalla comunità mondiale anglicana, che nel meeting in Tanzania aveva intimato alla chiesa americana di non ordinare vescovi omosessuali e celebrare unioni gay. I conservatori avevano anche fatto capire di voler un vescovo dichiaratamente conservatore come capo della chiesa al posto dell'attuale, la Primate Katharine Schori.

La chiesa episcopale aveva accettato una moratoria sui primi due punti ma i vescovi hanno ritenuto inaccettabile la terza richiesta.

Con un comunicato ufficiale la chiesa episcopale si stringe intorno al vescovo capo Schori e alle sue visioni teologiche liberali, ribadisce che la chiesa vuole rimanere nella comunità anglicana, ma che rimarranno fedeli alle loro scelte e "se questo dovesse significare il rifiuto di fare la comunione con noi, cosa che molti leader anglicani già fanno, dobbiamo solo accettare con dispiacere la loro decisione".

[fonte: gay.it]

 


 

 

La Chiesa di Svezia benedice le unioni gay

 

20 marzo 2007

 

Già dal 2005 i sacerdoti impartiscono la benedizione alle coppie gay che si siano già registrate di fronte all'autorità civile. La Chiesa luterana-anglicana di Svezia [la Chiesa di Svezia è luterana episcopale, non anglicana, seppur in piena comunione con la Sede di Canterbury, ndr] ha fatto sapere che è assolutamente favorevole ad introdurre un apposito cerimoniale per la celebrazione dei matrimoni gay anche prima che lo Stato ne valuti l’introduzione come istituzione civile. Il prossimo 21 marzo, infatti, al Ministro della Giustizia saranno presentati i risultati di una grande inchiesta sul tema dei matrimoni gay che era partita nel 2005. Il Governo esaminerà la possibilità di trasformare la registrazione della coppia, già da 15 anni a disposizione degli omosessuali, in una vera e propria unione uguale a quella eterosessuale.
 

[fonte: radioradicale.it]

 

 


 

 

Riunificazione con Anglicani: Commissione smentisce Times

 

20 Febbraio 2007

Lo precisa la Commissione internazionale anglicano-cattolica per l’Unita’ e la Missione. L’organismo ecumenico risponde così, sottolinea una nota, ‘‘alle indiscrezioni pubblicate ieri dal quotidiano londinese The Times, che riferisce di un documento preparato dalla Commissione per la riunificazione delle due Chiese’’. ‘‘Le indiscrezioni apparse sul quotidiano londinese mal rappresentano le sue intenzioni e sensazionalizzano le sue conclusioni’‘, commentano i responsabili del dialogo ecumenico. In particolare, avverte l’organismo ecumenico, il documento ‘‘non afferma nulla di nuovo sul Ministero petrino’‘ e tenta invece di indicare ‘‘iniziative concrete, identificando quelle prospettive comuni di missione, studio e preghiera che sono già autorizzate dalla Chiesa Cattolica e dalla Comunione Anglicana’’.

L’articolo del Times faceva riferimento anche ai rischi di scisma all’interno del mondo anglicano, dopo l’apertura del confronto sull’ammissibilità dell’ordinazione di vescovi omosessuali. In proposito, la nota ricorda che il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani ha sempre ribadito l’importanza del valore dell’unità della Comunione Anglicana. La Commissione rammenta, infine, le parole di Benedetto XVI che, durante l’incontro del novembre scorso, con l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, ha espresso l’auspicio che ‘‘si proceda sulla strada della comune aspirazione per una piena e visibile unità, radicata nel Vangelo e nella tradizione apostolica’’.

[fonte: repubblica.it]

 


 

Cattolici e Anglicani uniti? Non è poi così impossibile....

 

20 Febbraio 2007

Ciò che è avvenuto tra ieri ed oggi ha davvero dell'incredibile, almeno dal punto di vista giornalistico. Se qualcuno non ne fosse ancora a conoscenza è giusto parlarne.

Tutto nasce da un documento di trentasei vescovi anglicani e cattolici di Tanzania e Dar es Salaam, nel quale si auspica un riavvicinamento della due Chiese sotto il primato del Papa. Il documento è stato anticipato dal «Times» ed ha dato subito corpo all'ipotesi della riunificazione e del superamento dello scisma che le divise nel 1533.

Ma oggi, naturalmente sono arrivate le smentite ufficiali, sia da parte cattolica che da parte anglicana. Non c'é nessuna riunificazione infatti alle porte fra cattolici e anglicani. È netta la smentita arrivata attraverso una nota ufficiale congiunta firmata dai responsabili delle due chiese. 

Niente riunificazione, allora? Di fatto, sì. Ma ciò non significa che si stia muovendo molto, sia da parte degli organi competenti, sia a livello di studio bilaterale, sia (forse) a livello di "piani alti vaticani".

Non occorre un enorme sforzo di memoria per ricordare le parole che proprio Benedetto XVI ha rivolto all'Arcivescovo di Canterbury, riguardo all'auspicio che si possa creare una nuova unità, nello spirito del vangelo e sotto il primato del servizio apostolico.

Ma occorre anche essere razionali e realistici, in merito alle difficoltà che incontra ancora il dialogo tra la Chiesa Cattolica e quella Anglicana.

Un dialogo che, però, prosegue, e - a mio parere - sta facendo passi avanti molto grandi.

Per concludere: probabilmente quella di oggi è stata semplicemente una trovata giornalistica, ma non è impossibile che quella di una concreta riunificazione, possa essere una "bella sorpresa" che potremmo trovarci a gustare, forse anche prima del passaggio di decennio. Almeno io - personalmente - lo auspico e lo desidero ardentemente.

[fonte: passineldeserto.blogosfere.it]

 


 

Nozze verdi con la Chiesa Anglicana

 

13 Febbraio 2007

La Chiesa anglicana suggerisce feste di nozze sobrie e rispettose dell'ambiente: ne parla la BBC, sunteggiando l'opuscolo fresco di stampa "Making the most of weddings" destinato agli sposi. Esso rileva fra l'altro che il vero significato del matrimonio va perdendosi sepolto sotto un'orgia di consumi inutili: in Inghilterra si spendono in media 25 mila euro. Di qui una serie di inviti: indossare abiti provenienti dal commercio etico, non accompagnare in chiesa la sposa con una sontuosa limousine ma piuttosto in taxi, usare anelli di famiglia come fedi nuziali, stampare le partecipazioni su carta riciclata. Chissà, se la Chiesa cattolica non fosse così occupata ad interessarsi dei Pacs, forse riuscirebbe a formulare pensieri analoghi

 

[fonte: blogeko.info]


 

Anglicani, canzoni U2 in chiesa

 

29 Gennaio 2007

LONDRA, 29 GEN - Non solo vecchi canti e antiche liturgie, ma anche le canzoni degli U2. Questa l'idea di una chiesa anglicana per attirare nuovi fedeli. Il "coro U2", entra così al posto degli inni religiosi tradizionali. Il reverendo Timothy Ellis, vescovo di Grantham, in Inghilterra, e promotore dell'iniziativa, ha detto che 'é molto importante continuare a trovare nuovi modi di preghiera e il rock può essere un veicolo di immensa spiritualità".

[fonte: tiscali.it]

 


 

Chiesa Anglicana: L’Unione delle Madri di Portsmouth gemellata con quella di Baghdad

 
27 Gennaio 2007

La sezione di Portsmouth della Mothers’Union (Unione delle Madri) è ora gemellata con la sezione della stessa unione a Baghdad. L’intento è quello di offrire preghiere, sostegno ed aiuti pratici.
I membri di Baghdad devono sfuggire al fuoco dei cecchini per frequentare le riunioni presso la Chiesa di St.George, circondata da barricate e filo spinato e sorvegliata da uomini armati 24 ore al giorno. L’intero personale laico della chiesa, cinque iracheni, si suppone sia deceduto dopo essere scomparso sulla strada per la Giordania. Eppure i membri della Mothers’Union di Baghdad sono passati da circa 100 al momento della sua creazione, a Pasqua del 2006, a più di 400. Gli incontri sono settimanali e l’intento è quello di tenere corsi per genitori, visitare gli orfanotrofi e costruire culle per bambini handicappati.
 
L’ambiente è diverso ma i progetti sono simili a quelli della Mothers’ Union di Portsmouth che organizza vacanze per famiglie svantaggiate, collabora con una casa rifugio per donne e tesse i sudari per i bimbi nati morti dell’ospedale St. Mary. Il gemellaggio conferma la prospettiva internazionale e l’enfasi sulla famiglia della Mothers’Union.
A rendere possibile questo gemellaggio è stato il Canonico Andrew White, il rettore della chiesa di St.George a Baghdad, che ha parlato della situazione in Iraq alla riunione della Mothers’Union di Denmead la scorsa estate suggerendo il gemellaggio della neonata unione di Baghdad con quella della diocesi di Portsmouth – che va da Botley ad ovest a Emsworth ad est e comprende l’intera Isola di Wight.
Il gemellaggio è stato confermato ed il Canonico White è tornato a Baghdad per lo scorso Natale. Per il nuovo anno egli ha aggiornato i membri della Unione di Portsmouth con un resoconto dettagliato del servizio, dei giochi, del bazar e della festa organizzati dall’Unione di Baghdad.
La Chiesa di St.George, l’unica chiesa anglicana in Iraq, ha più di 800 membri e ciò la rende una delle più grandi ed attive chiese del paese. I suoi membri provengono da altre confessioni cristiane: caldea, assira, evangelica e siro-ortodossa.
 

[Fonte:  Baghdadhope.blogspot.com]

 

 
 

 

Prete cattolico celebra le nozze di una divorziata con rito civile

 

16 Gennaio 2007

PADOVA - Un matrimonio civile che farà discutere, perché al posto del sindaco c’era un sacerdote cattolico. Don Albino Bizzotto che col suo gesto ha voluto «invitare la Chiesa a superare quello che può essere percepito come un “accanimento giuridico” nei confronti dei divorziati». Il fatto è accaduto sabato a Padova. Protagonista don Bizzotto, presidente dei Beati i costruttori di pace, ed Emma e Luigino, cattolici “doc” ma impossibilitati ad unirsi in matrimonio in chiesa perché Emma è divorziata. Così il prete “ribelle” nella sala Paladin di Palazzo Moroni (sede del municipio), ha celebrato il matrimonio civile, previa delega del sindaco. I due coniugi si sarebbero sposati in chiesa, con rito religioso, ma la disciplina ecclesiastica non lo permette perché Emma è divorziata. Don Bizzotto, d’accordo con la coppia che conosce e segue da tempo, ha chiesto al sindaco di poter celebrare il matrimonio civile, visto che non poteva benedire le nozze secondo il rito cattolico. «A volte mi chiedo perché esista un atteggiamento del genere nei confronti dei divorziati». Nelle poche parole dette durante il matrimonio, durato un quarto d’ora: «Carissimi Emma e Luigino - ha detto agli sposi -, sono contento di essere vostro testimone qualificato. Lo sarei stato volentieri in chiesa con una eucaristia. Ancora non è possibile secondo la legge della chiesa, ma visto che ciò mi è consentito dalla legge civile, lo faccio volentieri. Le persone vengono prima di ogni legge: non sono le persone per la legge, ma la legge per le persone».

[fonte: il Gazzettino]

 


 

Chiese vuote e buie per la vigilia di Natale a Baghdad

 

25 Dicembre 2006

Con una mossa "politicamente scorretta" l'Arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, in visita nei giorni scorsi nella Terra Santa con una delegazione di altri prelati britannici, ha accusato i governi inglesi ed americani di avere causato, con una politica “miope” ed “incompetente” il peggioramento della situazione dei cristiani in Iraq. Preoccupato della sorte dei cristiani in Medio Oriente in generale, l’Arcivescovo di Canterbury ha incentrato la sua attenzione sull’Iraq, senza dubbio il paese che da tre anni e mezzo a questa parte ha assistito alla più massiccia emigrazione di cristiani in tutta l’area. I cristiani iracheni sono, secondo Williams, oramai considerati dai propri connazionali di fede islamica come “sostenitori dell’Occidente Crociato” una conseguenza della sciagurata agenda estera americana e britannica che più di una volta era stata prevista prima della guerra del 2003. Rowan Williams ha dichiarato inoltre la sua intenzione di coinvolgere tutte le chiese britanniche in una campagna di sensibilizzazione e conoscenza della minoranza cristiana in Medio Oriente.
Le parole dell’Arcivescovo di Canterbury sono state riprese da un testimone diretto della situazione che i cristiani stanno vivendo: Andrew White, canonico e vicario anglicano della chiesa di Saint George a Baghdad. “I collaboratori della mia chiesa sono stati uccisi” ha dichiarato il reverendo riferendosi alle cinque persone, tra le quali il pastore Rev. Maher Dakel, scomparse nel settembre 2005 sulla strada che va da Ramadi a Falluja che stavano percorrendo di ritorno dalla Giordania. Per quanto riguarda gli altri fedeli molti sono stati minacciati, e molti hanno ricevuto delle lettere minatorie contenenti delle pallottole, un chiaro avvertimento sulla sorte che aspetta loro nel caso si ostinino a rimanere nelle zone di Baghdad, ma anche del resto del paese, dove ormai negare che la “pulizia religiosa” sia in atto è solo un atto di cortesia politica verso i governi occupanti che, pur essendo stati avvertiti, hanno ignorato il pericolo che le loro azioni avrebbero creato alla minoranza cristiana.
Che il contesto in cui questa minoranza sta cercando di sopravvivere sia tragico è testimoniato dallo stesso tipo avvertimento ricevuto da famiglie cristiane di Mosul: "Andate via, crociati, o vi taglieremo la testa."

Uno spazio vitale sempre più ristretto è ciò che i cristiani stanno sperimentando. Cacciati da molte zone di Baghdad a suon di minacce, uccisioni mirate, rapimenti ed attacchi alle chiese, ora stanno fuggendo anche da Mosul, la città che, nella visione degli estremisti fautori di uno stato islamico puro, potrebbe diventare in futuro la capitale dello stato sunnita in contrapposizione a Baghdad che potrebbe rimanere, invece, sotto controllo sciita. “Vogliamo una società islamica ed i cristiani dovrebbero andare via visto che sono della stessa religione degli occupanti” ha dichiarato Saad Al Jibouri, religioso della moschea sunnita di Al Rahma, aggiungendo però che “noi non li abbiamo forzati a partire, né li abbiamo uccisi.”
A Mosul quindi si sta affermando sempre più un sentimento anti-cristiano. Ai (pochi) fautori della convivenza islamo-cristiana, costretti a tener un basso profilo pena l’essere accomunati agli infedeli autoctoni e stranieri, si oppongono coloro come Al Jibouri che ufficialmente “invitano” i cristiani ad emigrare e che lasciano il lavoro sporco di rendere questo invito più pressante ed efficace ai gruppi armati che spadroneggiano in città, come le Brigate dei Leoni della Giustizia, responsabili, secondo il sacerdote caldeo Raghid Kanni, delle lettere minatorie.
Nonostante queste testimonianze, però, le parole di accusa dell’Arcivescovo di Canterbury sono state respinte dal Ministero degli Esteri britannico un cui portavoce ha dichiarato: “Non siamo d’accordo con la sua visione del problema. Non pensiamo che sia la nostra politica in Iraq la causa della sofferenza dei cristiani”
La colpa è se mai, continua la dichiarazione del Ministero, degli estremisti che vogliono causare dolore, sofferenza e caos per imporre un tipo di società modellata sul loro stile di vita anche a coloro che hanno chiaramente espresso con il voto il proprio desiderio di democrazia. La violenza, inoltre, colpisce indiscriminatamente tutte le componenti etniche e religiose del paese, continua il portavoce, e l’unico modo per venirne fuori è sostenere il governo democraticamente eletto perché possa creare una società in cui i diritti dei cristiani siano garantiti, tutto l’opposto della società desiderata da coloro che invece impongono la legge della violenza.
Sebbene, se considerate le diverse posizioni, ambedue le affermazioni siano a loro modo giuste: la guerra e la dissennata gestione del periodo post-bellico da parte degli americani ha certamente suscitato rancore nella popolazione musulmana che ha trovato facile bersaglio della sua rabbia nella piccola ed inerme comunità cristiana; la gestione degli attacchi ai cristiani è interna e funzionale alla politica di chi vuole istituire uno stato islamico, sunnita o sciita che sia, e che vuole eliminare le componenti “altre,” il problema non è ormai trovare il colpevole di questa situazione, ma una soluzione ad essa.
Ovviamente anche questo è difficile. Se Williams promette di portare, attraverso le chiese britanniche, la situazione dei cristiani iracheni all’attenzione di chi ancora nel mondo non la conosce, i cristiani del paese, sono le parole del Reverendo White, non vogliono enfatizzare la propria situazione per timore di un aggravamento delle violenze.
In questo senso nulla per loro è cambiato dal periodo del regime di Saddam Hussein.
 

La situazione di allora, per quanto non idilliaca come invece molte fonti tendono ad affermare oggi, era senza dubbio migliore. In una società fortemente nazionalistica, più per il sistematico lavaggio del cervello e per la repressione operata dal regime che intendeva coagulare attorno a sé la popolazione per compattarla contro il nemico esterno, che per convinzione (l’essere iracheno ha, immediatamente dopo la caduta del regime, lasciato il posto all’essere sunnita, sciita, curdo, ecc) i cristiani non erano perseguitati come sono ora. Anche i decreti ad essi sfavorevoli, approvati dal regime nel tentativo di abbandonare la propria laicità a favore di una rinnovata religiosità in grado di unificare le due diverse componenti islamiche del paese, erano poco se paragonati alle chiese esplose. Nell’Iraq di Saddam non c’era posto per le lotte interne. Il regime non avrebbe potuto tollerare la persecuzione di una delle sue minoranze essendo esso stesso composto essenzialmente da quella sunnita.
Ciò che non è cambiato è che, allora come oggi, i cristiani sono costretti a subire le vessazioni cui sono sottoposti minimizzandole o negando la loro specificità dietro generiche parole di “violenze indiscriminate.” Certo a soffrire non sono solo i cristiani, ma chi, basandosi sui numeri, fa notare che sono più le moschee che le chiese attaccate, che muoiono per le strade più musulmani che cristiani, dovrebbe, proprio in virtù degli stessi numeri, ammettere che è solo la sproporzione esistente tra popolazione cristiana e musulmana (3 e 97% rispettivamente prima della guerra del 2003 e la successiva emigrazione di cristiani) a giustificare quella differenza. E dovrebbe inoltre ammettere che le violenze sui cristiani sono ingiustificate non rappresentando essi nessun pericolo né militare né politico, avendo essi l’unica chance di rimanere nel proprio paese come cittadini di seconda classe laddove si dovesse imporre un regime islamico sunnita o sciita che sia.
Come al solito, come prima, quindi, i cristiani tendono pubblicamente a negare le proprie sofferenze. Se, al tempo di Saddam, avessero pubblicizzato i decreti ad essi sfavorevoli la repressione del regime sarebbe arrivata molto prima e molto più efficacemente di ogni eventuale aiuto dall’esterno che, invece, ne avrebbe peggiorato la situazione. Se, adesso, alzassero il tiro delle accuse verso chi ne fa bersaglio della propria violenza nessuno, né le chiese britanniche tutte, né le truppe di occupazione, li salverebbe da una risposta ancora peggiore.
“Contenere i danni” sembra quindi la politica dei cristiani in Iraq, proporre – come sempre fa la più debole delle parti – il dialogo alle forze che, di volta in volta, sembrano garantire loro protezione: americani, sciiti, sunniti, curdi. Questa è la loro linea di azione. Che sia giusta o meno lo dirà la storia. Per adesso sembra essere l’unica possibile, ed è per questo che ieri sera, vigilia di Natale, le chiese di Baghdad sono rimaste buie e vuote ed una, o al massimo due funzioni, stamani ricorderanno ai fedeli che questo avrebbe dovuto essere il giorno più bello dell’anno.
Avrebbe dovuto.

 

[Fonte:  Baghdadhope.blogspot.com]

 


 

L'unica Chiesa Anglicana in Iraq: ieri ed oggi

 

25 Dicembre 2006

Un pomeriggio decidemmo di andare a visitare un’esposizione di libri presso il Melia Mansour, uno degli alberghi di Baghdad dove era più facile incontrare i pochi occidentali che visitavano la città, specialmente in quella seconda metà di settembre del 2001, a così pochi giorni dai fatti di New York. Dopo aver visitato la mostra, contenuta nelle dimensioni ma dignitosissima, considerando quanto l’embargo avesse influito anche sulla produzione letteraria interna e l’importazione dall’estero, ci incamminammo lungo Haifa Street alla ricerca di una macchina che ci riportasse al nostro albergo. Attraversando il grande corso, però, notammo, tra gli imponenti ed “infotografabili” edifici del Ministero delle Comunicazioni e quello della TV nazionale, una piccola costruzione all’interno di un giardino. Una chiesa, fu chiaro mentre, varcato il cancello, ci avvicinavamo. Ma che chiesa?

La presenza di diverse confessioni cristiane aveva sempre reso una sorpresa scoprire l’appartenenza dei luoghi. Una croce bianca ornava la parete di mattoni crudi. L’edificio pareva chiuso e vuoto ma, mentre ci aggiravamo per il giardino si fece avanti un uomo non molto alto, con gli immancabili baffi “alla Saddam” e la pelle scura dal sole, forse quello che prendeva curando la sua piccola oasi di verde. In un misto di poco inglese (lui) e poco arabo (noi) riuscimmo a capire che il sacerdote della chiesa in quel momento non c’era e che la stessa era una chiesa anglicana. L’uomo che ci fece accomodare nel suo semplice salotto, ci offrì l’immancabile bicchiere d’acqua gelata e ci presentò la sua famiglia, si chiama John ed è ancora il sacrestano della Memorial Church of San George of Mesopotamia, l’unica chiesa anglicana del paese.
La chiesa, dipendente dalla Diocesi di Cipro e del Golfo guidata dal Reverendissimo Clive Handford che ha sede episcopale a Cipro, nacque nel 1936 per onorare la memoria dei soldati britannici che avevano perso la vita in Mesopotamia durante la Prima Guerra Mondiale.
Divenuta chiesa di riferimento per la comunità anglicana che in Iraq visse, prima grazie al mandato che la Gran Bretagna aveva sul paese, e poi allo sviluppo tecnologico bisognoso del knowhow straniero, con l’inizio della guerra contro l’Iran nel 1980 essa vide sparire la sua comunità straniera e divenne punto di riferimento per i pochi fedeli iracheni. Chiusa dopo la Guerra del Golfo del 1991 le sue funzioni ripresero nel 1988 quando al canonico Andrew White fu concesso dal governo di riprendere servizio.
Dopo l’invasione del paese del 2003 la presenza di soldati e personale di lingua inglese e di fede anglicana resero la chiesa nuovamente vivace, ma il progressivo ritiro degli stranieri nell'area più intena della zona verde di sicurezza l’ha poi di nuovo svuotata.
Nel settembre 2005 la piccola comunità anglicana subì un altro brutto colpo: 5 persone, tra cui il pastore Maher Dakel scomparvero per non essere mai più ritrovati. Di ritorno dalla Giordania stavano transitando in una delle zone più calde del paese, la strada che da Ramadi porta a Fallujia.
La gestione dell’edificio di culto è ora affidata ad un laico, Abu Firas, mentre quella dei fedeli al canonico Andrew White, un quarantenne molto attivo fondatore della Foundation for Relief and Reconciliation in the Middle East, il cui scopo generale è fornire una base di incontro per quei religiosi moderati che vogliano trovare la via della pace. Nel giorno di Pasqua del 2006 è stata istituita la Mothers’ Union, l’unione cioè delle donne della parrocchia e, nonostante le difficoltà, la comunità sta resistendo, conscia anche di non avere, a differenza delle altre confessioni cristiane in Iraq, nessun altro edificio di culto proprio e che, di conseguenza, una sua eventuale chiusura significherebbe la definitiva dispersione di una comunità già minuscola.

 

[Fonte:  Baghdadhope.blogspot.com]

 


 

Stella del Tennis USA diventa Suora Anglicana
 

19 Dicembre 2006

Le vie del Signore sono infinite. Magari partono da un tappeto di erba fuori Londra e arrivano su un sentiero di montagna ad Aspen, Colorado. Ma i piedi che le calpestano sono sempre gli stessi. Quelli di una donna che aveva deciso di prendere il mondo a pallettate. Prima servendo aces da fondocampo, poi, semplicemente, Dio. Sempre con la stessa grinta e la voglia di riuscire a mandare la pallina al di là della rete. Per vincere una partita o sconfiggere il dolore. Lei è Andrea Jaeger, anzi, sorella Andrea. La tennista-prodigio degli anni '80, una suora anglicana oggi. Non ci sono più le trecce da pippicalzelunghe, è rimasto il sorriso sbarazzino di chi ha capito cosa conta davvero nella Vita. Andrea è stata finalista a Wimbledon e al Roland Garros. La più giovane di sempre: aveva quindici anni. A diciannove ha chiuso col tennis. Colpa di un brutto infortunio alla spalla, operata sette volte. Ma ha aperto con tutto il resto. Una scelta maturata all'apice del successo. Un giorno la portano in un ospedale a visitare dei bimbi malati di tumore. Lei è il numero due nel ranking mondiale, le avversarie si chiamano Martina Navratilova e Chris Evert. Campionesse esperte capaci di incenerirti con un'occhiata. Andrea sembra un'adolescente durante l'ora di ricreazione a scuola. Quella media inferiore, naturalmente. Non ha paura di niente e di nessuno. Il tennis per lei non è ancora uno sport, solo un gioco. Si diverte a fare gli inchini alla duchessa di York sul prato di Wimbledon o a vedere i divi del cinema che l'applaudono dagli spalti del Roland Garros. Gente che si prende troppo sul serio per una ragazzotta che viene dall'Illinois. Una con un nome da maschio, per i latini, e un cognome che sa di birra e casette bavaresi. In campo è una jena. Corre di qua e di là a recuperare palle che sanno già di punto perso. Le trecce che svolazzano sopra le righe e la racchetta impugnata come un machete. Quando molla tutto non perde la determinazione a portare a casa il match della Vita. Dice che ad ispirarla è stata Caterina da Siena «la Santa che aiuta i malati e i sofferenti». E chi sta peggio di un bimbo che è destinato a morire? Andrea crea una fondazione, la «Silver lining» che cura ed ospita i piccoli bisognosi di cure. Da Aspen ne passano più di ottomila ogni anno. Lei è sempre «in campo». La ricchezza e la fama sportiva le permettono di bussare a porte impossibili da aprire per la gente comune. Coinvolge nella sua causa la top model Cindy Crawford, l'attore Kevin Costner e campioni del suo sport come John McEnroe e Andrè Agassi. Impossibile dire di no a Sorella Andrea: sarebbe capace di tenerti a fondocampo per una giornata intera. Quando le chiedono di spiegare una scelta così radicale lei ti guarda stupita come se la risposta fosse così ovvia e dice: «Dio voleva che facessi qualcos'altro rispetto al tennis: i bambini malati oggi sono diventati la mia vita. Dio è con me ogni giorno e non mi fa mancare nulla». Non le va che qualcuno la citi come modello. Non si sente migliore degli altri. Era così quando giocava. Certe cose si fanno e basta. E che t'importa di quello che pensa la gente! Ha detto di lei John McEnroe: «È una donna davanti alla quale ognuno di noi si deve inchinare».

[fonte: avvenire.it]

 


 

Cattolici-anglicani, unità sulla pace

 

23 Novembre 2006

CITTA' DEL VATICANO - Accordo sulla pace in Medio Oriente, ma ancora problemi e divisioni su temi come le ordinazioni di donne al sacerdozio e creazione di vescovi omosessuali. Cattolici e anglicani trovano terreni di impegno comune, ma non si risparmiano critiche sulle questioni che li dividono. È, in sintesi, il risultato dell'incontro tra Papa Benedetto XVI e l'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, che si è svolto questa mattina in Vaticano.

Un testo congiunto firmato da Ratzinger e Rowan riguarda "la ricerca della pace in Terra Santa" e la "minaccia del terrorismo". La missione comune riguarda anche "il dialogo interreligioso attraverso il quale possiamo congiuntamente raggiungere i fratelli e sorelle non cristiani".

Proclamate inoltre la promozione del "rispetto per la vita dal concepimento alla morte naturale" e la difesa della "santità del matrimonio".

L'ordinazione di donne prete, donne vescovo e di un vescovo gay, invece, restano scogli nelle relazioni tra anglicani e cattolici. "I recenti sviluppi riguardanti l'ordinazione sacerdotale e certi insegnamenti morali hanno colpito le nostre relazioni" ha detto Benedetto XVI a Williams. "Crediamo che queste questioni siano di vitale importanza per la predicazione del Vangelo nella sua integrità e che il dibattito al vostro interno condizionerà il futuro delle nostre relazioni". Il Papa ha assicurato che "il dialogo teologico" nonostante "le difficoltà" andrà avanti.

Uno "scambio franco e onesto" sulle difficoltà tra cattolici e anglicani non "cancellerà ciò che possiamo insieme proclamare e affermare" ha detto invece Williams che si trova a Roma per commemorare il primo incontro di 40 anni fa dal quale, ha ricordato, "è iniziato un processo di riconciliazione e amicizia che è continuato fino ad oggi". "Il cammino dell'unità - ha osservato il capo di circa ottanta milioni di anglicani nel mondo - non è un cammino facile, e le dispute su come applichiamo il Vangelo alle sfide lanciate dalla società moderna possono spesso oscurare o anche minacciare i risultati di dialogo, testimonianza comune e servizio".


Il primate ha auspicato una "ferma fondazione di amicizia in Cristo" che, ha detto, "ci renderà capaci di essere onesti nel parlare gli uni gli altri sulle nostre difficoltà, e nel discernere un percorso per essere pienamente fedeli al compito di essere discepoli di Cristo". "Sono giunto qui oggi - ha sottolineato - per celebrare la crescente amicizia tra anglicani e cattolici, ma anche pronto a sentire e capire le preoccupazioni che lei vorrà condividere con me".

[fonte: repubblica.it]

 


 

Il Papa chiede un dossier sul preservativo
come strumento di prevenzione per l'Aids

 

21 Novembre 2006

ROMA - Il Papa è preoccupato per il diffondersi dell'Aids. Per questo, rivela il cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale della salute, ha chiesto un documento sul tema in generale e sull'uso del preservativo, in particolare. Il dossier, di quasi 200 pagine, contiene ''posizioni esaustive con tanti interventi scientifici. Si va da quelli più rigorosi e restrittivi fino a quelli più comprensivi e aperti. Ora tutto è nelle mani della Congregazione per la Dottrina della fede che sta studiando il dossier'', spiega Barragan.

E aggiunge: "Certamente questo è un punto che preoccupa il Papa tanto che quando gli ho presentato il nostro dicastero, lui mi ha chiesto di portare avanti un dialogo con la Congregazione per la dottrina della fede sul tema perchè il nostro pontificio consiglio non ha un compito dottrinale ma pastorale".

Quindi: "Seguendo il desiderio del Papa abbiamo fatto un accurato studio dal punto di vista scientifico e teologico. Ora stanno studiando il dossier e speriamo che il Papa possa dire cosa è più conveniente su questo tema".

Pur trattandosi ancora di una fase preliminare, di acquisizione di informazioni, il gesto di Ratzinger è da considerarsi una novità rispetto alle indicazioni venute fino ad oggi dalla Chiesa cattolica sull'uso del preservativo quale metodo di prevenzione dell'Aids.

La richiesta di Benedetto XVI arriva nel giorno di pubblicazione del rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità sulla diffusione del virus dell'Hiv: 40 milioni di persone contagiate nel mondo, di queste la maggior parte nell'Africa sub-sahariana: ben 24,7 milioni (pari al 63%). Non solo, negli ultimi 12 mesi sono state registrate 4,3 milioni di nuove infezioni, e 2,9 milioni di decessi.
 

[fonte: repubblica.it]

 


 

Oggi storico incontro a Leeds tra vescovi cattolici e anglicani

 

14 Novembre 2006

È un incontro davvero storico, nel campo del dialogo ecumenico, quello che si tiene oggi a Leeds, in Inghilterra. Per la prima volta dalla Riforma con la quale Enrico VIII staccò la Chiesa di Inghilterra da Roma, tutti i Vescovi anglicani che fanno parte della "Camera dei Vescovi" al Sinodo generale, l'organo che governa la Chiesa di Inghilterra, un terzo del totale, incontreranno quelli della Conferenza episcopale cattolica di Inghilterra e Galles.
Sarà presente anche il primate anglicano Rowan Williams guida di 77 milioni di anglicani in tutto il mondo, che la prossima settimana riferirà al Papa di questo incontro.
L'occasione è data dai quarant'anni dell'incontro tra Paolo VI e Michael Ramsey dopo il Concilio Vaticano II.

[fonte: spiritualspice.blogosfere.it]

 

 


 

Gli anglicani: per i neonati prevalga la compassione

 

13 Novembre 2006

LONDRA — Il diritto alla vita per un neonato prematuro con gravissime malformazioni può essere superato dalla compassione. Alcuni bimbi troppo malati debbono essere lasciati morire. È questo il parere inviato dalla Chiesa d'Inghilterra alla commissione scientifica indipendente che sta valutando l'eticità di rianimare e curare piccoli venuti alla luce in condizioni disperate dopo gestazioni troppo brevi. «In alcuni casi può essere giusto evitare o sospendere il trattamento clinico, sapendo che questa scelta può portare forse, o probabilmente, o anche certamente alla morte», scrive il vescovo Tom Butler che a Londra regge l'importante cattedrale di Southwark. La lettera diffusa dall'Observer prosegue: «Ci possono essere casi nei quali, per un cristiano, la compassione può prevalere sulla regola che la vita dev'essere inevitabilmente preservata... le cure sproporzionate in nome del prolungamento della vita sono un esempio». Le parole sono scelte con evidente sofferenza: il religioso spiega che la decisione «letale» del medico dev'essere frutto di «manifesta riluttanza»; ma non si sottrae neanche all'argomento dei costi economici: «Il principio di giustizia implica che il costo delle cure e i costi di lungo termine per la sanità e la pubblica istruzione debbono essere valutati in termini di opportunità per il servizio sanitario di usare le risorse per salvare altre vite». Un pensiero netto e destinato a pesare sul rapporto del Nuffield Council di Bioetica che giovedì pubblicherà dopo due anni di studio le sue linee-guida per i medici del Regno Unito.

La ricerca è partita dopo il lacerante dibattito giuridico e mediatico per il caso della piccola Charlotte Wyatt. Quando è nata, nell'ottobre del 2003, Charlotte pesava meno di mezzo chilo, misurava 20 centimetri e aveva gravi danni cerebrali e ai polmoni. I medici inglesi chiesero l'autorizzazione a staccare la spina perché la qualità della vita era «intollerabile»; i genitori volevano continuare. L'Alta Corte ascoltò i medici. Ma Charlotte continuò a vivere, anche se in stato vegetativo: oggi ha tre anni ed è attaccata alle macchine in ospedale. Il parere religioso della Chiesa anglicana è molto vicino al documento del Royal College di Ostetricia e Ginecologia che ha chiesto di considerare «l'eutanasia attiva» per neonati con gravissime disabilità. Secondo il Royal College «un bambino gravemente disabile può significare una intera famiglia disabile per il peso morale e economico della situazione». Se in questi casi l'eutanasia fosse accettata «potrebbe ridurre i casi di aborto, perché alcuni genitori accetterebbero il rischio» di aspettare la nascita e poi decidere in base alla gravità della situazione.

I bimbi estremamente prematuri corrono rischi molto elevati di danni cerebrali. Sotto le 22 settimane il 98 per cento muore subito dopo il parto, dopo le 23 sopravvive il 17%, ma dopo le 26 settimane la possibilità di sopravvivenza, con i progressi clinici, sale all'80%. Alcune legislazioni hanno già affrontato il problema. In Olanda i medici non prestano cure ai nati prima delle 25 settimane di gestazione e per alcuni tipi di malattie come spina bifida e epidermolisi bollosa arrivano all'eutanasia. Il mondo scientifico è diviso. «Rischiamo di trasformare la natura fondamentale della professione medica in una forma di ingegneria sociale il cui scopo è di massimizzare i benefici per la società e decidere quali vite hanno valore», dice l'istituto di neonatologia dell'Università di Londra. E il «British Council of Disabled People» ammonisce che «introdotto il principio si arriverebbe inevitabilmente a dire anche agli anziani malati che la loro vita vale meno».

[fonte: corriere della sera.it]

 


 

Eutanasia: gli Anglicani aprono, i Cattolici no

 

13 Novembre 2006

L'apertura alla eutanasia espressa in questi giorni da un Vescovo della Chiesa Anglicana, fa discutere. La posizione del Vescovo anglicano era avvenuta a seguito di un dibattito pubblico. In specifico l'oggetto dell'apertura etica di questo prelato si riferisce alla soppressione dei neonati gravemente malformati.

La «compassione» invocata dai vescovi anglicani per i bambini prematuri gravemente ammalati  è stata aspramente criticata all'interno del mondo cattolico; per il Vaticano essa nasconde in realtà il rischio di una grave deriva etica, quella che in diversi paesi sta portando a leggi che autorizzano l'eutanasia dei minori.
A dare l'allarme è il dicastero vaticano per la pastorale sanitaria: il cardinal Lozano Barragan critica le «aperture» della Chiesa Anglicana.

«Mettere fine alla vita di una persona innocente, anche nel caso di un bambino prematuro gravemente ammalato, equivale - spiega il porporato messicano - a praticare l'eutanasia, e questo resta un'azione illecita, oltre che un atto di crudeltà».
Secondo il ministro vaticano della Sanità, «tutto questo è molto diverso dall'accanimento terapeutico». Il cardinal Barragan, infatti, è d'accordo con la decisione dei sanitari di astenersi da cure inutili, «quando cioè si tratta di un uso di medicinali inutili e sproporzionati che servono a prolungare la dolorosa agonia di una persona che sarebbe ormai vicina alla morte».

È chiaro che se il problema dell'eutanasia sia attiva che passiva, nel caso degli adulti già risulta un problema di enorme gravità morale, ancor di più rappresenta un grande problema per la coscienza di molti l'eutanasia applicata ai neonati, specialmente se in presenza di malformazioni o malattie così gravi da precluderne con certezza una vita "normale" (almeno secondo gli standard attuali).  Il problema - è inutile far finta - ci tocca tutti da vicino....da molto vicino. E in Italia che si fa? Se ne discute come in Inghilterra, anche a costo di creare aspri dibattiti e forti polemiche? L'impressione che ho io e che da noi si faccia un po' come lo "struzzo"...per paura di scontrarsi? Per paura di far cadere governi? ...non saprei....

[fonte: passineldeserto.blogosfere.it]

 


Chiesa Anglicana apre all'eutanasia per neonati con gravi handicap

 

 

Londra, 12 Novembre 2006

 

La Chiesa anglicana per la prima volta apre alla possibilita' dell'eutanasia passiva se si tratta di neonati con gravissimi e irrimediabili handicap. Considera possibile che 'ci siano situazioni in cui, per un cristiano, la compassione debba prevalere sul principio secondo cui la vita va preservata a tutti i costi'.
La questione e' diventata di nuovo di scottante attualita' in Gran Bretagna una settimana fa, quando una prestigiosa associazione di ginecologi e ostetrici britannici -il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists- ha proposto l'eutanasia (in qualche caso persino attiva) per i bambini che vengano alla luce con devastanti invalidita' e che siano quindi condannati ad una vita vegetativa e spesso di grande sofferenza.
Per ginecologi e ostetrici il problema non e' soltanto di astratta natura morale: l'accanimento terapeutico su casi piu' o meno disperati porta ad un ingente spreco di risorse preziose e limitate che sarebbero molto piu' utili se dirottate verso la cura di bambini risanabili.
A sorpresa un vescovo anglicano di spicco, il reverendo Tom Butler, a capo della diocesi di Southwark, ha fatto sue parecchie delle preoccupazioni e delle raccomandazioni del Royal College, che da piu' parti e' stato accusato di avere una visione nazistoide della vita e di voler sopprimere i portatori di handicap.
In una lettera a una commissione indipendente di bioetica che deve pronunciarsi su questa delicatissima e controversa materia e formulare nuove direttive per i medici (il 'Nuffield Council on Bioethics'), l'alto prelato afferma che 'in alcune circostanze puo' essere giusto fermare o togliere una cura, sapendo che e' possibile, probabile o anche certo che cio' provochera' la morte'.
Il vescovo formula quest'approccio non a titolo personale ma a nome della chiesa anglicana. Non precisa quali siano le circostanze 'eccezionali' in cui si puo' praticare l'eutanasia passiva ma insiste sul tasto che la decisione va presa 'con reticenza', quando tutte le altre possibilita' siano state esplorate e scartate.
Che cosa fare dei neonati con pesanti handicap (in genere si tratta di prematuri) e' un tema particolarmente sentito in Gran Bretagna per via di un'aspra battaglia giudiziaria per mantenere in vita una bimba che oggi ha tre anni, Charlotte Wyatt, nata prematura di tre mesi.
Alla nascita Charlotte pesava appena cinquecento grammi. I genitori sono riusciti a farla mantenere in vita nonostante il parere negativo dei medici, che non volevano farlo a qualsiasi prezzo. Malgrado i grossi danni al cervello e ai polmoni Charlotte e' sopravvissuta, in stato vegetativo e alimentata artificialmente. Nel frattempo i genitori si sono separati e hanno lasciata in ospedale la figlia per la quale si sta adesso cercando una famiglia disposta all'adozione.
In Olanda, il Paese europeo dove piu' si pratica l'eutanasia, i bambini che nascono con un anticipo superiore a 25 settimane vengono lasciati morire.

 

[fonte aduc.it]

 

 


 

 

Gran Bretagna: anglicani e cattolici uniti contro l’ateismo

 

7 Novembre 2006

LONDRA - Rowan Williams, arcivescovo anglicano di Canterbury, e il cardinale Cormac Murphy-O’Connor, primate cattolico d’Inghilterra, hanno sostenuto che le religioni svolgono un ruolo positivo nella vita pubblica. Le loro dichiarazioni sono state fatte commentando i risultati di un’inchiesta condotta da Theos, un nuovo think-tank religioso. I due leader religiosi hanno attaccato i sostenitori della tesi che le religioni hanno in realtà un ruolo nocivo nella sfera pubblica, affermando viceversa che costoro non riconoscono che lo stesso ateismo pubblico sarebbe ”una fede intollerante”. La risposta di Terry Sanderson, vicepresidente della National Secular Society, non si è fatta attendere. Oltre a ribadire il ruolo divisivo che le religioni svolgono nella vita pubblica, ha ribadito che “gli atei o i laici potrebbero porre domande che l’arcivescovo preferirebbe non sentire, ma l’intolleranza religiosa in Gran Bretagna, specialmente sulla libertà di espressione, proviene quasi esclusivamente dai fondamentalisti cristiani e da religioni di minoranza”.

[fonte: uaar.it]

 


 

L'Arcivescovo di Canterbury in Cina:

primo pastore straniero della sua chiesa a visitare la Cina negli ultimi 10 anni.

 

24 Ottobre 2006

Il 9 ottobre scorso,  l'arcivescovo anglicano di Canterbury Rowan Williams ha discusso con le autorità cinesi della necessità di una migliore formazione teologica per i pastori che operano nel Paese. Lo riporta un comunicato della Christian Solidarity Worldwide.

Il leader anglicano, primate di circa 77 milioni di fedeli sparsi per il mondo, è il primo pastore straniero della sua chiesa a visitare la Cina negli ultimi 10 anni. Nel corso del suo viaggio di 2 settimane, che si è concluso ieri, Williams ha visitato Shanghai, Nanjing, Wuhan, Xian e Pechino.

Proprio nella capitale ha incontrato alcuni esponenti del governo cinese, con cui ha discusso di "una dozzina di casi di persecuzione religiosa, fra cui l'arresto del pastore Cai Zhuohua", condannato a 3 anni di galera "per traffico di Bibbie".

Tuttavia, il prelato ha detto di aver notato "un crescente spirito di apertura in Cina" ed ha sottolineato la possibilità di collaborare con le chiese ufficiali cinesi in questioni come la salute dei bambini, la preparazione dei pastori e la costruzione di seminari e biblioteche. Per Williams, "il cambio di attitudine da parte del governo offre molte possibilità alle chiese cinesi".

La risposta della leadership comunista viene da Jia Qinglin, presidente della Conferenza consultiva politica del popolo cinese: egli ha detto infatti che "non vi sono problemi, ad esempio, con le 'Sunday schools' [lezioni di catechismo per bambini ndr] nelle chiese". La legge cinese, per il momento, vieta ogni tipo di insegnamento religioso a chiunque abbia meno di 18 anni.

Per Jia, inoltre, "una collaborazione più stretta fra la chiesa anglicana e le chiese cinesi può essere inserita in un più ampio contesto di scambi fra Pechino e Londra". "Il nostro governo � ha concluso � cerca di costruire una società armonica e la religione può giocare un ruolo positivo nel propagare l'armonia sociale".

Un editorialista del South China Morning Post, a commento, fa notare che "in altre parole, la religione non viene riconosciuta per il suo intrinseco valore nel rispondere al bisogno spirituale della popolazione, ma viene usata come uno strumento utile al governo per portare avanti il suo progetto sociale".

[fonte: asianews.it]

 


 

 

Anglicani: GB; via libera chiesa Inghilterra a donne vescovo

 

8 Luglio 2006

 

LONDRA - Il Sinodo della Chiesa anglicana d'Inghilterra si è espresso oggi a favore dell'ordinazione di donne vescovo, definendo il concetto "teologicamente giustificato".

Tutti e tre i rami dell'organismo - laici, clero e vescovi - hanno approvato a larga maggioranza la svolta, dando ufficialmente il via ad un percorso il cui completamento prenderà anni.

Dopo il sì del Sinodo - riunitosi a York, nell'Inghilterra del Nord - l'arcivescovo di Canterbury, capo della Chiesa d'Inghilterra e guida spirituale di circa 80 milioni di anglicani nel mondo, Rowan Williams, incaricherà una commissione legislativa di valutare le conseguenze giuridiche dell'ordinazione di donne vescovo.

[fonte: swissinfo.org]

 

 

 


 

 

Kasper agli anglicani: no a donne vescovo
 

12 Giugno 2006

L’ordinazione di donne vescovo all’interno della Chiesa anglicana distruggerebbe qualsiasi possibilità di piena unità con la Chiesa cattolica e quella ortodossa. Lo ha affermato il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei cristiani, nella relazione pronunciata in occasione di un incontro privato annuale di tutti vescovi della Chiesa d’Inghilterra a Market Bosworth, in Inghilterra, il 5 giugno scorso, su invito del primate anglicano, l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams. Premettendo che "i problemi dei nostri amici sono anche nostri problemi", e parlando diffusamente sul tema dell’ordinazione episcopale femminile - approvata quattro mesi fa dai vescovi anglicani, che ora stanno mettendo a punto il processo e il percorso che porteranno ad essa - il cardinale ha detto che, se tale risoluzione diventasse realtà, "la partecipazione condivisa all’unico banchetto del Signore, che desideriamo tanto ardentemente, scomparirebbe nella distanza, sempre più lontana e in definitiva irraggiungibile"; "Invece di muoverci gli uni verso gli altri, coesisteremmo semplicemente fianco a fianco".


Se è vero che tre province anglicane hanno già intrapreso la strada della consacrazione delle donne vescovo, Kasper ha affermato che sono le decisioni prese dalla Chiesa d’Inghilterra ad avere un peso particolare, poiché danno "una chiara indicazione della direzione in cui la Comunione intesa globalmente intende muoversi".
Il cardinale ha messo in guardia i vescovi anglicani riguardo alle "gravi conseguenze" che questo passo determinerebbe, tanto nelle relazioni ecumeniche quanto per l’unità della Chiesa anglicana: tanto per cominciare, non si potrebbe più parlare di comunione eucaristica, perché essa non potrebbe esistere senza "piena comunione nell’ufficio episcopale". Non solo: se le donne vescovo diventassero una realtà generalizzata nella Comunione anglicana, ciò rappresenterebbe un punto di svolta "rispetto alla posizione comune di tutte le Chiese del primo millennio"; detto in altri termini, la Comunione anglicana non occuperebbe più "un posto speciale" tra le Chiese dell’Occidente, ma si allineerebbe alle Chiese protestanti del XVI secolo. La perdita di un obiettivo comune priverebbe il cammino ecumenico di "slancio" e delle sue "dinamiche interne". Altra conseguenza sarebbe che la Chiesa cattolica continuerebbe a considerare "invalidi gli ordini anglicani"; e se si è avuta in passato un’aspettativa di cambiamento rispetto a questa posizione - quando nel 1985 il card. Willebrand, precursore di Kasper al Pontificio Consiglio per l’Unità dei cristiani, riconobbe che il contesto in cui era nato il giudizio di invalidità da parte di papa Leone XIII era mutato e quindi vi erano le condizioni per una riconsiderazione del problema - già dal 1992, con l’ordinazione sacerdotale femminile, la discussione pare essersi "congelata", ed ora, con l’ordinazione delle donne vescovo, si registrerebbe un "ulteriore abbassamento della temperatura". "In termini di possibile riconoscimento degli ordini anglicani - aggiunge Kasper - ciò porterebbe non solo ad un gelo momentaneo ma ad un gelo di lunga durata".

[fonte: Voce Evangelico.ch]

 


 

 

L'Arcivescovo di Canterbury sollecita aiuti umanitari per il Darfur

 

 

4 Giugno 2006

 

L'Arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, ha sollecitato degli aiuti umanitari più rapidi ed efficaci per la regione sudanese del Darfur. "Il meccanismo degli aiuti internazionali è così lento che a un anno di distanza dall'accordo di pace la maggior parte della popolazione è ancora in attesa di soccorsi primari. Tutto questo senza che si siano levate voci di protesta nel mondo ricco", ha denunciato Williams.

L'accordo di pace del 2005 ha messo fine a una guerra civile durata 21 anni e costata oltre 2 milioni di morti. Le violenze nella regione non sono però ancora terminate: "In Darfur - ha concluso Williams - né le forze nazionali, né quelle internazionali, hanno trovato una via per rompere il ciclo di terrore e di violenze brutali".

 

[fonte: ICN-news.com]

 

 


 

L'Arcivescovo di Canterbury: stop al creazionismo nelle scuole

 

 

29 Marzo 2006

 

Presa di posizione dell'arcivescovo di Canterbury sulle interferenze tra religione e programmi scolastici: "Basta insegnare Adamo ed Eva a scuola: la Bibbia racconta una verità religiosa, non scientifica". La massima autorità religiosa anglicana ha criticato, infatti, le scuole britanniche in cui il creazionismo viene presentato come materia scientifica in alternativa alla teoria darwiniana dell'evoluzionismo.

 

[fonte: Zai.net]

 

 


 

L'Arcivescovo di Canterbury condanna Guantanamo e il terrorismo

 

 

5 Marzo 2006

 

Il capo della chiesa anglicana, l'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, ha definito oggi il campo di prigionia Usa di Guantanamo una "incredibile anomalia legale" e ha detto che si tratta di un pericoloso precedente per i dittatori di tutto il mondo.

L'arcivescovo, leader spirituale di 77 milioni di anglicani nel mondo, ha anche definito "spaventoso" l'estremismo islamico e ha detto che il terrorismo è "un insulto a Dio e all'uomo".

"Penso che quel che c'è a Guantanamo sia una straordinaria anomalia legale... che crea un nuovo tipo di prigionia", ha detto Williams in un'intervista a BBC television in Sudan, in occasione della sua visita con il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite.

"Queste sono persone che non hanno il tipo di accesso al servizio legale che noi probabilmente riterremo importante", ha detto l'arcivescovo, parlando dei 500 prigionieri stranieri detenuti nella base navale Usa a Cuba.

"Il messaggio per il quale qualsiasi stato può fare a meno delle disposizioni minime sull'habeas corpus sarà accolto positivamente dai tiranni in qualsiasi parte del mondo, ora e nel futuro", ha aggiunto Williams. "Nei prossimi 10 anni, cosa potranno dire le persone di un sistema che tollera queste cose?".

Williams ha detto anche che il terrorismo e l'estremismo musulmano sono "spaventosi... un insulto a Dio e all'uomo".

La Chiesa anglicana ha unito spesso la sua voce a quella dei gruppi per i diritti umani nel condannare la detenzioni a tempo indeterminato e la mancanza di protezione legale per i detenuti a Guantanamo. Solo 10 prigionieri sono stati finora formalmente incriminati, e una commissione d'indagine dell'ONU ha chiesto agli Stati Uniti di chiudere il campo.

 

[fonte: World Food Programme]

 

 


 

Visita dell'Arcivescovo di Canterbury in Sudan

 

 

2 Marzo 2006

 

L'arcivescovo anglicano di Canterbury, Rowan Williams, ha consacrato, martedì scorso, a Renk nel Sud Sudan, la chiesa cattedrale. L'arcivescovo anglicano da alcuni giorni sta facendo visita al Sudan. Nella omelia a Renk egli ha auspicato che cessi l'incomprensione tra cristiani e musulmani al fine di instaurare la pace nella regione che, fino all'anno scorso, ha conosciuto la guerra civile. Analoghi concetti aveva espresso, lunedì, a Karthoum nel corso della sua visita al Consiglio interreligioso del Sudan.
 

[fonte: Radio Vaticana.org]

 

 


 

Sì alle Donne Vescovo nella Chiesa d'Inghilterra

 

 

9 Febbraio 2006

 

L'Arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, ha lanciato un appello al Sinodo generale della Chiesa anglicana perchè si apra la strada alle donne vescovo entro il 2012, pur concedendo ai conservatori, come indica una proposta di compromesso, l\'alternativa di poter scegliere un vescovo uomo se nella propria diocesi c'è una donna.

"Non c'è motivo per non cambiare. È tempo di scoprire qualcosa su noi come chiesa che non conoscevamo prima", ha detto Williams. Per non irritare troppo gli esponenti più conservatori, il documento messo a punto qualche settimana fa da una commissione prevede che le singole parrocchie possano chiamarsi fuori dalla giurisdizione di una donna vescovo, se vogliono, e mettersi sotto quella di un vescovo 'regionale' uomo. Williams ha detto che questa ipotesi merita attenzione.

La Chiesa anglicana mondiale - che negli Usa si chiama Episcopale - è stata dilaniata negli ultimi anni dallo scontro sui preti gay, che l\'ha portata sul margine di uno scisma. Nel novembre scorso l\'arcivescovo di Canterbury ammonì a non fomentare tensioni interne sui preti gay e sulla nomina delle donne-vescovo. \"Non avvelenate i pozzi\", disse al Sinodo generale, chiedendo un dibattito con toni meno ostili.

Quando la Chiesa anglicana ha iniziato a ordinare le donne prete, nel 1994, circa 400 preti anglicani si sono convertiti al cattolicesimo per protesta. Oggi ci sono circa 400 donne sacerdote, e molti fedeli non obiettano a questo stato di cose, affermando che le donne devono avere pari diritti nella Chiesa.

L\'opposizione viene da diversi ambienti della Chiesa: l'ala teologicamente più vicina ai cattolici (la cosiddetta 'high church') ritiene sia importante ricordare che Gesù scelse solo uomini come apostoli, mentre i più conservatori, vicini al pensiero evangelico protestante (detta 'low church'), sottolineano che la Bibbia proibisce alle donne di guidare la Chiesa.

Tuttavia, già 14 delle 38 chiese anglicane del mondo hanno deciso di far accedere le donne alla nomina a vescovo.

 

 

[fonte: Tamles.net]

 

 


 

 

L'Arcivescovo di Canterbury: "Musharraf riveda la legge sulla blasfemia"

 

 

24 Novembre 2005

 

L’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, ha chiesto al presidente Musharraf di rivedere la legge nazionale sulla blasfemia. Wiliams si trova in Pakistan per visitare la zona colpita dal terremoto nel nord del Paese.

La richiesta del leader anglicano cade a pochi giorni dalle violenze contro la comunità cristiana di Sangla Hill. Il 12 novembre una folla di circa 2 mila musulmani ha vandalizzato e poi incendiato 3 chiese, un convento di suore, 2 scuole cattoliche, la casa di un pastore protestante e quella di un parroco, un ostello per ragazze ed alcune case di cristiani.

Secondo la comunità islamica la violenza è stata motivata da un presunto caso di blasfemia: Yousaf Masih, cristiano, avrebbe infatti bruciato l’11 novembre alcune copie del Corano. Sia i leader religiosi che la comunità lo difendono: l’uomo è analfabeta e non in grado di distinguere il Corano da altri libri. Per i familiari, tutto è nato da una semplice questione economica.

La legge sulla blasfemia prevede la pena di morte per chi dissacra il Corano. Per la comunità cristiana del Paese, il provvedimento è solo una scusa per attaccarli.

Per il leader anglicano il problema “non è tanto una legge che condanna la blasfemia, ma il fatto che la legge è così severa e presenta tali e tanti buchi di interpretazione che permette a chiunque di iniziare violenze arbitrarie solo appellandosi ad essa”.

La reazione del governo agli attacchi contro Sangla Hill è stata ambivalente: Musharraf ha infatti condannato la violenza contro la comunità cristiana ma anche la presunta dissacrazione del Corano.

 

[fonte: Asianews.it]

 

 

 

 


 

Nuovo Centro Anglicano in Spagna

 

 

11 Novembre 2005

 

La memoria del prete assassinato, il Rev Atilano Coco, ucciso dal Generale Franco quando era a Salamanca durante la guerra civile, è stata onorata nel nuovo Centro Anglicano nella storica città, che è stato inaugurato il weekend scorso.

 

Un centro spazioso e ben equipaggiato, con moderni posti per 50 persone, cucina e cappella, aspetta quanti utilizzeranno questa nuova risorsa per la Comunione. Il Vescovo Carlos Lopez-Lozano, ha detto, “La nostra chiesa vuole che questo sia un luogo per pellegrini e studenti, e che serva l'intera chiesa, e specialmente la Comunione Anglicana.”

 

Quest'opera è il frutto della visione del 43enne Vescovo di Spagna che vuole che il centro sia “ecumenico e globale”. 

 

La Chiesa Episcopale Spagnola, come la Chiesa Lusitana del Portogallo e la Diocesi in Europa della Chiesa d'Inghilterra, ha celebrato vari anniversari. La Spagna ricorda il 125° anniversario della consacrazione del loro primo vescovo e allo stesso tempo il 10° anniversario dell'attuale vescovo diocesano. La chiesa è extra-provinciale dell'Arcivescovo di Canterbury, che ha inviato uno speciale augurio a quanti radunati in Salamanca per la cerimonia d'inaugurazione.

 

È già in atto una cooperazione con l'Università di Salamanca, la più antica università d'Europa, e la Pontificia Università, e il centro può far fronte una discreta ospitalità per studenti come anche per visitatori. Come il Centro Anglicano di Roma e il St George’s College di Gerusalemme, il nuovo centro potrà essere un luogo d'incontro in un territorio e in una tradizione sconosciuta a molti.

[fonte: Anglican Communion News Service]
 


 

Nominato il nuovo Arcivescovo di York

 

 

17 Giugno 2005

 

È stato scelto il Rt Revd Dr John Sentamu, attuale Vescovo di Birmingham, a succedere al Rt Revd Dr David Hope quale nuovo Arcivescovo di York.

Bishop Sentamu, 56 anni, è nato in Uganda. Ha studiato in Uganda, laureandosi in Legge alla Makerere University, Kampala ed è un avvocato presso l'Alta Corte dell'Uganda. Arriva in Inghilterra nel 1974. Studia teologia al Selwyn College di Cambridge dove ottiene la Laurea Magistrale e il Dottorato. Studia per l'ordinazione al Ridley Hall di Cambridge. In seguito all'ordinazione nel 1979 è assistente Cappellano al Selwyn College. Viene nominato Vescovo di Stepney nel 1996 e Vescovo di Birmingham nel 2002.

 

Dice: “Attendo con ansia di lavorare con l'Arcivescovo di Canterbury e gli altri Vescovi per guidare la Chiesa d'Inghilterra nella sua missione alla nazione. È imperativo che la Chiesa riguadagni la sua visione e fiducia nella missione, sviluppando strade che permettano alla Chiesa d'Inghilterra di riconnettersi all'immaginario Inglese.

“È importante che la voce della Chiesa d'Inghilterra sia udita localmente, nazionalmente e internazionalmente, difendendo la giustizia, portando la Buona Novella ai poveri, sanando i cuori afflitti, portando la libertà a quanti sono oppressi, e proclamando la morte di Cristo e la sua resurrezione in attesa della sua venuta. Che prospettiva entusiasmante!”

In una dichiarazione da Lambeth Palace, l'Arcivescovo di Canterbury, Dr Rowan Williams ha accolto la notizia dicendo: “Sono assolutamente felice di accogliere la notizia della nomina del Vescovo John Sentamu quale Arcivescovo di York. Lui ha sempre combinato la passione per la condivisione del Vangelo con un acuto senso dei problemi e delle sfide della nostra società, con particolare riferimento al razzismo. Il suo ministero a Londra e Birmingham è stato lodato dai cristiani di ogni denominazione. È un pastore attento e un vivo comunicatore. Attendo con grande entusiasmo di lavorare con lui.”

 

[fonte: Church of England News Service]

 


 

Inghilterra: Gesuiti e Anglicani

5 Luglio 2005

LONDRA 4 lug. - L'Heythrop College della Compagnia di Gesù a Londra ha organizzato un programma di Master per la formazione del clero anglicano. Il padre J. McDade, rettore del College, ha dichiarato a "The Tablet" che questo programma è l'unico di questo tipo in tutta l'Inghilterra.
 

[fonte: Radio Vaticana]

 


 

Maria: Speranza e Grazia in Cristo

 

Lunedì, 16 Maggio 2005



La Commissione Internazionale Anglicana Cattolico Romana (ARCIC) ha presentato l'ultimo documento frutto degli ultimi periodi di dialogo.

Conosciuto anche col nome di 'The Seattle Statement', i Co-Presidenti dell'ARCIC, l'Arcivescovo Alexander Brunett dell'Arcidiocesi Cattolico Romana di Seattle, e l'Arcivescovo Peter Carnley, Primate della Chiesa Anglicana d'Australia, erano presenti alle celebrazioni per la pubblicazione del documento, nella Cattedrale Cattolico Romana di St James, Lunedì 16 Maggio 2005.

Il Rev. Canonico Gregory Cameron, Co-Segretario Anglicano dell'ARCIC, parlando a Seattle ha detto: 'Questo documento rappresenta profonde riflessioni su di un aspetto della fede Cristiana nel quale molti cristiani hanno trovato forza spirituale. È nostra speranza che tutti i cristiani possano essere aiutati da questa dichiarazione a capire perché Maria è stata una figura di questa importanza.'

Il lancio in Inghilterra avverrà nella Camera Gerusalemme a mezzogiorno del 19 Maggio.


Un'introduzione, in inglese, a "Maria: Fede e Grazia in Cristo" è disponibile qui: http://www.anglicancommunion.org/acns/articles/39/75/acns3978a.cfm

ed  è stata preparata dal Rev. Canonico Donald Bolen, Co-Segretario Cattolico Romano dell'ARCIC.

 

[fonte: Anglican Communion News Service]

 


 

L'Arcivescovo di Canterbury - Breve incontro col Papa

Lunedì, 25 Aprile 2005

 

 

L'Arcivescovo di Canterbury, Dr Rowan Williams, ha avuto un breve incontro con Sua Santità Papa Benedetto XVI.

I capi delle due Chiese si sono incontrati durante un'udienza offerta dal Papa a favore dei rappresentanti delle denominazioni cristiane e di altre fedi.

Il Dr Williams e Papa Benedetto, che non si erano mai incontrati prima, si sono salutati in tedesco prima che il Dr Williams gli regalasse una croce pettorale a segnare l'inizio del nuovo pontificato (sotto i dettagli).

Alla fine del breve incontro, hanno promesso di pregare l'uno per l'altro.


Note per gli Editori:

La croce pettorale, che è stata espressamente commissionata, consiste in una croce in argento con ametiste e una piccola croce di Canterbury in oro al centro.

 

[fonte: Archibishop's Press Release]

 


 

Testo dell'Incontro di Papa Benedetto XVI con i rappresentanti delle Chiese e Comunità Cristiane e di altre Religioni non Cristiane del 25 aprile 2005

 


 

Una rappresentanza dei Vescovi della Chiesa Episcopale parteciperà all'Inaugurazione Papale

 

Venerdì, 22 Aprile 2005

Promotori: Vescovo Christopher Epting, Vescovo Pierre Whalon, Arcivescovo di Canterbury, Ana Hernandez, Carter Heyward, Diane Knippers, Rev. Canon Patrick Mauney


Il Vescovo Pierre Whalon d'Europa e il Vescovo Christopher Epting, Delegato del Vescovo Presidente per le Reazioni Ecumeniche e Interreligiose, rappresenteranno il Vescovo Presidente e la Chiesa Episcopale alla messa inaugurale di Papa Benedetto XVI in Piazza S. Pietro, in Roma, domenica 24 April.

La Commissione Permanente sulle Relazioni Ecumeniche e Interreligiose (Standing Commission on Ecumenical and Interreligious Relations - SCEIR), incontrandosi a Louisville, nel Kentucky, ha emesso la seguente dichiarazione il 20 Aprile:

"La Commissione Permanente sulle Relazioni Ecumeniche e Interreligiose della Chiesa Episcopale invia porge le proprie felicitazioni alla Commissione Episcopale sull'Ecumenismo e gli Affari Interreligiosi della Chiesa Cattolica Romana per la scelta di Papa Benedetto XVI da parte del Collegio dei Cardinali, quale nuovo Vescovo di Roma. Notiamo la sua distinte posizioni quale teologo ecumenico già dagli inizi della sua carriera, e preghiamo che i nostri sorelle e fratelli nella Chiesa Cattolica Romana seguano queste posizioni nella prosecuzione delle relazioni ecumeniche con rinnovato vigore, in questa nazione [gli USA, ndr.], sotto la sua guida. Possa San Benedetto di Subiaco, fondatore del monachesimo e della spiritualità Benedettina, servire a modello e fonte per questo rinnovamento negli anni a venire."

Louisville, Kentucky
20 Aprile 2005

[fonte: Episcopal News Service]


L'Arcivescovo di Canterbury parteciperà all'Inaugurazione Papale

 

Giovedì, 21 Aprile 2005

L'Arcivescovo di Canterbury, Sua Grazia Rowan Williams, parteciperà alla solenne inaugurazione del nuovo pontificato di Papa Benedetto XVI, domenica 24 Aprile a Piazza S. Pietro in Roma. L'Arcivescovo Rowan diverrà il primo Arcivescovo di Canterbury a partecipare ad un'occasione del genere, almeno dai tempi della Riforma. Il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani ha sottolineato la propria 'grande gioia' per la sua partecipazione.

L'Arcivescovo ha confermato che porterà nuovamente l'anello regalato al proprio predecessore, l'Arcivescovo Michael Ramsey, da Papa Paolo VI e una croce pettorale regalatagli da Papa Giovanni Paolo II.

L'Arcivescovo Rowan arriverà a Roma sabato; sarà accompagnato dal Rev. Andrew Norman, Segretario dell'Arcivescovo per gli Affari Ecumenici e Internazionali, e dal Rev Jonathan Jennings, Capo dell'Ufficio Stampa dell'Arcivescovo.

[fonte: Anglican Communion News Service]


Il Cardinale Joseph Ratzinger di Germania eletto Papa - Dichiarazione del Primate della Chiesa Episcopale

 

Mercoledì, 20 Aprile 2005

"Insieme a molti altri, sia all'interno che all'esterno della Chiesa Cattolica Romana, io offro le mie preghiere per Papa Benedetto XVI mentre sta assumendo l'augusta responsabilità del suo ufficio. Io prego che lo Spirito Santo lo guidi nelle sue parole e nelle sue azioni affinché possa diventare un fulcro per l'unità e un ministro di riconciliazione in una chiesa e in un mondo nei quali la fede e la verità vestono molti volti".

Il Molto Rev. Frank T. Griswold
Vescovo Presidente e Primate
della Chiesa Episcopale, USA

[fonte: Episcopal News Service]


L'Arcivescovo di Canterbury - Auguri e preghiere per il nuovo Papa

 

Martedì, 19 Aprile 2005

L'Arcivescovo di Canterbury, Dr Rowan Williams, ha offerto i suoi migliori auguri e preghiere per il Cardinal Joseph Ratzinger in occasione della sua elezione a successore di Papa Giovanni Paolo II.

Dr Williams ha detto: “Auguriamo a Papa Benedetto XVI ogni benedizione per l'immensa responsabilità che è in procinto di assumere per tutti i Cattolici Romani nel mondo.

“La sua elezione è anche di grande significato per i Cristiani di ogni dove. Attendo di incontrarlo e di lavorare insieme a lui per costruire sulla scia di quanto fatto con il predecessore, per cercare di promuovere una condivisa comprensione fra le nostre chiese nel servizio del Vangelo e con il fine dell'unità Cristiana.

“Egli è un teologo di grande statura, che ha scritto alcune profonde riflessioni sulla natura di Dio e della chiesa. La sua scelta del nome Benedetto suggerisce che voglia collegare la sua visione della Chiesa allo spirito monastico di servizio e contemplazione.

“Egli sarà molto presente nelle nostre preghiere nei giorni e nelle settimane a venire.”
 

[fonte: Anglican Communion News Service]


 

L'Omaggio del mondo anglicano alla memoria di Giovanni Paolo II

 


Aperta una nuova Parrocchia Episcopale a Orvieto (Terni)

 

ORVIETO - Agli inizi di Febbraio il Vescovo Pierre Whalon, la Rev. Susan Skillen e Maria Grazia Rizzo hanno preso un treno per Orvieto per incontrare il Vescovo Cattolico Romano di Orvieto, il padre agostiniano Giovanni Scanavino. Presenti all'incontro c'erano anche il marito della Rev. Susan, il Dr. John Skillen, che è Direttore del programma semestrale del Gordon College di Orvieto, e il suo assistente Alessandro Lardani.

Con Maria Grazia e Alessandro che traducevano, abbiamo avuto un sereno e fruttuoso incontro ecumenico fra i due Vescovi davanti ad un buffet. Il Vescovo Scanavino ci ha accolti caldamente ed ha subito reso chiaro il suo supporto per l'inizio di una parrocchia episcopale di missione ad Orvieto. Dopo l'incontro, a prova del suo reale supporto, ha provveduto all'assegnazione di una cappella per le Sacre Funzioni nel Convento di San Lodovico. Lo spazio messo a disposizione è una sala dell'oratorio, con accesso dalla strada, chiamata "parlatorio". C'è anche una piccola stanza adiacente, utile come sacrestia, c'è un armonium (se solo ci fosse qualcuno a suonarlo!), un altare, una credenza, e cinquanta sedie pieghevoli.

È uno spazio incantevole che le Suore del convento ci hanno generosamente messo a disposizione insieme al materiale contenuto. Il calice, la patena e la pisside sono stati un regalo fatto a Susan dalle suore per la sua ordinazione. La Parrocchia di S. Paolo ha fornito i libri della preghiera comune, gli innali e altre cose necessarie per la Messa, insieme a del materiale d'ufficio e a tanto incoraggiamento.


[fonte: Awakenings - Bollettino mensile della Parrocchia Anglicana di S. Paolo dentro-le-mura in Roma]


Carlo e Camilla: Il Ruolo della Chiesa Anglicana

 

LONDRA - Un ruolo importante nel matrimonio tra il principe Carlo e Camilla Parker Bowles è stato giocato dalla Chiesa anglicana ed in particolare dall'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams e dal suo predecessore, Lord Carey.

Il primate della Chiesa anglicana ha deciso di ritirare le sue obiezioni riguardo le nozze dopo un incontro privato con il principe Carlo ed ora ha accettato di presiedere ad un rito di preghiera al termine del matrimonio civile.

In un comunicato l'arcivescovo ha dichiarato: ''Sono contento che il principe Carlo e la signora Camilla Parker Bowles abbiano deciso di fare questo passo importante. Spero e prego che il matrimonio sarà una fonte di conforto e di forza per loro e per chi è a loro vicino''.

Lo scorso giugno, il suo predecessore, Lord Carey, aveva scritto nella sua biografia che Carlo e Camilla si dovevano sposare. Durante il sinodo generale di cinque anni fa, proprio quando Carey era arcivescovo, i capi della chiesa anglicana avevano in qualche modo aperto la strada alle nozze reali modificando, ma non abbastanza, le regole riguardanti il matrimonio in chiesa tra coppie divorziate.

Secondo le nuove norme tuttavia, Carlo e Camilla dovrebbero dimostrare che l'adulterio non è stato la causa del fallimento dei loro precedenti matrimoni. Questo per loro sarebbe stato un terreno minato e quindi hanno optato per una cerimonia civile che sarà però seguita da un rito di preghiera.

 


 

 

Anglicani progressisti e conservatori ad un bivio

 

 

28 febbraio 2005 - (ve/kipa) Il capo della chiesa anglicana, l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, ha ammesso, in un’intervista concessa alla BBC, che la spaccatura sulla questione omosessuale rischia di diventare permanente nella comunione anglicana mondiale. In particolare la discussione sull’ordinazione di vescovi gay e la benedizione di unioni tra omosessuali costituisce un motivo di profonda divisione.


I primati anglicani di 35 province autonome hanno chiesto che le chiese nordamericane (degli Stati Uniti e del Canada) si ritirino dal Consiglio consultivo anglicano, principale istanza di coordinamento della comunione anglicana mondiale, composta da 78 membri. I nordamericani saranno tuttavia invitati in occasione della riunione del Consiglio consultivo che si svolgerà a Nottingham, in Inghilterra, il prossimo giugno. In quella occasione, ha detto Rowan Williams, statunitensi e canadesi dovranno spiegare “le ragioni che li hanno spinti a compiere i più recenti passi sul terreno del riconoscimento degli omosessuali”.


La divisione tra anglicani conservatori e liberali in materia di omosessualità è ormai pressoché insanabile, ha sostenuto la BBC. I responsabili del Consiglio consultivo anglicano hanno chiesto ai colleghi americani e canadesi, in occasione della riunione della scorsa settimana a Newry, nell’Irlanda del Nord, di ritirarsi per tre anni dal Consiglio e di cercare nel frattempo di risolvere la delicata questione. Il tema dovrebbe poi essere affrontato dalla prossima conferenza di Lambeth, l’assemblea di tutti i vescovi anglicani che si svolge ogni dieci anni e che è prevista per il 2008.


L’ordinazione del vescovo omosessuale americano Gene Robinson, messo a capo della diocesi anglicana dello New Hampshire nel 2003, ha sollevato le proteste di molti anglicani. Il vescovo Frank Griswold, che presiede la Chiesa episcopale (anglicana) americana, ritiene che l’ordinazione di Robinson sia da considerare regolare. In Canada la Chiesa anglicana benedice le unioni tra partners dello stesso sesso.


La prassi statunitense e canadese contraddice una decisione della conferenza di Lambeth che, nel 1998, ha dichiarato le relazioni omosessuali contrarie alle Scritture.
Nell’ottobre del 2004, il Rapporto Windsor, pubblicato da una speciale commissione creata dall’arcivescovo di Canterbury, ha invitato le chiese nordamericane a esprimere il proprio rincrescimento per avere preso delle decisioni unilaterali che feriscono l’intera comunione anglicana. E alcuni primati anglicani hanno chiesto ai nordamericani di proclamare una moratoria sulle benedizioni di coppie omosessuali e sulle ordinazioni di vescovi che vivono relazioni omosessuali.

 


 

 

Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, incontra l'Arcivescovo di Canterbury

 

 

15 Giugno 2004

 

Il primo appuntamento di Chiara Lubich a Londra era avvenuto al Lambeth Palace, ricevuta in udienza dall’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, Primate della Chiesa d'Inghilterra.

Ne ha parlato Chiara Lubich stessa, in una conferenza stampa a Londra:

“L’arcivescovo Williams era particolarmente interessato alla nostra esperienza del dialogo interreligioso. Mi ha chiesto quale era il nostro il segreto. Mi sono richiamata alla Novo Millennio Ineunte, dove il Papa approfondisce il mistero di Gesù che in croce grida: ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato’. Gesù, dopo che ha perduto la madre, i discepoli e la sua stessa vita, ha perso anche il senso dell’unità con il Padre che era tutto per lui. Gesù si è ridotto a nulla. È questo un punto della nostra spiritualità di comunione che ci insegna, di fronte a persone di altre religioni, a essere “niente”, “nulla di amore” per “entrare” in loro, perché - come è stato detto - bisogna “saper entrare nella pelle dell’altro”, sino a capire che cosa significa per loro essere buddisti, musulmani, indù. Ma non si può entrare nell’altro se non si è niente. Allora la figura di Gesù abbandonato è il modello”.

“Poi abbiamo parlato di molti altri argomenti: del movimento ecumenico; dell’impegno che ci siamo assunti - insieme a molti altri movimenti cattolici, anglicani, evangelici e ortodossi - di contribuire a realizzare un'Europa dello Spirito. Questo ha suscitato in lui vivo interesse, essendo lui teologo”.

“Sono rimasto molto colpito dalla ‘qualità’ del rapporto tra Chiara e l’Arcivescovo” - ci ha detto Callan Slipper, ministro della Chiesa d'Inghilterra, focolarino, presente all’udienza. “L’arcivescovo aveva un atteggiamento di profonda apertura, l’intelligenza di chi sa ascoltare e apprezzare. Quest’atteggiamento si vedeva dal primo momento, quando, dopo che Chiara ha nominato tutti i vari Primati della Chiesa d’Inghilterra che ha conosciuto, ha detto scherzosamente: ‘Allora, lei conosce la Chiesa d’Inghilterra meglio di me!’. Poi, informato degli appuntamenti pubblici in programma, affermava che quanto si sarebbe verificato in questi giorni capita proprio al momento giusto, perché – ha detto - “ne abbiamo tanto bisogno sia come nazione che come Chiesa”

La pagina ecumenica, nei rapporti con la Chiesa d'Inghilterra, inizia nel 1961, con l'Arcidiacono Bernard Pawley, che incontra Chiara lubich a Roma. Più tardi alcuni ministri anglicani sono presenti ad un incontro a Grottaferrata (Roma) fra cattolici ed evangelico-luterani. Sono toccati dall'atmosfera suscitata dall’amore reciproco che li fa riconoscere fratelli e sorelle in Cristo. Nel 1966, a Londra, al Lambeth Palace, Chiara incontra per la prima volta il Primate della Chiesa d'Inghilterra, l'allora arcivescovo Michael Ramsey. Le dice: "Vedo la mano di Dio in quest'Opera" e la incoraggia a diffondere la spiritualità del Movimento nella Chiesa d'Inghilterra. In seguito Chiara incontra i successori: Coggan, Runcie e Carey. In Gran Bretagna, il Movimento dei Focolari si è sviluppato tra cattolici, tra anglicani, presbiteriani, metodisti, battisti. A Welwyn Garden City sta nascendo una cittadella ecumenica. È l'unità, cuore della spiritualità dei Focolari, che interessa in particolare gli anglicani.
 

[fonte: Focolare.org]